venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:28

Prima pagina

La guerra Sky-Mediaset e le conseguenze imprevedibili dell'esposto
di Marco Ferrante

Analisi. Si restringono gli spazi negoziali tra i due avversari e competitori. Il rischio del giudizio del tribunale e quello dei consumatori. Si riapre la questione del decoder unico, l'azienda di Murdoch non lo vuole. In teoria - dicono gli esperti - è un caso interessante dal punto di vista dell'antitrust, perché ha somiglianze con quello Microsoft-MediaPlayer. Il ruolo della Rai nella contesa sulle piattaforme.

Black-and-white TV sets are displayed at a department store in Xidan, one of the three traditional shopping streets, in Beijing in this 1981 file photo. As China battles an economic slowdown that could test Communist Party control, its leaders are celebrating events 30 years old to reaffirm the reform policies that took the nation from Mao jackets to business suits. REUTERS/China Daily/Wang Wenlan/Files (CHINA) B/W ONLY. CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA.

Con l’esposto al tribunale di Milano da parte di Sky contro Mediaset, lo scontro tra i due gruppi televisivi fa una sortita in un terreno nuovo dal quale sarà difficile prescindere nei prossimi mesi. Perché il ricorso al giudice vuol dire che complessivamente lo spazio negoziale tra i due gruppi si restringe.

Sky accusa Mediaset di aver rifiutato la vendita di spazi pubblicitari per un’offerta commerciale e di aver violato le norme europee sulla concorrenza. Difficile dire ovviamente come risponderà il giudice di Milano, chiamato in causa con procedura d’urgenza per un danno commerciale, ma la mossa di Sky secondo alcuni osservatori presenta tre punti controversi. Il primo, giuridico, riguarda l'oggetto dell'esposto, Mediaset non ritiene di essere obbligata a mandare in onda pubblicità Sky di contenuto commerciale. Il secondo punto riguarda la peculiarità dello scontro tra i due giocatori: all’esposto in materia antitrust per abuso di posizione dominante, Mediaset ha risposto con un comunicato che dice in sostanza: strano che un monopolista accusi un’altra azienda, ancorché in posizione dominante, di violazione delle norme antitrust.

Come spiega chi si sta occupando del dossier, è una situazione abbastanza estrema in cui il primo soggetto (Sky) chiede a un altro, Mediaset, che ha il 60 per cento del mercato tv nazionale, di pubblicizzare un prodotto su cui il primo soggetto (sempre Sky) ha il 92 per cento del mercato. Questo tipo di argomento ha avuto successo sui giornali di ieri e introduce il terzo punto interessante. A che fare con il consenso sociale dell’iniziativa assunta da Sky e riguarda una reazione di buonsenso, giacché per un consumatore è normale che un'azienda non pubblicizzi i prodotti di un concorrente, ed è comprensibile che un editore decida di rifiutare la pubblicità di un altro, che Repubblica non accetti inserzioni a pagamento per pubblicizzare il Corriere della Sera, o che Panorama non faccia pubblicità a L’espresso.

Il rapporto con il sentimento dei consumatori potrebbe avere un seguito per le caratteristiche peculiari del mercato tv dove un’offerta esclude l’altra, e perché implicitamente investe la questione del decoder di Sky (lo vedremo più avanti) che secondo un’interpretazione potrebbe a sua volta costituire il punto di attacco di una vertenza antitrust proprio nei confronti del braccio italiano del gruppo di Rupert Murdoch.

E’ un’ipotesi al momento di scuola, ma che va inquadrata in una storia di rapporti molto conflittuali. Lo scontro tra Mediaset e Sky - dopo le scaramucce sui contributi ai decoder per il digitale terrestre, sui diritti individuali delle squadre di calcio, sulla transizione al digitale, eccetera - ha vissuto nei mesi scorsi di forti tensioni, rese più delicate dai rapporti tra Rupert Murdoch e il fondatore di Mediaset Silvio Berlusconi: si è parlato sui giornali di un interesse di Murdoch per l’infrastruttura di Telecom, c’è stata la fine del regime di deroga sull’Iva al dieci per cento (passata al venti) per Sky, c’è stata la polemica sull’ingaggio di Fiorello da parte di Sky, poi la costituzione di una nuova piattaforma satellitare anti-Sky con Mediaset, Rai e La7 (una specie di grande alleanza italiana contro il player straniero), e infine il ruolo dei giornali controllati dalla NewsCorp, il gruppo editoriale di Murdoch, tra cui il Times, nella campagna antiberlusconiana cominciata in primavera.

Oggi, insieme al caso dell’esposto antitrust, ci sono altri due temi tecnici che potrebbero influenzare lo scontro. Il primo riguarda l’accusa mossa dai pro-Sky contro la Rai alleata di Mediaset, riguardo l’ipotesi di abbandono della piattaforma commerciale (decoder e telecomando) di Sky. In effetti il servizio pubblico deve osservare l’obbligo di legge di essere presente su tutte le piattaforme. Ma che cosa si intende per piattaforma? Se la piattaforma è la tecnologia di trasmissione (satellite, digitale terreste, Iptv) Rai non sarebe in difetto lasciando la piattaforma di Sky, perché l’avrebbe sostituita con un'altra piattaforma – gratuita – Tivù Sat. Se invece per piattaforma si intende il sistema commerciale, il decoder insomma, allora è un altro discorso, la Rai sarebbe obbligata a stare sul decoder di Sky, che però è sostanzialmente un sistema chiuso, perché Sky è proprietaria del decoder e può utilizzare liberamente le zone teoricamente neutre del decoder: come ha fatto per esempio con la guida tv (i tasti di navigazione dei programmi) che ospitava in audio i messaggi promozionali nella campagna pubblicitaria a sostengno del Fiorello show.

Secondo punto estremamente delicato: proprio per questa ragione - e cioè la necessità di un terreno che appartenga a tutti i concorrenti - da mesi si discute della questione del decoder unico, di cui in Italia si parla dal 2000, dai tempi in cui si combatteva la battaglia Stream-Telepiù. L’Agcom ha aperto una istruttoria sull’adozione del decoder unico e l’altro giorno ne ha parlato in una intervista al Giornale il commissario dell’Agcom Stefano Mannoni. Ieri ne ha scritto in un articolo su Panorama Economy, Stefano Caviglia. Il decoder unico sarebbe un apparecchio in cui sarebbe possibile decrittare indifferentemente Sky, Tivù Sat e il digitale terrestre, e in cui sarebbe possibile utilizzare sia la scheda Sky (pay-tv satellitare) sia quella di Mediaset Premium (pay-tv digitale terrestre). Per i consumatori sarebbe una comodità, soprattutto dopo lo scoppio della guerra tra Sky e Mediaset. Nel tempo, Sky si è opposta a mettere in comune le specifiche del suo “sistema d’acesso condizionato”, cioè il sistema di criptaggio, all’inizio perché temeva la pirateria, oggi perché contraria a provvedimenti di tipo “dirigistico”, aggettivo di fonte aziendale. In realtà c’è il legittimo timore di perdere il vantaggio determinato dal controllo del telecomando, dal posizionamento dei canali, dalla gestione della guida televisiva. Nell’articolo di Panorama Economy si racconta una cosa interessante. Un decoder unico più o meno esisterebbe già, si chiama Comex, è messo in commercio a 199 euro da una società di Ravenna che si chiama Xdome: si può vedere Sky e con una piccola aggiunta, una piastra per la decrittazione da circa 50 euro, si possono vedere anche Tivù Sat e il digitale terrestre.

C’è il rischio che il decoder unico diventi un punto di debolezza di Sky per la legislazione antitrust? Difficile rispondere a questa domanda: la questione potrebbe avere un fondamento se nel mercato delle tv satellitari a pagamento, il decoder di Sky fosse considerato una barriera all’accesso per altri operatori. Un avvocato antitrust ci spiega che il caso ha delle analogie con il caso Microsoft-MediaPlayer, ma soprattutto con l’apertura delle rete Telecom: se un operatore verticalmente integrato detiene un pezzo dell’infrastruttura essenziale per l’accesso dei concorrenti a quel mercato deve metterla in comune. Secondo Sky questo già avviene, la barriera non esiste perché c’è l’obbligo di far accedere alla piattaforma soggetti terzi con le loro offerte. Ma, da un punto di vista della concorrenza, per l'operatore che controlla la piattaforma sempre con il vantaggio di far transitare informazioni sul proprio telecomando.
E’ una storia difficile, si vedrà nei prossimi mesi.

venerdì, 18 settembre 2009

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commenti dei lettori

4 commenti presenti

Giorgio

19 set 2009 15:33

Sono stato abbonato di Sky da subito , prima ero abbonato a Tele + ( mi pare si chiamasse così ) Ho disdettato e da Agosto non lo vedo più . Quando ho dato la disdetta , alla fine di Giugno ho ricevuto una lettera che mi invitava a ripensarci , non ho dato risposta , dopo una settimana il decoder ha cominciato a non funzionare regolarmente , alle mie rimonstranze rispondevano che tutto era regolare . Ho rimesso il mio vecchio decoder di Tele + e vedo regolarmente tutto tranna Sky . Ho disdettato perchè non c'era più niente da guardare , sempre programmi già visti più di due o tre volte , inoltre i loro programmi informativi erano spudoratamente di parte . Per 85 € a bimestre non valeva certo la pena di continuare . Non ne sento proprio la mancanza .

annarita

18 set 2009 23:42

Non esiste una volta, poter collegare il nostro aggeggio nuovo di fabbrica, che non ci sia necessita` dell`adattatore, ovviamente nemmeno preso in considerazione nell`acquisto. Figurarsi quando con questo obbligatorio mezzo, ci sguazzano interessi industriali contesi da piu investitori.

Paolo G

18 set 2009 16:45

Di tutta questa complicata storia, spero che rimanga il pluralismo dell'informazione. Voglio e vorrò sempre una TV che mi garantisca un equilbrio dell'informazione tra governo e opposizione, con un approccio pluralistico. Oggi, quell'approccio, per lo meno sulla TV in chiaro, è messo sotto scacco dall'assoluto predominio del governo sul sistema televisivo: difficile negarlo. Sky riequilibra in parte la situazione, con un'informazione neutra (accusarla di essere antiberlusconiana significa essere in evidente malafede: basta guardare i TG di Sky per rendersi conto della sostanziale equidistanza). Purtroppo, per il Garante, RAI e Mediaset sono concorrenti, pertanto la gestione pubblica non potrà mai garantirci un assoluto pluralismo. Spero che, tecnicismi, decoder e telecomandi alla fine producano un quadro pluralistico e, comunque, dubito che il governo si adopererà per arrivare ad agevolare questa situazione. Purtroppo non è una normale battaglia di concorrenza, ne va di mezzo la capacità degli italiani di sviluppare un'opinione matura e ragionevolmente esente da manipolazioni.

andrea

18 set 2009 16:11

si, la storia è difficile e penso saremo in pochi quelli in grado di commentarla con cognizione di causa, quindi io mi limito a parlare solo dei programmi sky che ormai da mesi sono sempre gli stessi, ripetitivi. con quello che si paga non vale più la pena, infatti mia figlia il mese scorso, stufa di trovare ogni sera le stesse cose ha telefonato ed ha disdetto l'abbonamento. l'addetta che le ha risposto, naturalmente ha chiesto i motivi e mia figlia li ha spiegati, a questo punto la signora/na ha detto:"..è una solfa alla quale ormai siamo abituati da mesi..." quindi sono consapevoli. pagare va bene, è giusto, ma visto che pago pretendo un servizio che oggi sky non da più. io dieci anni fa quando ho comprato il pacchetto che mi interessava ero entusiasta e ne parlavo con tutti, oggi non è più così, le serie non solo sono sempre le stesse ma ripetono le stesse puntate sera dopo sera. i canali sul 400, interessantissimi, ora sono inguardabili per non parlare di sktg24 schieratissimo. un tg che era un gioia vedere da mesi più schierato non si può e visto che lo si paga moneta sonante pretendo non lo sia perchè lo fanno anche con i miei soldi. chi ha sky vada sul servizio active di skytg24 e vada a vedere i risultati dei sondaggi che giornalmente propongono, sono in buona parte favorevoli a questo governo, quindi dovrebbero capire che un tg schierato può dar adito solo a disdette cosa che farò anch'io a fine anno perchè io ho l'abbonamento annuale. quindi, io ripeto non me ne intendo, ma questi comportamenti, tg schieratissimo, programmazioni ripetute alla nausea, denunce mi fanno pensare che sotto ci sia qualcosa che io non vedo ma che c'è.