IL BESTIARIO di Giampaolo Pansa Un mostro chiamato Eternit
Mi sento in colpa per non aver mai scritto una riga sul pericolo dell’amianto e sull’Eternit, l’azienda che lo lavorava. Il cuore dell’Eternit, con lo stabilimento più grande e il vertice della società, stava nella mia città, Casale Monferrato.
Chiamarla fabbrica della morte è poco. A Casale l’Eternit ha già ucciso 1.649 persone. E altre ne ucciderà, perché la gente continua a morire. Ad andarsene c’è pure chi non aveva mai lavorato all’Eternit. La malattia che li ammazza è il mesotelioma pleurico. Dicono che abbia un’incubazione lunga, può durare quarant’anni. Forse io l’ho scampata. Ma a stabilirlo sarà soltanto il Padreterno.
Adesso i giornali si occuperanno di questa strage. Il 6 aprile comincerà a Torino il processo all’Eternit e sarà uno scontro duro. Il pubblico ministero che ha condotto l’inchiesta è un magistrato famoso per l’abilità e il coraggio: Raffaele Guariniello. Bisognerà seguirlo con attenzione. Anche perché riporterà sulla scena una città che è stata importante nella vicenda industriale italiana.
Nel passaggio fra l’Ottocento e il Novecento, nel Monferrato casalese, i ragazzi poveri avevano tre possibilità. La prima era di lavorare nelle cave di marna. Lo facevano in condizioni bestiali. Consumavano la vita sottoterra, senza protezioni, rischiando di morire bruciati dal grisou. Le paghe erano misere. I cavatori rientravano a casa di notte, disfatti, terrei, senza altro orizzonte che ridiscendere nel buio il giorno dopo. “I sepolti vivi” li avrebbe chiamati nel 1913 “La Fiaccola”, il settimanale socialista di Casale. L’abbondanza di ottime marne calcaree, la materia prima della calce e del cemento, regalò alla città il boom dei cementifici. Ecco la seconda occasione di lavoro. All’inizio del 1900 quelle fabbriche erano più di cento. Vista dall’alto della salita di Sant’Anna, Casale offriva un profilo infernale. Una sterminata batteria di ciminiere, affilate come missili, sparava un fumo sempre più denso e acre. I tetti delle case erano bianchi. Nella calura estiva l’aria diventava irrespirabile. Non oso immaginare quale fosse l’ambiente interno ai cementifici.
Nel 1906 spuntò una terza possibilità. Dei genovesi impiantarono a Casale una fabbrica d’avanguardia. Produceva tegole piane fatte di cemento e di amianto, secondo il brevetto di un austriaco. L’invenzione venne chiamata Eternit perché garantiva una durata eterna del prodotto. Dalle tegole si passò alle lastre, poi ai tubi per gli acquedotti e le fognature. E lo sviluppo dell’azienda fu trionfale.
L’Eternit arrivò a occupare 2.400 uomini, ma quelli che ci sono passati pare siano quasi cinquemila. Fu la nostra Fiat. Lavorare all’Eternit era un privilegio. Il posto risultava garantito. Ci lavorò anche il fratello più giovane di mio padre, Francesco Pansa, classe 1901. Operaio a quindici anni. Poi montatore dei grandi tubi, soprattutto in Bassa Italia. Stufo dell’Eternit, emigrò in Argentina, ma dopo due anni ritornò a Casale, sempre all’Eternit. La sua fortuna fu di sposare la tredicesima figlia di un pescatore del Po. Che portò in dote la licenza per aprire un’osteria. Quando lo zio Francesco morì, nessuno si pose il problema se l’avesse ucciso o no l’amianto.
Il mostro dell’Eternit chiuse i battenti nel 1986, per fallimento. Si estendeva su 94 mila metri quadrati, metà dei quali coperti con quel prodotto maledetto. Una bomba nucleare sul fianco destro del Po. Si è poi scoperto che la lavorazione dell’amianto aveva creato una nuova spiaggia lungo il fiume. Aveva un colore bianco brillante. Un grande velo di sposa che nascondeva un numero spaventoso di morti.
Le cifre conosciute dicono che l’Eternit ha ammazzato a Casale 1.649 persone. Suddivise così: 1.020 sono operai e impiegati che avevano lavorato in quella fabbrica, 375 sono le vittime di patologie legate all’amianto e 254 sono donne e uomini che non hanno mai messo piede all’Eternit. È la terza cifra che rende la strage ancora più terribile. Il mesotelioma pleurico ha ucciso a caso gente che si riteneva al sicuro, mai vissuta vicino alla fabbrica e impegnata in altri lavori. Tra i morti c’è pure chi aveva lasciato Casale da giovane, senza più tornarci.
Se la strage è emersa lo si deve soprattutto a un sindacalista e a un giornale. Il primo è Bruno Pesce, dirigente della Cgil e già segretario della Camera del lavoro cittadina, che oggi guida il comitato dei superstiti. Il giornale è “Il Monferrato”, storico bisettimanale di Casale. Diretto da Marco Giorcelli, alla fine del gennaio 2009 ha cominciato a pubblicare gli elenchi di tutte le vittime dell’Eternit. Sono rimasto sconvolto nel leggere, numero dopo numero, quella spaventosa Spoon River. L’anagrafe del cimitero dell’amianto: cognome, nome, data di nascita, data di morte.
È un elenco che andrà aggiornato. A Casale l’Eternit continua a uccidere, al ritmo di venti, venticinque persone all’anno. L’ultima vittima è di qualche settimana fa. Si chiamava Alberto Sartor, 70 anni, un imprenditore che da geometra aveva lavorato all’Eternit. La malattia gli era stata diagnosticata quindici mesi prima. Immagino che anche lui sia morto fra molte sofferenze. Per dirla in soldoni, il mesotelioma ti soffoca. È il cappio di un boia che si stringe attorno al collo, giorno dopo giorno.
Al processo ci saranno più di cinquemila parti civili. Non vorrei essere nei panni dei due signori sul banco degli imputati. Un barone belga e un riccone svizzero. Il mostro dell’Eternit non gli costerà come il ponte di Messina, ma siamo lì.
lunedì, 9 marzo 2009
commenti dei lettori
10 commenti presenti
LUIGI VAIRA
11 mar 2009 12:36
Il problema dell'amianto è qualcosa che mi sta a cuore da sempre. Ho avuto a che fare con la micidiale sostanza per lavoro, dal 1987 al 1992. E' passato tanto tempo ma il pensiero non mi lascia mai. Il tutto è scaturito nella voglia di fare qualcosa, di portare a conoscenza quanta più gente possibile del problema. Ne è nato un racconto, sfociato in un blog su libero prima, ed in un libro oggi disponibile on line, i cui proventi andranno tutti alla ricerca sul cancro.
Se le fa piacere, vorrei inviarle una copia del testo, mi pare di capire lei stia raccogliendo materiale sull'argomento. Se vorrà inoltre dare uno sguardo al blog, le lascio qui il link:
http://blog.libero.it/NEMICOBLU/?nocache=1236761175
Grazie per quanto sta facendo per sollevare l'attenzione sul problema che, purtroppo, non è mai abbastanza.
Luigi Vaira - Sommariva del Bosco (Cn)
Aloisio Felsineo
11 mar 2009 08:01
Tempo fa in TV Satellitare, ho assistito ad una trasmissione improntata sulle vicissitudini della popolazione di Casale Monferrato con filmati d'epoca ed interviste ad ex lavoratori e parenti di coloro che lavorarono alla Eternit: cose da far rabbrividire! Sicuramente a quei tempi la pericolosità dell' Asbesto non era conosciuta come ai giorni nostri: l' Amianto è un minerale subdolo ed i danni da inalazione si sono rivelati con il trascorrere del tempo e con l' aumento della percentale degli ammalati di mesotelioma pleurico. 1649 morti, solo a Casale M., non sono certo pochi anche considerando l' aggressività, la dolorosità e l'invalidità subìta dai dipendenti (e non solo) della fabbrica: una vera tragedia! Ora sembra che siamo giunti alla resa dei conti, ma conoscendo la "giustizia" italiana, le cose andranno avanti ancora per decenni, tra vergognosi tira e molla, con diatribe legali e rimandi dei testi: insomma la solita "burlesque" italiota! Mentre il risarcimento dei danni andrà per le lunghe, altre persone forse lascieranno questa terra, dove ancora l' Eternit ne copre ampia superficie. La bonifica di queste coperture o di questi pannelli isolanti è di là da venire, specialemente nelle zone meridionali.
Valerio
11 mar 2009 00:35
Caro Pansa, si sente in colpa per non aver mai scritto dell'amianto killer? Fa sempre in tempo a scrivere degli inceneritori e del nucleare. Faranno altrettanti morti. Grazie alla complicità di altrettanti giornalisti venduti.
Fortza Paris
10 mar 2009 17:24
grigio, chi ti conosce e chi ti caga, in sardo ma kie sese? Ma ti pozzu toccai?
Conosco la storia dell'eternit, in Sardegna abbiamo avuto la nostra piccola Casale, un ditta sarda la Sardit trattava anch'essa amianto. In Sardegna i derivati dell'amianto sono molto diffusi: coperture, tubazioni, vagoni ferroviari, ed è molta diffusa la malattia associata: mesioteloma della pleure, ha ucciso parecchi operai. purtroppo finora le bonifiche sono state poche, spesso chi toglie l'amianto dai tetti, lo butta in campagna, così avvelenano il territorio. Bisognerebbe entrare in ogni casa per spiegare che cosa fa l'amianto.
antoniop
10 mar 2009 00:17
Pensi invece agli studiosi che hanno "benedetto ,negli anni 60-70, il cemento amianto come il "migliore materiale" da costruzione e fin ad ora non hanno sentito il dovere di chiedere scusa e di pagare l'ONTA del rinnegare le parole allora dette!!!
Allora facevo concorrenza a quel materiale col famoso"MOPLEN"
Alessandro Stramondo
09 mar 2009 22:04
Non è mai abbastanza la denuncia dei disastri provocati dall'amianto. Sebbene in Italia ne sia stato bandito l'uso dal 1992, ancora oggi si contano circa 4 mila morti l'anno a causa delle malattie da esso provocate e la cifra è destinata a salire per altri dieci o quindici anni. In Sicilia (vedere www.maccarrone.da.ru), la bonifica delle aree inquinate dal solo stabilimento di Targia (Siracusa) -ossia dell' area industriale, della striscia costiera e dell'area marina- costerà più di 20,5 milioni di euro, senza contare la rovina della confinante area archeologica di Stentinello. Bene ha fatto Pansa a riprendere l'argomento, di cui poco si parla, forse per rigetto psicologico.
serghievich
09 mar 2009 20:03
Terrificante e senza retorica, non ce n'è bisogno, il resoconto di Pansa. C'è da riflettere sulle grandi scoperte scientifiche, o pseudo tali, che destano, all'inizio, tante speranze e tanti consensi, per poi rivelarsi terribili trappole per i fragili esseri umani. L'Eternit, negli anni sessanta, veniva magnificato per il basso costo, che consentiva anche ai meno abbienti di coprirsi le case e le stalle. Ma i due imputati,il barone e il riccone, sapevano? Quanto e quando avevano saputo? Che terribile cosa può essere il progresso dell'umanità..
valerio
09 mar 2009 17:55
Finalmente è tornata quella penna che conta fatti tragici, che denuncia e fa riflettere e scrorre tra cose umane e personali e resta nella memoria del giorno e del convincimento. Altra cosa e la vis polemica che spesso affligge lo scrittore e i suoi seguaci, mi pare una robetta incomparabile col senso che vien fuori da queste righe e mi pare pure ingiusto a pro del "parolaio rosso" che sempre a quella parte di lavoratori morti omai si è riferito... una preghiera si lasci il gusto della facile invettiva e ci racconti... ci racconti
claudio
09 mar 2009 16:31
Sig. Pansa vuole sapere quale sara' la prossima ETERNIT?Saranno gli inceneritori,adesso hanno arrestato i dirigenti e operai di Colleferro,ma vedra' che se faranno le indagini anche su gli altri sara'un dramma per i cittadini che ci abitano vicino.Noi in compenso abbiamo un pazzo che ne vuol fare 3o4 uno glielo farei ad arcore.
Grigio
08 mar 2009 11:10
Si attende un commento astioso e sprezzante del signor FORTZA PARIS, che non perde occasione di attaccare ed insultare Pansa, non solo quando scrive il suo Bestiario settimanale, ma in ogni occasione, sia che si parli del costo dell'insalata che dei massimi sistemi. Credo di non essere il solo forumista curioso di sapere il perché. Forse tutto deriva da un rancore privato, ed allora il riserbo è d'obbligo. Ma se sottendono motivi politici, non sarebbe improprio conoscerli. Se infine si trattasse di un riflesso condizionato senza motivazioni, non resterebbe che ricordare al signor FORTZA PARIS che la psichiatria è in grado, se lui lo vuole, di prestargli aiuto.
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