Addio ad Emma Bonino, leader radicale scomparsa all’età di 78 anni. Da tempo (2015) era malata, ha lottato per anni contro un microcitoma polmonare. Dal 7 settembre scorso era ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma in terapia intensiva. Poi nella giornata di ieri, 10 settembre, il trasferimento in una struttura privata dove, nelle prime ore dell’11 settembre, è avvenuto il decesso.

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo del 1948, Bonino si laurea in Lingue alla Bocconi di Milano nel 1972. Nel 1975 fonda il Cisa (il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto) e mette in atto quello che diventerà il “metodo radicale” per antonomasia: l’autodenuncia. Finisce in carcere per aver sostenuto la pratica di aborti clandestini quando l’interruzione di gravidanza era ancora un reato da codice penale fascista. Poi l’incontro con Marco Pannella sigilla un sodalizio che cambierà la storia dei diritti e del costume in Italia. Nel 1976, a soli 28 anni, varca la soglia della Camera dei Deputati. Numerosi i mandati sia a Montecitorio che a Palazzo Madama. Bonino ha ricoperto la carica di commissaria europea dal 1995 al 1999, quella di Ministro del commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi II dal 2006 al 2008, di vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008 al 15 marzo 2013, e successivamente di Ministro degli affari esteri nel governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.

Oltre ad aver ricoperto importanti cariche nel Partito Radicale, è stata membro del comitato esecutivo dell’International Crisis Group, ideatrice e promotrice della Corte penale internazionale, delegata per l’Italia all’ONU per la moratoria sulla pena di morte, nonché fondatrice dell’organizzazione internazionale “Non c’è pace senza giustizia” per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili.

La sua battaglia contro il tumore ai polmoni è iniziata nel gennaio 2015 con Bonino che, dopo l’annuncio a Radio Radicale, inaugurò la moda del turbante durante il ciclo di chemioterapie. Nel 2023 annunciò, nel corso della trasmissione Belve, la remissione completa del microcitoma. Tra ottobre e novembre del 2024 è stata a lungo ricoverata in ospedale sempre a causa del tumore ai polmoni. Poi una volta tornata nella sua casa a Campo de’ Fiori la visita a sorpresa di Papa Francesco.

Era il 5 novembre 2024 quando Bergoglio, a bordo della solita Fiat 500 L di colore bianco, arrivò a casa di Emma Bonino dimessa pochi giorni prima dall’ospedale dove è stata ricoverata, anche in terapia intensiva, per una crisi respiratoria. “Come sta?”, “Benissimo” la risposta del Papa.

Celebra la foto fuori al terrazzo di Casa Bonino. Entrambi erano in sedia a rotelle con Bergoglio che le aveva portato cioccolatini e fiori. Era entrato in quella casa dicendo “cerea!”, il tipico saluto piemontese, per rimarcare le loro origini comuni. E poi le aveva detto di essere “un esempio di libertà e resistenza”. E quando Bergoglio morì, il 21 aprile 2025, Bonino pubblicò sui social la foto di quello storico incontro: “Porterò per sempre nel cuore con profonda riconoscenza l’emozione del nostro ultimo incontro, quando sorprendendomi venne a visitarmi in un momento particolarmente faticoso della mia malattia, infondendomi coraggio e speranza”.

Grande fumatrice, Bonino non ha mai smesso di fumare nonostante la grave malattia. “Non voglio prediche, voglio vivere così” ripeteva. Il suo nome più volte è stato candidato per il Quirinale. Era accaduto nel 1999, quando Bonino aveva trasformato la propria candidatura alla Presidenza della Repubblica in una campagna nazionale.

Redazione

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