Oltre duecento gallerie sono a rischio lungo la rete autostradale italiana. A rivelarlo in un dossier inviato a vigili del fuoco e a tutti i provveditorati alle opere pubbliche è stato il Consiglio superiore dei lavori pubblici, pubblicato da ‘Il Secolo XIX’ ed acquisito dalla Guardia di Finanza di Genova.
Il rapporto è venuto fuori dai documenti sequestrati dalla Procura di Genova sull’inchiesta per il crollo del Ponte Morandi. Il dossier ora è finito agli atti dell’indagine aperta dopo il crollo nella galleria Bertè sulla A26.

I PROBLEMI E I RISCHI – Nel documento viene specificato che 105 gallerie sono in gestione alla rete autostradale in concessione a Aspi, altre 90 invece ad altre società. Nel report si legge che le gallerie non rispetterebbero le normative della direttiva europea 2004/54, recepita in Italia nel 2006.
Questa fissava per le gallerie lunghe più di 500 metri requisiti di sicurezza su antincendio (ventilazione, rifugi, impianti di estinzione), illuminazione eccetera, dando tempo fino al 30 aprile 2019 per adeguarsi,

IL CASO DELLA GALLERIA BERTE’ – Tra le oltre 200 gallerie non a norma c’è anche la Bertè sulla A26, dove lo scorso 30 dicembre crollarono due tonnellate di cemento dalla volta che ‘per miracolo’ non centrarono una delle vetture in transito. Su quell’episodio è stato aperto dalla procura di Genova un fascicolo a carico di ignoti per crollo colposo.
Ora l’obiettivo degli investigatori è capire se la società fosse a conoscenza delle reali condizioni del tunnel Bertè e avesse iniziato a mettere in pratica gli accorgimenti necessari per la messa in sicurezza dell’opera.

LA RISPOSTA DI AISCAT – “Non ci sono 200 gallerie a rischio”. Così l’Aiscat in una nota in merito alle notizie allarmistiche diffuse dagli organi di stampa sullo stato delle gallerie di lunghezza superiore ai 500 metri. L’associazione delle società concessionarie “ritiene doveroso chiarire che è profondamente sbagliato e fuorviante collegare i ritardi nell’adeguamento alla normativa europea con qualsiasi problema di sicurezza strutturale delle gallerie stesse. Gli interventi di adeguamento alla normativa Ue riguardano infatti sia misure gestionali sia l’aggiornamento di impianti di servizio interni alle gallerie, ma non attengono in alcun modo alla sicurezza statica delle stesse”.

Si tratta, spiega l’Aiscat, “di interventi che le società concessionarie hanno condotto negli anni e continuano a realizzare in costante raccordo con la Commissione Permanente per le Gallerie, ossia l’autorità amministrativa competente istituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e lo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

Le istituzioni italiane, rileva ancora l’Aiscat, “hanno avuto un’interlocuzione continua con la Commissione Europea per rappresentare lo stato dell’arte e condividere un aggiornamento delle tempistiche fissate dalla norma, in virtù del considerevole impegno richiesto a tutti i gestori, tanto Società concessionarie quanto Anas. Proprio per questo il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a inizio 2019, aveva cercato di condividere con Bruxelles un aggiornamento delle tempistiche necessarie per la conclusione dei lavori, anche in virtù delle azioni di riduzione dei rischi e di tutte le misure compensative ed integrative messe in atto per tempo dai concessionari italiani”.