BLOG

Gli annunci non bastano più, ora serve un’azione condivisa

Imprenditore
Gli annunci non bastano più, ora serve un’azione condivisa

La nebbia dei fumogeni della curva sud si stanno diradando e l’Italia tutta comincia ad intravedere lo scenario bellico nel quale siamo stati catapultati, tra un annuncio ed una diretta Facebook del governo. 

Da “andrà tutto bene” a “affittasi” il passo è stato brevissimo, neanche il tempo di godersi gli effimeri entusiasmi dei rappresentanti della maggioranza per il bonus vacanza. Da “ce la faremo” a “è una catastrofe” son bastati gli annunci di nuovi improbabili voucher, abbassamento dell’IVA e altri bonus inutili, anzi, inutilizzabili. Donne manager, nonni babysitter, pendolari in monopattino e lavoratori cassintegrati che dalla prossima settimana non avranno più alcuna copertura, insieme a imprenditori e lavoratori autonomi, aprono gli occhi di fronte all’imminente Armageddon.

Il Panorama – I dati snocciolati negli ultimi giorni, ormai ripresi da tutti i media, sono usciti come la troppa polvere da sotto il tappeto ad indicare che la misura è colma. Non vi è più posto dove nascondere le macerie ed il tempo per intervenire sta per scadere. Lo diciamo, a più voci, da mesi: oltre il 40% delle imprese è a reale rischio chiusura, il PIL nazionale cederà oltre 12 punti e 1,5 milioni di lavoratori rimarranno a casa, nella vana speranza che il “decreto aprile”, ribattezzato poi “rilancio”, possa in qualche modo dar impulso a quel colpo di colpo di reni che al 90’ minuto salva la partita sulla riga di porta.

Il fatto, però, è che il decreto che doveva rappresentare una risposta urgente ad un’emergenza conclamatasi in tutta la sua gravità già a fine marzo, andrà al senato solamente il 18 luglio. Perciò, ottimisticamente, potremo vederne applicati i principi solamente dalla fine di agosto. Dove sono i fondi del “cura Italia” e del decreto “liquidità”? Dove sono gli aiuti alle imprese e lo slittamento delle scadenze per gli adempimenti di legge? Che fine ha fatto l’annunciata flessibilità dei tribunali verso le aziende, la maggior parte, in difficoltà? E ancora, dove sono il sostegno all’industria e all’export? La pioggia torrenziale di 750 miliardi annunciata mesi fa si è rivelata essere, come si temeva, meno di un piccolo temporale di inizio estate. Nessun bagno di liquidità, solo vento che ha ormai spazzato via anche le speranze degli ultimi fedelissimi “giallorossi”.

Numeri preoccupanti – Le società di capitali, nel primo semestre, perdono oltre il 20% del fatturato, dato destinato a peggiorare entro la fine del 2020. Federalberghi annuncia, per il mese di giugno, un calo del 83% ed una previsione cupa, meno 50%, per ciò che rimane di una stagione ormai compromessa. Commercianti e artigiani, dopo la fiammata della riapertura post covid, registrano un calo dei consumi (Toscana maglia nera con -48,8%) che porterà alla chiusura di molti esercizi. I lavoratori dipendenti, per la maggior parte, non hanno ancora ottenuto gli assegni per la cassa integrazione di maggio e giugno. In poche settimane, si è creato l’habitat perfetto per il proliferare delle attività finanziarie della criminalità organizzata. In risposta, il governo, con il ministro Lamorgese, dichiara che si prevede un autunno caldo con il rischio di forti tensioni sociali e, ancora, non si esclude il ritorno del virus con conseguente lockdown.

Da Palazzo Chigi è tutto – Direbbero gli inviati politici dei TG, mentre il mondo del lavoro urla ormai disperato “dai palazzi, il niente”. Nulla, nessuna risposta. Se non qualche lenta ed inadeguata proposta di una politica più attenta alle imminenti, così sembra, elezioni che alla crisi in corso. Da mesi, il governo ha perso il controllo della nave e non ha intenzione di portare in cabina di comando chi potrebbe dare un contributo forte per risollevare le sorti, quasi segnate, di un Paese che ormai sembra essere l’ultimo malato agonizzante colpito da Covid19.

Le soluzioni sono pronte da tempo, le associazioni del mondo del lavoro le hanno già messe sui tavoli della politica a più riprese. Basterebbe un piccolo gesto di umiltà, a dimostrare che l’interesse nazionale sovrasta le logiche partitiche. E’ ora necessario riunire tutte le forze dello scenario politico economico nazionale ed applicare, subito, 5 interventi per ristabilire fiducia e fermare l’emorragia in corso. Investimenti, Cuneo Fiscale, Turismo insieme ad un piano strategico nazionale trentennale sono l’unica ricetta possibile. La politica deve accettare l’evidenza, prendere atto della propria inadeguatezza e dar spazio a forze innovative. Il nostro Paese ha bisogno di un processo di cambio di mentalità per poter affrontare le riforme strutturali che ci condurranno, nuovamente, a guidare l’Europa.

Contenuti sponsorizzati

Commenti


SCOPRI TUTTI GLI AUTORI