Un magistrato penale di Bari, una donna per la precisione, era presente alla cena pagata da Tarantini per il Pd, la stessa di cui l'imprenditore che procurava le escort al capo del governo ha parlato nell'interrogatorio del 29 luglio? La notizia, anticipata ieri dal Riformista, viene confermata da altre testimonianze. E, particolare ancora più significativo, potrebbe avere a che fare con un'indiscrezione trapelata ieri pomeriggio da «ambienti giudiziari» citati dall'Ansa e dall'Agi. Secondo le agenzie di stampa, infatti, due donne magistrato dell'ufficio del gip del tribunale di Bari hanno chiesto di astenersi dal trattare procedimenti a carico di Tarantini perché lo stesso imprenditore sarebbe stato a loro legato «da rapporti di frequentazione o conoscenza». Dei magistrati che avrebbero avuto rapporti con «Gianpi», aveva parlato anche Nichi Vendola, nella lettera aperta scritta un mese fa al pm della Dda di Bari Desirée Digeronimo. «A differenza persino di alcuni magistrati - scrisse tra le altre cose il governatore, denunciando la spettacolarizzazione delle indagini - io non ho mai messo piede» nella «festosa scena abitata da questo imprenditore».
La partecipazione di un magistrato alla cena “pro Pd” di Tarantini - presenti, anche se per pochi minuti, sia Emiliano che D'Alema - pare l'ennesimo colpo di scena di un'inchiesta ancora tutta da scoprire. Il nuovo capo della procura, Antonio Laudati, ha messo a verbale ieri mattina che «da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza che il presidente del Consiglio è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale». Lo stesso Berlusconi, poi, ha richiamato in causa Patrizia d'Addario («Escort? Sono solo calunnie. Un'unica persona risponderà ai giudici italiani») che a sua volta ha chiesto al premier un confronto pubblico («Qualora si riferisca a me, così come sostenuto dalla stampa, invito Berlusconi a un confronto pubblico sia sulle nostre vicende specifiche sia più in generale sui rapporti uomo-donna, sulla tecniche di conquista, sul sesso ed il potere»). Sullo sfondo rimane il «terremoto» di cui tutti parlano nel capoluogo pugliese. La contesa, per adesso, rimane ai margini della disputa congressuale (nazionale) del Partito democratico. Pier Luigi Bersani attende di capire meglio, mentre Dario Franceschini si limita alla considerazione che «va rotto il rapporto tra politica e sanità». Se c'è un settore «in cui i criteri devono essere solo quelli delle competenze e della professionalità - è il ritornello del segretario in carica - quello è la sanità».
Fin troppo chiaro che il dossier più “caldo”, dentro le mura democratiche, è quello che riguarda il neo senatore Alberto Tedesco, l'ex assessore regionale alla Sanità che sarebbe perno del «sistema» nel mirino dei magistrati pugliesi. Michele Emiliano, protagonista da settimane di uno scontro con i dalemiani per il Pd pugliese, si è smarcato da D'Alema sul caso Berlusconi (non è possibile che il premier, «ovunque vada, anche all'estero, debba parlare di fatti sui quali le indagini non lo vedono neppure indagato») e ha fatto la prima mossa contro Tedesco, affidata a un'intervista a Repubblica: «Lasci il suo seggio al Senato». I fedelissimi del presidente di ItalianiEuropei, evidentemente, non l'hanno mandata giù. Tanto che, stando a quanto risulta al Riformista, alcuni parlamentari pugliesi - coordinati dal dalemiano Michele Bordo - stanno meditando una presa di posizione pubblica contro il sindaco di Bari, che è anche segretario regionale del partito. Nella bozza della lettera aperta, che parte dalla richiesta di dimissioni di Tedesco avanzata da Emiliano, si legge: «Trattandosi di una funzione nevralgica della democrazia rappresentativa, la richiesta di dimissioni di un parlamentare ha di per sé una grandissima rilevanza politico-istituzionale». Peraltro, è qui arriva l'attacco frontale, «viene avanzata proprio da chi ha nominato Alberto Tedesco prima come presidente della commissione statuto del Pd regionale, poi come candidato e senatore del partito, manifestando così totale fiducia politica e personale». Conclusione: «Chiediamo pertanto al segretario - si legge nella lettera - di motivare in modo adeguato la sua iniziativa, che comunque richiama con ogni evidenza la sua diretta responsabilità insieme all’obbligo di trarne tutte le conseguenze».
venerdì, 11 settembre 2009
commenti dei lettori
7 commenti presenti
claudio m
12 set 2009 18:31
ITALIANI CONTINUATE A VOTARE TUTTA QUESTA MERDA DX SX E VEDRETE DOVE ANDIAMO A FINIRE.
MAX STIRNER
12 set 2009 11:27
Come diceva mia nonna, il più pulito ha la peste bubbonica, la rogna e il tifo petecchiale.
Comunista
12 set 2009 10:14
Eccoli, piddini, margheritini, diessini ed exrifondaroli e berluscones tutti insieme appassionatamente per metterla nel culo....agli italiani.
Il povero vendola, pur di avere le mani libere ha dovuto cambiare partito. D'altronde questa è la storia dei vari polito sparsi in tutta italia: comunisti solo fin quando non si decide di voler vivere più tranquilli e senza troppi pensieri. Essere di sinistra è faticoso, meglio spostarsi un pò più in là, dove si è liberi di fare e dire tutto ciò che si vuole.
Peccato però, che ogni tanto si incontra qualche magistrato serio.
ciao
lupimor@gmail.com
12 set 2009 01:01
Caro Labate. Arrivare ad una verità processuale sembra impossibile. I contorcimenti dei vari protagonisti sono spassosi e penosi. Michele Emiliano non ha detto niente di traumatico e di disonorevole per il PD. Ha fatto solo notare che: < Non è possibile che il premier, ovunque vada, anche all'estero, debba parlare di fatti sui quali le indagini non lo vedono neppure indagato> Blasfemia? Ha detto solo quello che è sotto gli occhi di tutti. I "fedelissimi" hanno preso cappello? Perché? Perché una sola parola, fuori dal coro del "dagli a Berlusconi" non è politicamente corretta, è peccato mortale. Il deviazionismo di buona memoria, come strumento di lotta interna. La solita gara a chi è più puro e più duro. La maledizione che accompagna la vita della Sinistra. Da sempre. In passato questi contrasti non uscivano allo scoperto, i militanti e gli elettori non ne avevano cognizione. I panni sporchi si lavavano in famiglia. Il Partito era un monolite affidabile e credibile. Oggi è diverso, per i media non ci sono segreti inviolabili, ma solo quelli da usare al momento opportuno, il protagonismo impazza, le procure sono un colabrodo di notizie riservate che non è possibile rivolgere sempre ad esclusivo vantaggio di una parte, i politici parlano al pubblico, anzi lo cercano. Non è possibile accentuare i contrasti dell'avversario, pensando di rimanere fuori dal gioco. La Sinistra soffre, più di altri, questa situazione che omologa, livella e toglie l'aura del possesso esclusivo del bene, della morale e della verità. La libertà di stampa e d'informazione ha dei costi che bisogna essere pronti a pagare. Nessuno crede che in Italia la stampa sia imbavagliata, si autoimbavaglia, magari, a seconda delle convenienze. Il caso Emiliano-Tedesco è emblematico al riguardo. Cordialmente Moreno Lupi
Il Cammello
11 set 2009 20:20
Ma D'ALEMA che cosa dice, visto che è stato chiamato in ausa, anche lui ?
Carlo
11 set 2009 20:04
Si stavano accordando Baffino e Tarantini come fregare Berlusconi con la D'Addario.
andrea
11 set 2009 17:48
pd e magistrati sempre accomunati! non avete detto che il padrone del ristorante la pignata ha dichiarato che non è vero che d'alema è rimasto pochi minuti. baffino è si arrivato tardi ma ha mangiato tutto quello che è stato servito e sedeva proprio vicino a tarantini, mentre lui ha detto di non aver mangiato e di non aver conosciuto tarantini.