La guerra in corso da quasi 4 anni e mezzo
Al G7 di Evian l’Ucraina ritorna protagonista, Trump archivia l’Iran e promette: “Farò ciò che è in mio potere”
Il conflitto tra Mosca e Kyiv non accenna ad attenuarsi e al vertice di Evian i leader si consultano. Confronti tra il tycoon, Zelensky e i Volenterosi
Donald Trump ha deciso di sfruttare il G7 come un palcoscenico. L’obiettivo di arrivare a Evian con un accordo con l’Iran è stato raggiunto. E questo passaggio è servito al presidente americano per riaffermare una leadership ormai logorata sul piano internazionale. E che adesso potrebbe sfociare in un nuovo negoziato: quello sull’Ucraina. The Donald ha sempre detto che l’intesa tra Mosca e Kyiv era da considerare quella più facile. La realtà, tuttavia, continua a dimostrare il contrario. Le bombe sul monastero delle Grotte di Kyiv rappresentano solo l’ultimo esempio dell’incessante pioggia di fuoco russa, che continua a mietere vittime anche tra i civili. L’Ucraina risponde con droni che riescono a raggiungere obiettivi sempre più nel cuore della Federazione Russa. Ieri, i velivoli a pilotaggio remoto sono riusciti ad arrivare fino a Mosca e Krasnodar, colpendo la più grande raffineria della capitale e un sito di stoccaggio del petrolio nella città meridionale. Per Kransodar, si tratta di un colpo durissimo, dal momento che già 500 distributori di benzina si trovano senza carburante.
Ma l’attacco più complicato da digerire per Vladimir Putin è quello nella sua capitale. I droni ucraini sono riusciti a centrare la raffineria che si trova a soli 15 chilometri dal Cremlino e che fornisce gran parte del carburante di cui si serve la città. Attraverso quell’impianto, secondo Rbc-Ucraina, passa la metà del gasolio dell’intera regione e per l’aeroporto e il 40% della benzina (il 70% di quella consumata a Mosca). Zelensky ha rivendicato l’operazione dicendo che si è trattato di “una giusta risposta agli attacchi russi e al protrarsi di una guerra che deve finire”. “La Russia deve essere costretta a porre fine alla sua guerra contro il nostro popolo. E le armi a lungo raggio dell’Ucraina sono una componente importante di tale pressione” ha commentato il presidente sui suoi canali social. E queste affermazioni sono giunte proprio mentre a Evian, il leader ucraino e gli altri Paesi invitati al summit iniziavano le discussioni sul futuro della guerra che dal febbraio del 2022 sconvolge l’Europa orientale. Zelensky ha ammesso che organizzare negoziati in questo momento, anche se benedetti dagli Stati Uniti, è “molto difficile”. Il capo dello Stato aveva proposto un incontro a Putin in terra americana. Dal Cremlino hanno detto di preferire un vertice a Mosca. Zelensky ha poi risposto di non volere prestarsi “a questi giochetti”, immaginando un Paese neutrale. “Si potrebbe fare in Svizzera, in Turchia, in un Paese del Medio Oriente”, ha aggiunto il leader ucraino. Ma per la Russia ha risposto il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che ha bollato gli inviti di Kyiv come “diplomazia da megafono” del leader ucraino.
Trump però sembra convinto che si possa aprire una finestra negoziale. “Ora presteremo particolare attenzione all’Ucraina. Eravamo concentrati sull’Iran, che ora è passato in secondo piano”, ha dichiarato Trump durante un incontro con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani. Dopo avere incontrato Zelensky, The Donald ha anche detto che la Russia “deve fare un accordo”. “Farò tutto ciò che è in mio potere”, ha aggiunto il tycoon, che ha parlato con il presidente ucraino delle forniture di sistemi per la difesa aerea e non ha escluso (come riportato dal Guardian) il ritorno delle sanzioni sul petrolio russo. “Le avevamo revocate perché non vogliamo ostacolare il flusso di petrolio” ma adesso, ha detto Trump, “siamo nella posizione” che “a un certo punto” siano ripristinate. Il capo della Casa Bianca ieri ha avuto anche un incontro trilaterale con Zelensky ed Emmanuel Macron per fare il punto della situazione.
L’Europa, in particolare i Volenterosi, stanno provando a convincere l’amministrazione Usa a evitare fratture con gli alleati nel Vecchio Continente e con Kyiv. Il tycoon potrebbe scegliere una strategia su tre livelli: sostenere di nuovo l’esercito ucraino, fare in modo che l’Europa si assuma più responsabilità e supporti l’Ucraina e, intanto, aumentare il pressing su Putin sfruttando il filo diretto con il Cremlino. Londra si è già portata avanti con un programma per aiutare Kyiv dal punto di vista energetico fornendo l’uranio per le centrali nucleari del Paese. Ma tutto dipende dalle volontà dello “zar”, che ieri ha indetto per il 20 settembre le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato. Un appuntamento a cui Putin vorrà arrivare con una vittoria in tasca: che sia un accordo o una qualche conquista sul campo.
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