Valter Lavitola è stato arrestato e trasferito in carcere in seguito all’inchiesta che lo vede indagato come presunto mandante dell’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 contro il giornalista, e suo amico, Sigfrido Ranucci. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma (su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia) nell’ambito dell’indagine della Procura – coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi – in cui si contesta anche il metodo mafioso. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.

Lavitola, indago nell’inchiesta a inizio luglio, lo scorso 8 luglio era stato convocato in Procura dove si è avvalso della facoltà di non rispondere rendendo dichiarazioni spontanee. L’inchiesta ha portato il 30 giugno scorso all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, residenti in Campania, ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

Oltre a Lavitola l’ordinanza di custodia cautelare emessa lunedì 10 agosto dal gip di Roma riguarda anche Gomes Clesio Tavares, destinatario anche lui di una misura in carcere. L’uomo, molto legato a Lavitola, si troverebbe attualmente in Africa. Secondo i pm capitolini avrebbe partecipato al progetto dell’attentato dinamitardo contro Ranucci. I ruoli dei due indagati si sono articolati in compiti di pianificazione e coordinamento operativo: Lavitola è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l’attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista. Inoltre, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025.

Lo stesso Gomes avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero.

Per Roberto De Vita, legale di Ranucci, “l’arresto di Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”. Poi la stoccata: “Mentre per l’Autorità Giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta”.

Nelle scorse settimane il Riformista aveva sottolineato la disparità di trattamento tra il caso Lavitola e quello Adinolfi, con il primo, indagato, che serve spaghetti con le vongole nel suo ristorante mentre il secondo è a casa col braccialetto elettronico.

 

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