Giustizia
Anac, tempo scaduto: i partiti non trovano l’accordo in vista dell’11 settembre. Si rischia il blocco operativo dell’organo
Il conto alla rovescia è ormai arrivato agli ultimi giorni. Fra una settimana esatta scade il mandato dell’avvocato Giuseppe Busia, nominato in quota M5s durante il governo Conte 2, alla presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione. Nello stesso giorno termina anche quello dei quattro componenti del collegio, Consuelo Del Balzo, Laura Valli, Luca Forteleoni e Paolo Giacomazzo. Tutti nominati l’11 settembre 2020 per sei anni e, soprattutto, tutti non riconfermabili. Il problema è che a sette giorni dalla scadenza i partiti non hanno ancora trovato un accordo. La partita dell’Anac è infatti rimasta incastrata nel risiko delle Autorità: prima la Consob e poi l’Antitrust. Secondo rumors delle ultime settimane, la presidenza sarebbe destinata questa volta alla Lega.
Il primo profilo circolato è stato quello del prefetto Matteo Piantedosi, il ministro dell’Interno. Un’ipotesi che avrebbe anche una conseguenza politica tutt’altro che secondaria: liberare la poltrona e consentire un riassetto della squadra di governo, con il ritorno di Matteo Salvini al Viminale. Ma l’ipotesi del rimpasto non ha trovato al momento spazio, complice anche il record di durata che Giorgia Meloni doveva raggiungere, e il nome del ministro dell’Interno è così progressivamente uscito dalla partita. Sul tavolo è quindi comparso quello di Simonetta Matone, già magistrata e attuale deputata della Lega. Un profilo che avrebbe caratteristiche professionali coerenti con il ruolo, ma che deve fare i conti con un ostacolo tutt’altro che secondario: la normativa stabilisce che non possano essere nominati ai vertici dell’Autorità coloro che ricoprono incarichi pubblici elettivi o cariche di partito, né chi li abbia ricoperti nei tre anni precedenti. E Matone è parlamentare dal 2022.
Un altro nome che circola è quello di Francesco Urraro, attuale componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, il Csm dei magistrati amministrativi. Avvocato come Busia, molto stimato a Palazzo Spada, su di lui si potrebbe arrivare facilmente ad una convergenza per la presidenza di un’Autorità ormai diventata centrale nel sistema degli appalti pubblici, dove la vigilanza e la prevenzione della corruzione costituiscono una delle principali ragioni della sua esistenza. Anche se, va sottolineato, i dati forniti dalla stessa Autorità nelle scorse settimane hanno molto ridimensionato il fenomeno, con appena due procedimenti aperti al mese per corruzione in Italia. Il presidente e i quattro componenti dell’Anac vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e previo parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti. Il parere deve essere espresso con una maggioranza dei due terzi. Il rischio, però, è che proprio la ricerca dell’accordo politico finisca per far arrivare la procedura dopo la scadenza.
E qui si apre il capitolo più delicato: che cosa succede l’11 settembre se il nuovo collegio non sarà stato ancora nominato? Alla scadenza del mandato di sei anni del presidente e dei componenti del Consiglio dell’Anac, l’organo collegiale non cessa immediatamente ogni attività, ma entra in regime di “prorogatio”. Questo meccanismo garantisce la continuità amministrativa dell’Autorità ed è regolato rigidamente dalla legge. La durata massima è di soli 45 giorni. Durante questo periodo di transizione, il Consiglio può adottare esclusivamente atti di ordinaria amministrazione e atti urgenti o indifferibili. Non è possibile avviare nuove attività programmatiche o discrezionali. Se entro i 45 giorni il governo e il Parlamento non provvedono alla nomina dei sostituti, i vertici scaduti decadono totalmente e si configura il blocco operativo dell’organo (fatta salva la responsabilità penale e amministrativa dei soggetti inadempienti alla nomina). Uno scenario che non è esattamente il migliore possibile per la maggioranza che esprime il governo più longevo della storia della Repubblica.
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