Esteri
All’Ucraina servono i Patriot: l’annuncio di Zelensky e la frenata della Nato: “Ci vorrà tempo”
Volodymyr Zelensky non ha mostrato dubbi. Il presidente ucraino ha annunciato che il suo omologo alla Casa Bianca, Donald Trump, ha confermato la volontà di fornire a Kyiv le licenze per produrre gli intercettori per i Patriot. “Esistono accordi specifici, il presidente Trump ha sottolineato nel nostro ultimo incontro che aveva preso la decisione finale, l’Ucraina riceverà le licenze per la produzione di missili Patriot”, ha affermato il leader ucraino. E dopo la riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per Zelensky si è trattata di una boccata d’ossigeno diplomatica.
La questione dei Patriot è da tempo al centro del dibattito, sia in Ucraina che nelle cancellerie dell’Alleanza atlantica. Per l’esercito di Kyiv, il sistema americano è l’unico capace di contrastare la pioggia di fuoco di Mosca, che sta diventando sempre più insistente e in grado di bucare uno scudo ucraino sempre più sotto pressione. Soltanto ieri, cinque persone sono rimaste uccise nei bombardamenti contro la capitale ucraina. Tra i 27 feriti, invece, c’è anche un bambino di nove anni. Droni e missili hanno preso di mira diversi quartieri di Kyiv durante la notte e in pieno giorno. ArcelorMittal ha annunciato la chiusura del più grande impianto siderurgico ucraino, quello di Kryvyi Rih, dopo una serie di attacchi missilistici. I raid contro le infrastrutture elettriche hanno provocato blackout in sei regioni. Le forze ucraine hanno risposto lanciando un potente attacco con droni a lungo raggio in diversi territori della Federazione russa.
Tra gli obiettivi sono finite anche una raffineria a Perm, a circa 1500 chilometri dal confine ucraino, e una fabbrica di componenti elettronici nella zona di Ulyanovsk, distante 900 chilometri dalla frontiera. Mosca ha anche accusato le forze ucraine di avere colpito un “convoglio umanitario” nella regione di Omsk. Ma se gli attacchi di Kyiv hanno fatto capire come sia in grado di bucare la difesa aerea russa, per Zelensky rimane il tema di come ridurre le conseguenze dei bombardamenti missilistici del Cremlino. La licenza per i Patriot non è la soluzione di tutti i problemi. E ne sono consapevoli tanto a Kyiv quanto in Europa. Lo stesso segretario generale della Nato, Mark Rutte ha ridimensionato l’annuncio del presidente ucraino. L’ex premier olandese ha parlato di discussioni ancora in corso. E in ogni caso, ha tenuto a precisare Rutte a Bloomberg, “anche se fossero già concluse, questo non porterebbe immediatamente a una grande disponibilità di missili Patriot”. “Ci vuole parecchio tempo prima che questi nuovi missili escano dalle linee di produzione”, ha avvertito il vertice della Nato.
All’interno dell’Unione europea. Secondo il media European Pravda, proprio per questo motivo i Ventisette potrebbero discutere di concedere a Kyiv un turno di acquisti dalla Lockheed Martin. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha commentato che la Russia segue da vicino “a quali Paesi sono fornite licenze e di quali sistemi vengono riforniti”, ma ha anche lanciato una stilettata nei confronti di Zelensky. “Parla molto di recente” ha detto Peskov. Mentre continua il difficile lavoro della diplomazia per velocizzare la ripresa dei negoziati. Il presidente ucraino ha detto che gli Stati Uniti hanno proposto un incontro trilaterale “a livello tecnico” negli Emirati Arabi Uniti. La Russia non ha chiuso le porte a questo tipo di summit. E lo stesso Peskov ha confermato che Vladimir Putin e Trump ne hanno parlato nella loro ultima telefonata.
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