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Elogio dei secchioni

Elogio dei secchioni

Ho avuto sempre una grande simpatia per una categoria generalmente poco apprezzata, quasi bullizzata: i secchioni. Ammiro le persone che non si accontentano della prima informazione che gli capita sotto il naso ma si impegnano a cercare il perché delle cose, approfondiscono, vanno oltre. In più, ho sempre pensato che i fenomeni non esistano. Certo, ci sono persone geniali o molto portate per quello che fanno, ma sono convinta che questo dono con il quale il cielo le ha illuminate sia solo una base di partenza, che può rimanere un terreno senza frutti, se non viene opportunamente coltivato.

Per la testata PRIMOPIANOSCALAc di Telos A&S abbiamo intervistato quel genio di Mogol. Un uomo che, grazie alle canzoni che ha scritto, ha venduto 523 milioni di dischi nel mondo. L’autore più prodigioso della canzone italiana parla del suo rapporto con Lucio Battisti e ricorda la sua, chiamiamola così, “secchionaggine”: “Era uno studioso straordinario: studiava sette ore al giorno i più grandi interpreti del mondo e il lavoro dei più grandi autori e compositori. Io scrivevo i testi seguendo la sua musica. Avevo una grande ammirazione per lui.”

Mi piace questa immagine di Battisti perché smonta un’opinione tanto falsa, quanto diffusa: quella del genio che crea per illuminazione, quasi senza fatica. In effetti, ci piace pensare che il talento sia una specie di magia, perché la magia è più affascinante delle sette ore al giorno passate a studiare. E invece, molto spesso, dietro ciò che chiamiamo talento c’è una quantità enorme di lavoro che semplicemente non percepiamo. Vediamo il risultato, non le ore. L’intuizione, non l’allenamento. La canzone perfetta, non le migliaia di canzoni ascoltate prima di scriverla.

Per questo continuo a fare il tifo per i secchioni. Per quelli che leggono una pagina in più, che controllano una fonte, che provano ancora una volta quando potrebbero accontentarsi. Il talento conta, certo. Ma forse il vero privilegio non è nascere fenomeni: è conservare abbastanza curiosità, disciplina e umiltà da continuare a studiare anche quando tutti gli altri hanno già cominciato ad applaudirti.

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di Simona Bonfante

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