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I consigli (amorosi) dell’Intelligenza Artificiale

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale
I consigli (amorosi) dell’Intelligenza Artificiale

Nel 2023 gli Italiani che si sono rivolti all’Intelligenza Artificiale (IA) sono stati quasi il 5%, nel 2024 poco meno del 10% (dati Istat), nel 2025 intorno al 20% (dati Il Sole 24 Ore) ed è presumibile che nel 2026 questa percentuale raddoppierà ancora ancorandosi al 40%. Ma per cosa si ricorre all’IA? Le prime statistiche rivelano che l’applicazione maggiore è fatta in ambito lavorativo e secondariamente per aiuto personale. Amicizia, amore, relazioni umane sono la mappa che l’Intelligenza Artificiale scruta attingendo ai contenuti presenti comunemente in rete e a quelli inseriti in una sorta di grande “data base” da mani umane: creatori, addestratori. Dietro all’artificiale ci sono persone che organizzano, costruiscono algoritmi di pesca nella rete. Ma quale rete? Quella occidentale ovviamente, di converso a quanto avviene nei paesi asiatici e di altri continenti.

Con una crescita così esponenziale (e un bisogno sempre più marcato) chi governerà l’Intelligenza artificiale governerà il mondo nella misura poi che parallelamente l’umano abdichi a sé stesso dipendendo sempre di più dall’IA.

Nell’ordine, ecco i quesiti maggiormente posti sul piano personale:

  1. Strategie di corteggiamento
  2. Gestione delle crisi
  3. La fine di una storia d’amore
  4. Tradimenti e gelosie
  5. Domande esistenziali.

Ma come prendono gli Italiani i consigli dell’IA? Mentre nei Paesi anglosassoni gli utenti tendono a considerare le risposte dell’IA come consigli oggettivi e utili, in Italia emerge una forte contraddizione. Il 66% degli utenti Italiani usa l’IA principalmente come un “muro di gomma” per sfogarsi delle proprie pene d’amore, ma solo l’8% ritiene che l’algoritmo dia risposte migliori di una persona reale (la percentuale più bassa in Europa, contro il 19% dei tedeschi). L’Italiano, insomma, vuole parlare ma mantiene il suo proverbiale scetticismo.

Negli Stati Uniti, l’uso dell’IA è poi fortemente orientato all’ottimizzazione: si chiede di scrivere la biografia perfetta per Tinder o la frase d’apertura (icebreaker) ideale.

Infine nei mercati asiatici come il Giappone o la Corea del Sud, l’IA “sostituisce” attivamente la relazione umana, con milioni di utenti che preferiscono fidanzate o fidanzati virtuali per evitare lo stress sociale. In Italia, sebbene stiano crescendo i casi di legami emotivi con i chatbot, il fenomeno è prevalentemente confinato a una funzione di “specchio emotivo“. Gli Italiani insomma tendono a usare l’intelligenza artificiale per fare ordine nei propri pensieri prima di affrontare il partner reale, faticando però a considerare un algoritmo come un vero sostituto del contatto fisico e passionale.

Almeno per ora.

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