Mobilità
22 settembre, è il Car-Free Day: la Giornata Mondiale Senza Auto nell’anno più caro per i carburanti
Ogni anno, dal 16 al 22 settembre, l’Europa si trasforma in un laboratorio per mettere alla prova il futuro dei nostri centri urbani. La Settimana Europea della Mobilità, la principale campagna di sensibilizzazione della Commissione Europea sulla mobilità urbana sostenibile, torna ad accendere i riflettori su un obiettivo ambizioso ma inderogabile: promuovere il cambio di paradigma verso mezzi di trasporto puliti, attivi e condivisi. Più di duemila Comuni in oltre 40 Paesi prendono parte all’iniziativa chiudendo temporaneamente al traffico arterie cittadine, inaugurando infrastrutture ciclabili o sperimentando nuove corsie preferenziali per i mezzi pubblici. Un esperimento sul campo nato per mostrare ai cittadini come lo spazio urbano possa essere restituito alla collettività.
Il focus di questa edizione è il tema Mobility for Everyone e pone l’attenzione sul principio dell’equità intergenerazionale. L’obiettivo è spingere le amministrazioni a pianificare sistemi di trasporto davvero inclusivi, capaci di garantire il diritto alla mobilità a ogni fascia d’età, dai giovani fino agli anziani, spesso penalizzati da barriere architettoniche e trasporti poco accessibili. Il progetto si snoda attraverso strumenti operativi precisi: dai piani di mobilità urbana sostenibile adottati dai municipi, fino alle Mobility Actions, iniziative concrete promosse durante tutto l’anno da scuole, imprese e ONG. La settimana culmina nel Car-Free Day, la giornata internazionale senza auto per riscoprire le città a passo d’uomo. Comunque, se la cornice della Commissione spinge verso una visione integrata, la mappa europea della mobilità viaggia a velocità profondamente diverse. Nelle nazioni scandinave la transizione è già un modello consolidato: in Norvegia, per esempio, la Bærekraftig mobilitet e gli spostamenti a piedi o con i mezzi pubblici hanno la priorità assoluta nella progettazione urbana. In Spagna prevale una visione fortemente sociale della movilidad sostenible, intesa come diritto democratico ad accedere ai servizi con il minor impatto economico: a testimoniarlo la calmierazione nazionale dei prezzi del trasporto pubblico. La Francia spinge con decisione sulla mobilité durable e la trasformazione radicale di Parigi in una “città dei 15 minuti”, integrata da una rete ciclabile capillare, lo dimostra a pieno. La Germania, con la sua nachhaltige Mobilität, affronta invece la complessa riconversione del suo enorme bacino industriale dell’auto, cercando di conciliare l’efficienza dei trasporti su rotaia e la decarbonizzazione delle flotte.
Il caso italiano si colloca all’estremità più lenta di questa corsa a più velocità. L’ultimo report Audimob di Isfort, presentato proprio in questi giorni, fotografa una stasi strutturale: l’Indice di Mobilità Sostenibile si attesta al 34%, un dato del tutto identico a quello registrato nel 2000. L’auto domina ancora oltre il 60% degli spostamenti nazionali — con picchi del 75% nei piccoli Comuni e del 65% nel Mezzogiorno — mentre il trasporto pubblico si ferma sotto la soglia del 10%. Ancora più emblematico è l’uso del mezzo privato per le brevissime distanze: oltre il 27% degli spostamenti inferiori ai 2 chilometri avviene in macchina. Eppure, il confronto tra l’Italia e i modelli europei più avanzati dimostra che il freno non è culturale, ma infrastrutturale. Le risposte degli italiani confermano infatti una spiccata propensione al cambiamento: oltre il 38% dei cittadini vorrebbe usare di più la bicicletta e più del 36% desidera un trasporto pubblico potenziato. È qui allora che si inserisce il valore della Settimana Europea: trasformare le aspirazioni dei cittadini nell’allinearsi agli standard europei non è un traguardo utopico, ma la premessa indispensabile per rendere le nostre città più moderne, attraenti e competitive.
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