E’ ancora caos intorno al vaccino anti-covid sviluppato dall’Università di Oxford AstraZeneca, che dopo i casi di trombosi e le valutazioni dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) e la disastrosa campagna di comunicazione della stessa Ema, e quindi dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), e dei Paesi che hanno deciso la sospensione delle somministrazioni per periodi più o meno lunghi o definitivi, ha adottato il nome di Vaxzevria, e che in questi giorni torna sulle prime pagine dei giornali. E torna a preoccupare.

Perché dopo che il vaccino è stato sostanzialmente somministrato senza limiti, sulla scorta di una trascurata e trascurabile raccomandazione europea, si va verso un nuovo modello d’uso per il preparato anglo-svedese. Atteso infatti nelle prossime ore un pronunciamento sull’uso del siero sviluppato da Oxford, già all’esame del Comitato Tecnico Scientifico.  “Proprio in queste ore c’è un’attenzione che definirei suprema per cogliere tutti i segnali che possono in qualche modo allertare su eventuali effetti collaterali che portino poi a considerare dei cambiamenti di indicazioni al vaccino”, ha detto a Rainews24 il coordinatore del Cts Franco Locatelli.

Che ha ricordato come il vaccino Vaxzevria sia già “preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perché il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia – ha aggiunto Locatelli – Quello che si è verificato nella sfortunata ragazza di Genova, cui va tutta la mia attenzione e affetto pone un’ulteriore riflessione, anche alla luce del mutato contesto epidemiologico in quanto la riduzione dei casi che abbiamo nel Paese rende anche più cogente tale riflessione”.

Ad allarmare, infatti, come nei giorni scorsi, è stato un caso di trombosi che ha colpito una ragazza di 18 anni a Genova che aveva ricevuto il vaccino a un open day lo scorso 25 maggio. La ragazza, originaria di Sestri Levanti, è ancora grave ma stabile. Un’altra donna, di 34 anni, è stata ricoverata all’Ospedale San Martino del capoluogo ligure dopo aver ricevuto lo scorso 27 maggio la prima dose di AstraZeneca.

L’ipotesi più accreditata è di non somministrare agli under 50, perché la quasi totalità dei casi di trombosi con carenza di piastrine, anche mortali, hanno colpito soprattutto donne e in particolare le donne. Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri sostiene l’introduzione di un limite sotto i 30-40 anni: “Non farei una revisione oltre queste età perché il rapporto rischi-benefici è ancora a favore del secondo anche in una fase di bassa circolazione del virus”.

Il Corriere della Sera scrive che non è escluso si possa scendere anche ai 30 o 40 anni. Al momento il vaccino non è raccomandato al di sotto dei 60 anni. Ma in tanti sotto il 60 anni lo hanno già ricevuto e molti aspettano la seconda somministrazione. Che cosa si deciderà per loro? Un passaggio ai vaccini a mRna Pfizer o Moderna?

Sotto accusa, in particolare in queste ore, gli Open Day, tanto che le Regioni stanno procedendo in ordine sparso. Per esempio, in Campania, l’Asl di Napoli ha revocato l’Open Day previsto per stasera mentre nel Lazio sono aperte le prenotazioni per un altro appuntamento fino a domenica. La Sardegna ha chiuso agli under 60 mentre Veneto e Friuli Venezia Giulia rivendicano non aver mai intrapreso la strada degli Astra-Day.

Giuseppe Remuzzi, direttore scientifico dell’istituto Mario Negri, ha invece citato l’incidenza degli eventi di trombosi pubblicati sulla rivista specializzata Science, riferiti al Regno Unito: tra 20 e 29 anni il rischio era di 1,1 ogni 100mila, il rischio di avere una forma grave di Covid oscilla tra 0,8 e 6,9: “Ecco perché l’agenzia europea dei farmaci ha scelto di non sconsigliare le somministrazioni per genere o fasce d’età. Negli hub non lo proporrei a donne sotto i 40 anni”, ha osservato. A far ri-esplodere il caso era stato tuttavia un appello dell’associazione “Luca Coscioni per la libertà della scienza” che ha sollevato di nuovo il problema chiedendo di fermare gli Open Day.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.