Dalle colonne del Messaggero, Romano Prodi ha commentato i dati del Dpef mettendone in evidenza un dato particolarmente «sorprendente». Per l’ex presidente del Consiglio, nelle pieghe del bilancio dello Stato si nasconde un’«incontrollata crescita delle spese primarie». Si tratta di una voce che crescerà nel 2009, al netto degli interessi, da 635 a 660 miliardi di euro. Un balzo di 25 miliardi, di oltre il quattro per cento in termini assoluti e di tre punti in riferimento al prodotto interno lordo (l’incidenza passa dal 40,4 al 43,4%).
Un boom sul quale anche Mario Draghi ha posto l’accento nell’audizione sul Dpef, sottolineando che si tratta di un «massimo storico, superiore di 6 punti percentuali ai valori registrati alla fine degli anni novanta». Contribuirà, dopo 18 anni, a un disavanzo primario del 0,4 per cento del Pil. Per la prima volta dai tempi della Prima Repubblica il termometro che segnala la salute dei conti pubblici, che misura entrate e uscite al netto degli interessi, segnala febbre. E «meno di un quarto» dell’incremento della spesa attesa per l’anno in corso è riconducibile agli impegni anti-crisi, cioè agli ammortizzatori sociali e alle misure di sostegno all’economia. Come si giustifica dunque questo balzo della spesa pubblica? Osservando le tabelle, confrontandole con il Dpef dello scorso anno, è chiaro che tutte le voci di spesa crescono, ma che ce n'è qualcuna fuori controllo, come la spesa per consumi intermedi. Stanno vertiginosamente aumentando le spese correnti che i ministeri, ma anche le Regioni e gli enti locali affrontano per gli acquisti di beni e servizi. Una spesa che include uno spettro di voci che va dalle risme di carta, ai medicinali, alle consulenze. L'anno scorso, l'esecutivo prevedeva una spesa di 127 miliardi per questo capitolo di spesa, nell'ultimo Dpef ha corretto questa voce all'insù di ben sei miliardi, a 133 miliardi di euro. Un'altra voce che sta pesando più del previsto e che non era prevista un anno fa è un riflesso diretto della crisi: è la voce “altre prestazioni sociali” che racchiude i quattro miliardi preventivati per gli ammortizzatori sociali nel 2009.
Tuttavia, anche se ci si attiene puramente agli aumenti stimati quest'anno, è evidente che si tratta di percentuali spropositate, sia rispetto all'andamento del Pil degli ultimi anni, sia a un'economia in caduta del 5%. La spesa sanitaria aumenta del 3,8%, le pensioni del 4,2%, i consumi intermedi del 3,6%.
Complessivamente, la spesa corrente al netto degli interessi fa un balzo del 4,1%. Dinamiche che stanno spingendo anche il fabbisogno, che a fine anno, nelle stesse previsioni del governo, schizzerà al 6,1% del Pil. È vero che il deficit risponde a parametri europei diversi e il governo lo stima al 5,2%. Ma è il fabbisogno a spingere direttamente il debito pubblico e quest'anno è preventivato a 93 miliardi di euro. Meno male che i tassi di interesse sono ai minimi storici. Infine, va considerato anche che la tendenza all’aumento della spesa proseguirà incontrastata anche nei prossimi anni. E sembra solo affievolirsi nel rapporto al Pil, grazie alla ripresa che il governo comincia a intravedere già dall’anno prossimo (Bankitalia dà invece il Pil ancora piatto nel 2010). Secondo Draghi il raggiungimento dell’obiettivo del deficit al 2,4% nel 2013 «richiede che le spese correnti primarie si riducano in termini reali di circa l’un per cento all’anno nel periodo 2010-2013». Poicé dal 1999 a oggi la spesa primaria corrente è aumentata in media del 2,1% all’anno, con governi di qualsiasi colore, se si vuole raggiungere quel target «senza intervenire sulle prestazioni sociali - conclude il governatore - le altre primarie correnti dovrebbero ridursi in termini reali di circa il 3 per cento in media all'anno». Per ora, un'utopia.
venerdì, 24 luglio 2009
commenti dei lettori
2 commenti presenti
amilcare
24 lug 2009 16:01
Romano Prodi chi? Ah quello tassa e spendi!
mauro1
24 lug 2009 15:18
Posto che le entrate sono più o meno stabili o in diminuzione, quello che aumenta è la spesa corrente perchè, per esempio, se le scuole ricevono meno soldi per le supplenze, ma poi bisogn comunque chiamare un supplente perchè non c'è gente che controlla gli alunni, allora il bilancio dello Stato è "falsato", in quanto si prevedono spese che in realtà sono maggiori.
Idem per quanto riguarda la "regolarizzazione " de precari. Parlo della scuola, dove lavoro: finchè si assumono i precari con nomine annuali, gli stipendi vengono pagati per tutta la durata della nomina, con lo stipendio INIZIALE. Quando ci sono le immissioni in ruolo, tutti gli anni lavorati precedentemente, servono a far SALIRE lo stipendio. La stessa persona, di colpa, costa allo Stato molto di più. Per carità, è giusto. Ma i conti poi non tornano. E via così.
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