venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:29

Prima pagina

«Abbiamo sbagliato. Una sinistra liberale da noi è impossibile»
di Alessandro Da Rold

Nicola Rossi. Il senatore Pd è critico sul passato, «Per anni abbiamo infastidito il nostro elettorato», e amaro sul futuro: «Ora la domanda è dove andrà chi come me ha creduto in tutto questo?».

«Romano Prodi spiega puntualmente i problemi culturali della sinistra italiana. Io stesso riconosco di aver commesso questo errore. È assodato: la sinistra italiana ha una cultura impermeabile ai principi liberali. Risulta quindi del tutto ininfluente chi sarà il futuro segretario del Partito democratico. Soffrirà degli stessi problemi di Prodi, perché il centrosinistra, il Pd in primis, non ha mai voluto riempire questo vuoto culturale». Così Nicola Rossi, senatore del Pd e professore di Economia all’Università di Roma, in merito all’articolo scritto dall’ex premier sul Messaggero alla vigilia di Ferragosto.

Senatore Rossi come giudica le parole di Prodi, condivide questa critica alla scelta di una parte della sinistra a metà deglianni 90 di appoggiare l’ormai nota “terza via di Tony Blair”?
Il nostro è stato un tentativo del tutto inutile. Abbiamo commesso un errore. Pensare che questo tipo di cultura si potesse adottare in Italia è stata una speranza mal posta. Da noi una sinistra liberale non era possibile, come lo è ancora meno oggi. Aveva ragione chi ci criticava. Anche se dalla gran parte dei dirigenti che hanno appoggiato queste idee c’è stato più un approccio tattico che strategico. Nessuno ha mai posto realmente il problema.

Il suo giudizio è quindi favorevole.
Prodi ci spiega il perché è stato lui per più di 10 anni il leader del centrosinistra. È stato il simbolo delle difficoltà della sinistra a confrontarsi su temi come l’innovazione o lo sviluppo economico.

Il suo collega Michele Salvati si definisce «un peccatore non pentito».
Io stesso lo sono, ma faccio un ragionamento ulteriore. Le parole di Prodi dovrebbero essere utili a tutti, non solo a chi ha appoggiato questa via, soprattutto in vista del congresso del Pd. Per anni abbiamo infastidito il nostro elettorato perdendone una buona parte.

Secondo lei l’intervento di Prodi è casuale proprio in un momento così critico per il Pd? E perché ha avuto così poca risonanza?
A questo non so risponderle. Non lo so. Mi pare però evidente l’invito al Pd a cercare una forma definita, compiuta, che non troverà mai.

Nessuna speranza?
Assolutamente nessuna. Non lo farà perché non lo vuole fare. La sua cultura è sbarrata a ogni possibilità. Lo stesso “grande Liberalizzatore” (Pierluigi Bersani, ndr) dovrebbe farsi qualche domanda a riguardo.

Ritornando all’articolo di Prodi cos’altro l’ha colpita?
Centra le difficoltà di rapporto del centrosinistra con il suo elettorato. A metà degli anni 90 (governo D’Alema, ndr) c’è stata l’illusione di espanderci. La sinistra raccoglieva un 25% dei voti, mentre esisteva un 50% di potenziali elettori. Oggi elettori reali e potenziali hanno la stessa percentuale.

E l’Ulivo mondiale?
Non scherziamo…

Forse, invece di parlare di Ulivo mondiale, la sinistra avrebbe dovuto affrontare temi come la questione meridionale o settentrionale?
Ma come può una forza politica che ha contribuito con i propri dirigenti alla rappresentazione della questione meridionale, e per converso della questione settentrionale, a trattare questi argomenti? È impossibile.

Si aprono le porte magari per una nuova sinistra, è forse il momento, come scrive Piero Sansonetti, di rifondare un centrosinistra?
Qualsiasi cosa accada, nel caso si aprano nuove alleanze, un nuovo movimento politico di sinistra soffrirà di queste ultime, perché saranno loro a dettare la linea culturale all’interno della coalizione.

Quindi?
Mi viene in mente una frase di D’Alema detta durante una trasmissione televisiva a metà degli anni 90. “La sinistra dovrebbe smettere di attaccare i manifesti o organizzare feste, dovrebbe pensare a governare”. Ecco, io credo che ancora adesso alla sinistra importi più di organizzare feste e attaccare manifesti.

Dal congresso di ottobre del Pd potrà uscire qualcosa di nuovo?
La scelta su chi sarà il nuovo segretario del Pd è del tutto ininfluente. Non cambierà le cose. Lo ripeto: il problema è la cultura stessa del Pd. La domanda che dovrebbe pormi ora è dove finiranno coloro che hanno creduto in tutto questo.

Gliela pongo, che fine farete?
A questo non so risponderle nell’immediato. È la prossima sfida. È certo che a breve si dovrà aprire un dibattito in tal senso.

lunedì, 24 agosto 2009

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commenti dei lettori

32 commenti presenti

paolo ottoboni

25 ago 2009 20:00

Liberali di sinistra, in Europa, ci sono solo in Inghilterra, con il partito che si difende bene da laboristi e conservatori nonostante la legge elettorale distorsiva. Gli altri liberali europei sono tutti di centro o di destra. Se chi sente liberale di sinistra in Italia vuole affermare le proprie idee, anzichè piangere e pretendere che altri facciano i liberali, potrebbero fare un proprio partito e vedere quanto consenso ricevono.

EA

25 ago 2009 18:29

"La sinistra italiana ha una cultura impermeabile ai principi liberali." Ipse dixit. E' questo il vero ed unico problema; tutto il resto è silenzio.

Maurizio F.

25 ago 2009 15:35

Perfetto. Nicola Rossi dimostra, con candido spirito autocritico, esattamente qual è il problema principale. Quelli come lui. Che per dieci anni hanno pontificato, nominati e mai eletti, altro che i tanto vituperati vecchi dirigenti (che almeno campagne elettorali,riunioni, congressi e feste dovevano farsele). E ora tanto per cambiare viene dire che non c'è speranza. Però un effetto lo può provocare. Oggi sono più fiducioso. Lo scontro non è mai stato tra vecchio e nuovo. Ma tra giusto e sbagliato. Siccome oltre ad avere sbagliato ora pure lo ammetti ti prego, Rossi: zitto e fermo per tre giri. Grazie

osvaldo fc

25 ago 2009 14:18

Sono d'accordo con Bruno Pierozzi - Cosa aspettate ancora??? questa è la vera causa!!! Osvaldo fc

lupimor@gmail.com

25 ago 2009 14:15

Caro Direttore. Il tormento esistenziale della sinistra italiana nasce da quando i diktat di Mosca - le ventuno condizioni - imposero che nascesse "la sezione italiana della III Internazionale" e, tra l'altro, che si abbandonasse la dizione "socialista" per assumere quella di "comunista". Nacque il Pcd'I. Nacque perché i compagni moscoviti non sopportavano che un Partito Socialista non si impegnasse, anema e core, per la rivoluzione proletaria, e affidavano questo compito alla neonata formazione politica. Ma, la nemesi dei ricorsi, fuori tempo massimo. Il riformismo di Turati era visto come una collaborazione con la borghesia, cioè un tradimento. Questa impostazione dottrinaria riecheggia, ancor oggi, nelle parole di Ferrero, di Diliberto, di Ferrando, di Turigliatto ed affini. La sinistra , quella che aspira a governare, ha fatto della collaborazione con la borghesia economica, confindustriale, finanziaria, sindacale, editoriale, intellettuale, culturale il motivo ricorrente della sua azione politica dagli anni 90 in poi. Allora siamo in pieno "riformismo", si potrebbe dire. No! Perché, per lotte di potere interne, molti e influenti soggetti, pretendevano di avere uno spazio di manovra proprio e lo facevano sabotando o rendendo inefficaci i momenti di riformismo che accennavano a manifestarsi nei fatti. (Bersani docet) Troppe situazioni di vantaggio e di rendita di posizione si alimentano ancora con la pratica della demonizzazione del socialismo riformista. Se il Congresso del PD non riuscirà ad eliminare o perlomeno ad armonizzare queste diversità di fondo, non produrrà niente di nuovo. A parte il solito blb..bla.., che come nota Nicola Rossi :< Per anni abbiamo infastidito il nostro elettorato perdendone una buona parte>. Ancora in attesa che l'anagrafe compia il suo cammino? Cordiali saluti Moreno Lupi

D'accordo con Bruno Pierozzi

25 ago 2009 13:28

Completamente d'accordo con te.!Il fatto è che noi siamo di un'altra pasta culturale e siamo in grado di fare l'unica analisi vera,scientifica,di tipo marxiano..Gli ex PCI e la cosiddetta sinistra democristiana sono invece forgiati con la stessa matrice ideologica e quindi culturalmente incapaci di fare quel tipo analisi che anche in Italia è diventata analisi storica.Gli ex PCI e sinistra DC dicono che l'Italia,per la presenza della Chiesa cattolica e del Vaticano,è paese diverso dagli altri e come tale per essa rivendicano una sinistra e centrosinistra di tipo togliattiano-dossettiano.Questi sono i risultati!!!Mai riusciranno ad essere maggioranza finchè contano i voti in democrazia!!!!Ma in quale altro paese del mondo i vescovi parlerebbero di "bieco illuminismo"????

Bruno Pierozzi

25 ago 2009 12:27

Per i tanti che intervengonoe si sentono offesi dalle critiche agli ex PCI ripeto: la vera questione è la QUESTIONE SOCIALISTA. Il PD è un esperimento fallito, si prenda atto che non ha prodotto un partito riformista innovativo, ma soltanto un gruppo di potere (in lotta permanente per la ledership) nato dalla mediazione tra ex dirigenti cattolici ed ex comunisti. Per fare le riforme in Italia ci vuole un vero PARTITO SOCIALISTA., laico, liberale, libertario, fatevene una ragione.

wwd

25 ago 2009 12:02

Il problema vero - e del tutto indipendente da cosa è o cosa sarà il PD da grande - è che questo paese corporativo ha un bisogno naturale ed atavico di adorare un CAPO....(gli esempi sono tanti nella storia italica ..) ovviamente finchè vince lo seguirà poi si vedrà ................

gabriele

25 ago 2009 11:01

Vorrei capire cosa significano per Nicola Rossi i termini "sinistra liberale" e "riformismo". Prodi nel suo articolo su Il Messaggero spiega che il centro-sinistra ha sbagliato impostazione e poliica su temi come la diseguaglianza sociale, diritti dei cittadini, pace e guerra essendo succube della cultura neoliberista. Nicola Rossi condivide questo giudizio? Come si fa a sposare acriticamente l'ideologia "mercatista" e non comprendere che essa "registra" la diseguaglianza sociale (Ichino)? Nicola Rossi è d'accordo nello stabilire per legge un tetto agli stipendi dei dirigenti statali e dei funzionari pubblici? Secondo : Nicola Rossi che si proclama riformista ha combattuto il nepotismo che dilaga nell'Università dove lavora? Sa che nelle università si organizzano concorsi falsi dove si sa già chi sarà il vincitore? Che cosa ha fatto per contrastare questo fenomeno? Ha mai levata alta la sua voce contro questa inaccettabile pratica? Qui non valgono discorsi astratti e fumosi c'è il problema del coraggio degli uomini e delle donne di questo paese di battersi per le proprie idee.

daniele

25 ago 2009 10:29

Dai commenti sotto si capisce il perchè in Italia il leader è Berlusconi; tutti slogan e scicchezze; ancora che parlate di comunisti ex PCI ecc...; addirittura ce ne è uno che attribuisce le colpe della situazione italiana al PCI ,quando il paese è stato sempre storicamente di centro, governato più o meno sempre dagli stessi personaggi che ci governano oggi ( Berlusconi è stato per anni in affari con quella classe politica); il problema dell'Italia è che non ha mai avuto una maggioranza riformista in grado di fare quelle riforme necessarie per cambiarlo; anche il governo Prodi purtroppo è stato frenato dai veti di piccoli partiti, che ne hanno frenato lo slancio riformista; poi si vi fa piacere parlare di comunismo ecc... fatelo pure ma continuerete solo a dire schiocchezze senza senso; chissà forse nel 2040 parlerete ancora di comunismo

Mario

25 ago 2009 10:08

Gentile Senatore, chieda lumi al suo collega Bocchino, in riconoscenza dell'aiuto e dei suggerimenti prestatogli in televisione. Quello non era un errore, ma una mentalità e niente affatto liberale, ma inquinata politicamente. Ecco perchè la gente di sinistra non Vi crede più. Anche se continuerò a votarVi con tanta, tanta speranza che persone come Lei si facciano da parte. Con i migliori saluti

Bruno Pierozzi

25 ago 2009 09:32

L'intervista a Nicola Rossi mette in luce come la sinistra di provenienza ex comunista non sia ancora riuscita a fare definitivamente i conti con il proprio passato. Quando Rossi afferma che la sinistra italiana non potrà mai essere liberale, dice soltanto una mezza verità, o meglio una mezza bugia. Infatti la sinistra socialista - l'unica realmente roformatrice - aveva intrapreso la strada auspicata da Rossi dal 1976 attraverso la segreteria di Bettino Craxi, purtroppo i noti eventi hanno bloccato quel percorso con la crisi dovuta ai fatti di tangentopoli dei primi anni '90. Il vero problema della mancata evoluzione riformatrice della sinistra italiana ha origine nella cultura politica del PCI, partito nato per fare la rivoluzione proletaria e che invece si trasformò in un partito moderato, che per oltre 40 anni navigò sul filo della ambiguità, senza mai affermare pienamente il fallimento del comunismo e senza mai affermare il primato del riformismo. Questa ambiguità continua ancora oggi nel PD che non vuole fare i conti con il riformismo socialista, ma continua in quella politica ambigua da cui sorse il "compromesso storico". Sarebbe ora per gli ex comunisti di fare i conti con il proprio passato in modo netto, ammettendo che il socialismo riformista è ancora oggi l'unica vera alternativa al liberismo e al capitalismo della globalizzazione neocolonialista. Caro Rossi, la sinistra socialista è riformista e liberale basta soltanto ammettere con chiarezza di essere socialisti, una volta per tutte.

giuseppe faricella

25 ago 2009 08:38

E' tutto un bla bla bla. L'unica cosa che doveva fare il csx tra il 1996 e il 2001 era scardinare l'assetto dell'industria della televisione (e del consenso). Il liberismo è uno slogan e un'utopia (fondata sull'assunto che il consumatore medio sia perfettamente informato e razionale!?). Per quanto riguarda il liberalismo (inteso come teoria dello "Stato minimo"), beh, mi sembra che sia stata la Storia - già dai primi decenni del '900 -a metterlo da parte, inaugurando un processo che sarà ancora in corso per i prossimi secoli. Una cultura per la sinistra prossima ventura? Non è così difficile: cristianesimo, libertà limitata da fratellanza e uguaglianza, lavoro dipendente, Stato sociale (ovvero l'assassino delle utopie elitarie liberali), emancipazione dell'individuo e delle collettività attraverso una sempre maggiore conoscenza. Il resto verrà da sé. PS: ve lo immaginavate alemanno che difendeva gli omosessuali?? Eh, i progressisti potranno pure perdere le elezioni, ma alla fine vincono sempre...

Piero2

25 ago 2009 07:58

Caro Aldebrando: "chi fa politica deve incontrare le persone a casa, sul posto di lavoro, al bar, ovunque ricostruire la fiducia parlando con la gente". Ma parlare di cosa? Di Dalema, delle veline o della giunta di Bari? Ci manca altro che queste facce di ...., oltre che sui giornali, in radio e in televisione, ci rompano le scatole anche "a casa, sul posto di lavoro, al bar, ovunque". Cordialmente.

herbert

25 ago 2009 06:42

Come fa, la sinistra liberale. Sarebbe come dire, con la lasagna bevo un cappuccino.Egregio senatore, qualunque idea venga alla sinistra, questa gia esiste altrove. Il liberare e`l`esatto contrario del comunismo, con l`aggravante che quest`ultimo non porta benessere.

giuseppe guastella

25 ago 2009 01:28

Eg. Prof. INCHINO, stava per commuovermi l´art di G. Pansa che tormentato dal dilemma "essere o non essere " fesso ,confessa di adaggiarsi al sogno della rivoluzione culturale in corso : La caccia agli evasori del ministro Tremonti ,quando ho volto lo sguardo all´art. di E. Morando che ci spiega perché gli italiani non votano PD. Berlusconi avrebbe "interpretato la crisi italiana dopo l´89 meglio del centro sinistra". Lei invece scrive :"È assodato: la sinistra italiana ha una cultura impermeabile ai principi liberali" . Perdoni la mia confusione ,ma non capisco. Potrebbe spiegarmi Lei quali sono i principi liberali che ha interpretato il potente consulente,ministro dei governi del potente presidente nemico dei paradisi fiscali? In attesa di un suo chiarimento resto dell´idea che l´art. del prof. R. Prodi niente abbia a che fare con la sintesi che Lei ne ha fatto,ed aggiungo, per tranquillizzare G. Pansa, che gli stati liberali non dispongono di denaro e ne siamo tutti contenti.Tanto contenti,a destra come a sinista,che nessuno si chiede come mai le banche,tutte private,mentre custodiscono il malloppo nero,finanziano il debito pubblico degli Stati e falliscono pure! grazie.

cavallo

24 ago 2009 23:52

sono daccordo con il senatore , è una cultura che fa sempre carachiri

Paolo

24 ago 2009 21:55

Siamo arrivati in fondo? Non credo. Fin tanto che i rappresentanti comunisti saranno nel partito, anche se dicessero di votare PDL non li voterebbe la maggioranza dei cittadini italiani. Ora escono le lacrime del coccodrillo, e a chi importa? A nessuno. Avete contribuito a distruggere l'Italia che lavora, di chi rischia di suo per idee diverse, affossando il MERITO. Non il più bravo ma il più raccomandato. Il più bravo evade le tasse è una spregevole caricatura. Non paghiamo chi da di più, ma tutti uguale. Mi permetto qui di ricordare la storia di mio padre un operaio che è andato in pensione dopo 35 anni di servizio, e tre giorni di malattia per infortunio sul lavoro in tutto. Andò a lavorare con il dito rotto- frutto dell'infortunio citato- firmando per rientrare in servizio con la mano ingessata. Faceva il "pontista" in piattaforma cioè con le mani, una ingessata, spingeva i tubi, per la ricerca petrolifera , da trenta metri di altezza per fare il suo dovere. Queste persone sono state e vengono trattate come i "fancazzisti" comuni di pari grado di lavoro: uguale salario, uguale pensione. Questo avete predicato; questo avete fatto. VERGOGNA.

Paolo

24 ago 2009 21:50

Siamo arrivati in fondo? Non credo. Fin tanto che i rappresentanti comunisti saranno nel partito, anche se dicessero di votare PDL non li voterebbe la maggioranza dei cittadini italiani. Ora escono le lacrime del coccodrillo, e a chi importa? A nessuno. Avete contribuito a distruggere l'Italia che lavora, di chi rischia di suo per idee diverse, affossando il MERITO. Non il più bravo ma il più raccomandato. Il più bravo evade le tasse è una spregevole caricatura. Non paghiamo chi da di più, ma tutti uguale. Mi permetto qui di ricordare la storia di mio padre un operaio che è andato in pensione dopo 35 anni di servizio, e tre giorni di malattia per infortunio sul lavoro in tutto. Andò a lavorare con il dito rotto- frutto dell'infortunio citato- firmando per rientrare in servizio con la mano ingessata. Faceva il "pontista" in piattaforma cioè con le mani, una ingessata, spingeva i tubi, per la ricerca petrolifera , da trenta metri di altezza per fare il suo dovere. Queste persone sono state e vengono trattate come i "fancazzisti" comuni di pari grado di lavoro: uguale salario, uguale pensione. Questo avete predicato; questo avete fatto. VERGOGNA.

aldebrando

24 ago 2009 20:01

Condivido le preoccupazioni del senatore,la ricetta tornare alle origini,chi fa politica deve incontrare le persone a casa, sul posto di lavoro, al bar, ovunque ricostruire la fiducia parlando con la gente. Il volontariato politico è l'arma vincente che consente di amare e soffrire con il popolo.

aldo

24 ago 2009 19:10

Geniale Prodi, rilanciare le tasse e lo statalismo, proprio quello che serve al paese per rilanciarsi. Rossi ha ragione, il problema è l'elettorato di riferimento di sinistra, per loro il liberismo è un nemico da combattere. Mi dispiace per i radicali che hanno creduto che qualcosa potesse cambiare, del resto chi vive sperando... Rossi faccia come me, smetta di votare centrosinistra.

Giorgio

24 ago 2009 16:48

Lei si domanda dove andrà lei ? Bé vada a lavorare

effepi

24 ago 2009 16:46

I toni aggressivi e talvolta maleducati andrebbero sempre evitati; tuttavia mi chiedo a cosa serva dare tanto spazio a una persona così rassegnata. La democrazia ha tempi lunghi: non è meglio dare spazio a chi ha voglia di battersi per delle idee nuove ?

Massimo Bartoloni

24 ago 2009 16:37

La sinistra ha saputo essere maggioritaria e rispettata in una determinata zona del paese.Oggi è vero tutto è cambiato, io come Lei non ho certezze vedo solo tanta pochezza e molta amarezza. Quello che è arrendevole è constatare il non sentirsi più "vicini"

Massimo Bartoloni

24 ago 2009 16:37

La sinistra ha saputo essere maggioritaria e rispettata in una determinata zona del paese.Oggi è vero tutto è cambiato, io come Lei non ho certezze vedo solo tanta pochezza e molta amarezza. Quello che è arrendevole è constatare il non sentirsi più "vicini"

maria

24 ago 2009 15:49

FRANCESCO BELFIORE ha ragione, tutte le ragioni del mondo. per anni il pc,pds,pd ci ha ingannati sempre nascondendosi dietro ideali rivelatesi falsi, come falsi si sono rivelati gli uomini che li proponevano!! è vero che prodi è stato il leader del nulla, l'utile idiota messo li dall'ex pc come specchietto delle allodole che lo hanno votato con l'illusione di votare il cattolico adulto. gli italiani anche tardi lo hanno capito e ci hanno voltato la schiena quindi è inutile sperare che chiunque vinca ad ottobre non porterà nessun cambiamento, l'attuale sinistra dovrà fare scelte molto coraggiose se non vorrà morire all'opposizione.

maria 2

24 ago 2009 15:02

Parole sante, senatore, peccato che lei per primo le dica adesso accomodato sul suo scranno da senatore con pensione assicurata, grazie al buon silvio che assicurerà la legislatura completa. le cose che lei sembra aver capito solo adesso la maggior parte di noi elettori le abbiamo capito molto tempo fa e voi ve ne siete strafregati come sempre ed ora fate finta di piangere sul latte versato in tutti questi anni durante i quali il partito ha continuato a perdere voti e credibilità lei dov'era? vi siete persi dietro le escort di silvio credendo di riacquistare voti, prendendoci per fessi ancora una volta, invece di fare un bell'esame di coscienza ci avete gettato fumo negli occhi ed ora piangete.

Xpietro ancona ed altri 2

24 ago 2009 14:51

Pietro Ancona ed altri "duri e puri",che non hanno mai digerito la squallida fine degli stati in cui la loro ideologia di riferimento,aveva governato senza opposizione,avendo dalla sua il partito,l'esercito,il sindacato,la padronanza delle materie prime etc,etc,continuano nella loro instancabile celebrazione della loro ideologia seminatrice di morti e fame in tutto il mondo.E quel che è "bello"continuano come se non fosse successo niente.Allora la questione è una e cioè:o questi rimpiangono una ideologia che ha distrutto ed affamato tutti gli altri ed invece arricchito solo i suddetti,oppure trattasi di persone eternamente prigioniere del loro guscio e perennemente prigioniere di ricordi,idealità.miti,riti etc.Cetamente che il comunismo era ed è una cosa seria e rispettabile e però è altrettanto vero e constatato che,laddove è diventato governo ,è stata la forza distruttrice delle ragioni per cui esso era nato.E la distruzione è avvenuta seminando tragedie,fame e miseria.Ancora nel 2009 il mondo paga e pagherà le conseguenze del governo di quella ideologia.Poichè,per quello che scrive Pietro Ancona e qualcun altro,sembra gente animata da spirito positivo,il lascito ideale di questi non può che essere una loro scelta per un movimento autenticamente democratico ed aperto.Meno invettive e più riflessione Piero Ancona e compagno!

giuseppe s.

24 ago 2009 14:30

forse anche una destra o centro liberali sono impossibili....in un paese con una lunga tradizione autocratica e corporativa spesso legittimate da ideologie contrapposte....l'è dùra... Si pensi solo , senza riandare ai guelfi e ai ghibellini , ai conflitti fra stato e chiesa, socialisti e cattolici, comunisti ed altri..l'avversario è il nemico(pensate alle peripezie di Dante, costretto alla fuga continua.. D'altra parte ha regalato al mondo il concilio di trento e la controriforma(e il ruolòo della chiesa nei rapporti con lo stato), lo stato corporativo,un liberalismo statalista, il fascismo, la mafia(strutture corporative degenerate), il comunismo velleitario, un sindacalismo obsoleto. e conservatore,,.etc...Anche Agnelli diceva che gli sarebbe piaciuto essere comunista, se non avesse avuto quel cognome...di cosa stiamo parlando,,,,uno che aveva capito tutto era Collodi che immagina un paese autoritario, in cui innocenti vanno in carce

pietro ancona

24 ago 2009 13:57

a sentire questo emerito oligarca eletto dal PD in Italia c'è posto solo per un Partito del genere del Partito Rivoluzionario Istituzionale messicano. Oppure un grande partito berlusconiano magari senza berlusconi. Eletto dall'elettorato comunista che è portatore quanto meno di istanze di trasformazione socialdemocratica della società perchè non si dimette e continua a lucrare un lautissimo stipendio parlamentare uno dei più alti del mondo? Il

francesco belfiore

24 ago 2009 13:37

L'analisi è sconfortante ma veritiera,una sinistra capace di metabolizzare i principi del liberalismo democratico,come si sono andati progressivamente configurando nelle moderne democrazie,in Italia non esiste."Dicono" di essere liberali,ma nel cuore sono altro,falce e martello,giustizialisti,rivoluzionari,in poche battute: comunisti,antidemocratici,proprio come dice Berlusconi.Naturalmente comunisti furbi,intelligenti,che hanno addestrato l'elettorato di riferimento (ex PCI-DS) alla simulazione.Prodi finge di non avere capito che per 10 anni non è stato leader di niente,ma la figurina moderata e cattolica utilizzata dalla sinistra (di cui sopra) per avere un profilo democratico,liberale,cattolico..in grado di catturare voti "non di sinistra". Ora siamo alla frutta.Quella cultura,quello schieramento è stato "spazzato via" dalla storia,dai numeri.La speranza che possa diventare maggioritario con Bersani o Franceschini è una pura illusione.Anche se Berlusconi dovesse crollare per i suoi demeriti (come nel 1996 e nel 2006) la sinistra al governo sarà incapace di governare per le sue contraddizioni di sempre:comunismo/democrazia,rivoluzione/democrazia, pace/politica estera,pace/antiamericanismo (alla faccia di Obama).E allora che fare?

Pieretto

24 ago 2009 13:35

Bravo,aprite il dibbbattito.E ricordatevi,quando avete finito spegnete la luce e chiudete la porta.