La scelta dello spagnolo
Alcaraz abbandona il gruppo di Sinner, Sabalenka e della lotta ai premi più alti e sposa la battaglia contro il calendario asfissiante dell’ATP: “Così ci facciamo male”
Carlos Alcaraz ha deciso. Ha scelto la separazione non consensuale con Sinner e la causa comune dei premi troppo bassi. Negli ultimi mesi i suoi colleghi si sono sfidati nei vari Slam, lui osservava da lontano con il polso fasciato e la testa libera. Ora è tornato in campo, a New York, pensando solo a giocare a risalire la china dopo che la sua lunga assenza dai campi lo ha fatto scivolare al terzo posto del ranking mondiale.
Il rientro in campo e il ritiro dal gruppo
Alcaraz è appena tornato in campo dopo oltre quattro mesi e dopo che il torneo di Wimbledon (da lui saltato) ha alzato il montepremi fino a 64, 2 milioni di sterline, mentre il Roland Garros (anche questo saltato per infortunio dal giocatore spagnolo) ha visto i tennisti tagliare la propria disponibilità mediatica del 15%, specchio della percentuale di fatturato che chiedevano. Alcaraz in quei mesi era ancora lontano dai campi e, a quanto si apprende, lontano anche dai piani futuri del movimento. La prima richiesta era avvenuta a marzo dell’anno scorso e il gruppo che aveva agito, oltre a Sinner, Sabalenka e Gauff, era composto allora anche da Alcaraz.
Questo gruppo chiedeva il 22% dei ricavi degli Slam entro il 2030, un fondo per il welfare dei giocatori e un consiglio che desse loro voce diretta. In quell’occasione, i tennisti in questione erano entrati in un clima di protesta verso i ridimensionamenti dei premi in denaro, con Sabalenka che aveva minacciato il boicottaggio e Sinner che aveva più volte parlato di mancanza di rispetto. Da quel momento, tra gli altri, l’US Open hanno aumentato il montepremi del 20% fino a toccare la cifra di 108 milioni di dollari, a dimostrazione di come il movimento creato da questi campioni stava funzionando.
Poi, la mossa a sorpresa di Alcaraz, che attraverso il suo storico rappresentante Albert Molina ha comunicato al gruppo la propria uscita da esso, tanto che il portavoce dello spagnolo non ha nemmeno presenziato all’incontro con i 15 rappresentanti dei giocatori tenutosi due giorni prima dello slam di New York.
La scelta di Alcaraz
Il motivo principale della scelta di Alcaraz è riconducibile alla gestione del circuito Atp, che vede il calendario congestionato, i Masters 1000 allungati a dodici giorni, elementi che secondo l’entourage dello spagnolo aumentano il rischio di infortuni più che gli incassi. Carlos ne ha parlato anche in conferenza stampa nel pre partita contro Tommy Paul. Queste le sue parole:
“In futuro farò delle pause lunghe, magari solo di due mesi saltando alcuni tornei perché è impossibile giocarli tutti considerato che ne stanno aggiungendo sempre di più importanti. In un certo senso ci stanno costringendo a giocare. E puoi dire di no, puoi giocarne uno o due, puoi decidere il tuo calendario, ma ci sono i Masters 1000 e gli Slam, e finiremmo per giocare 40 settimane se dovessimo disputare ogni torneo obbligatorio richiesto dall’ATP. E’ impossibile, e vediamo tanti giocatori infortunarsi, tanti altri stanchi. Se non fanno niente, ne vedremo ancora di più. Salterò dei tornei in futuro, di sicuro“.
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