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Dalla finta sinistra dei diritti civili alla vera destra della finanza internazionale, il ‘pensiero scomodo’ di Alessandro Meluzzi

Tre domande per il Prof. Alessandro Meluzzi

Tre domande per il Prof. Alessandro Meluzzi: continua il nostro viaggio all’interno del pensiero “scomodo”.  E’ trascorso un po’ di tempo da quell’insolito 25 Aprile, passato ad intonare Bella Ciao, ma dal balcone. Una situazione tanto ossimòrica da meritare un approfondimento. Qualcosa che andasse oltre il pensiero unico dominante, dettato dalla dittatura sanitaria. Ecco perché abbiamo deciso di formulare tre domande “urticanti” e riproporle, senza mai cambiarle, ad alcune personalità fuori dagli schemi, molto differenti tra di loro, ma caratterizzate da una rara libertà di pensiero. Abbiamo avuto il piacere di intervistare il filosofo Diego Fusaro, l’On. Marco Rizzo, il Prof. Massimo Cacciari. Non poteva mancare il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente e noto opinionista, il quale ci fornisce delle risposte molto pungenti, tratteggiandoci il tragico ritorno ad un mondo pre-marxiano, dominato ancora una volta dalla dinamica servo-padrone, storicamente arretrando  rispetto alla dialettica della Rivoluzione Francese.

 

  • Dal crollo del muro in avanti, trovo che in Italia si sia creata, nel popolo di sinistra, una certa confusione. Gli avversari politici utilizzano l’espressione “buonismo”, in senso dispregiativo. Qualcosa di vero, tuttavia, sembra esserci: quando si propongono sanatorie a tempo determinato e quando si fa finta di appellarsi alla solidarietà per, in realtà, legittimare la schiavitù, si fa finta di essere buoni, ma si fa il gioco del cosiddetto “potere”. Lei cosa ne pensa?

 

Di buone intenzioni è spesso lastricata la via dell’Inferno. L’esibizione di buoni sentimenti è lo strumento migliore attraverso cui idee repressive o di sfruttamento dell’uomo sull’uomo possono mascherarsi da umanitarismo, di buonismo o, peggio, di politicamente corretto: quella dimensione per la quale alcune idee dominanti, basata sulla percezione della non esclusione di altri, servono, in realtà, a sancire, a consolidare e a cristallizzare il potere di alcune élite ristrettissime sui più. Il fatto che alcuni padroni mettano i bianchi contro i neri, i cinesi contro gli europei, i migranti contro i nativi è uno strumento attraverso il quale chi controlla il vero potere, quello della finanza, riesce attraverso il divide et impera a riaffermare non solo forme di vetero-schiavismo, diventato neo-schiavismo, ma anche l’azzeramento di quella classe media, figlia dell’illuminismo e della Rivoluzione Francese, che è stata quanto di più civile che la storia dell’umanità abbia prodotto. Ma una nuova, antica distinzione tra padroni e schiavi si riafferma, mascherata da buonismo.

 

  • Ho trovato molto singolare che, durante il cosiddetto lockdown, molte persone si siano ritrovate a cantare Bella Ciao, ma non per strada, sul balcone! Qualcosa del genere è successo anche per la Festa dei Lavoratori. In pratica, molte persone che credono di riconoscersi nei valori della Libertà e della Resistenza hanno, poi, sposato la linea dell’obbedienza totale al capo. Come mai è avvenuto tutto questo?

 

Della sinistra comunista post-comunista e post-socialista, dopo la caduta del muro di Berlino, è stato fatta una sorta di OPA ostile, nel senso che il globalismo capitalista e totalmente finanziarizzato si è in qualche modo silenziosamente comprato gli apparati dell’antica sinistra (pensate ai residui del PC diventato PDS, PD e quant’altro), come, peraltro, è successo ai diversi partiti socialisti, trasformandoli dai partiti dei diritti sociali, dei lavoratori e delle classi subalterne a presunti partiti di presunti diritti civili. Insomma, non era più l’obiettivo di lottare per il possesso e il controllo dei mezzi di produzione, ma la libertà di poter sfilare in mutande con piume in testa, rivendicando il gender, o pensando a visioni di biopolitica o biosocialità dalle quali Foucault stesso sarebbe inorridito. Questa finta sinistra dei diritti civili che esclude l’antico ruolo strutturale, economico e anticapitalista si è ridotta a quella delle canzoni ‘Bella Ciao’ sui balconi, in una dimensione in cui questa finta sinistra diventa il principale presidio della vera destra, che è quella della finanza internazionale dei Rothschild, dei Soros, dei Rockefeller e dei Gates che vorrebbero marchiarsi con microchip sottopelle.

 

  • In questi mesi, un governo, diciamo così, tendente a sinistra, tramite l’artificio dello stato di emergenza permanente – che molto ricorda la guerra permanente di orwelliana memoria – ha giustificato l’azzeramento di libertà costituzionali conquistate in anni di lotte sociali. Qual è la sua opinione in merito? Cosa ci aspetta ancora nei prossimi mesi?

 

Diceva un grande intellettuale francese, André Malraux, che la prima vittima della guerra è la verità, dopo la quale c’è la perdita dell’innocenza. Dietro la logica della guerra sta sempre la logica della falsificazione: falsificazione dei sistemi di spionaggio, falsificazione delle informazioni sul nemico, falsificazione delle verità interne. La spagnola venne così chiamata perché la Spagna, non essendo paese belligerante nella Prima Guerra Mondiale, era l’unica nazione in cui la verità su quella vera pandemia poteva circolare. È la conseguenza di questa falsificazione. Nulla è meglio per dominare i popoli che mantenerli in uno stato di guerra permanente o di finta guerra permanente, affinché la vera guerra delle élites, che comandano e anestetizzato le masse oppresse, debba sempre avere legittimazione. Chi ha il potere, gestendo la semiosfera dei segni, può permettersi di impedire che circolino le informazioni che riguardano le verità che potrebbero liberarci. Invece, le élite ci tengono al guinzaglio con la minaccia di un pericolo superiore (ora un virus, ora una guerra, ora una carestia, ora un tracollo economico). Sono quelle élite, prestatrici di denaro e stampatrici di titoli, che governano attraverso il ricatto dello Spread e un’idea di debito, muovendo una psico-info-epidemia di monete. Sotto la minaccia di una guerra, ora materiale, ora economica, il popolo soccombe, non avendo le leve della dinamica, che rappresentano la vera chiave del mantenimento dello status quo.

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