Quando un dolore ci colpisce, rifuggiamo negli affetti, ma quando il dolore proviene dagli affetti, dove rifuggiamo?
Questa deve essere la domanda insostenibile, il baratro emotivo, il buco nero dell’anima dove finiscono tanti uomini che si macchiano dell’infamante delitto di femminicidio.
Ammazzare chi si è sostenuto di amare: un ossimoro, una contraddizione sentimentale che va capita per essere disarcionata e non ovviamente nel senso di “tollerata”, ma in quello tecnico e oggettivo perché non si può tendere alla cura se la diagnosi non coglie nel segno. Perderemmo solo tempo a commiserarci.
Dietro questi efferati gesti contro le donne c’è “solo” un delirio di onnipotenza patriarcale (e quindi un problema atavico tramandato culturalmente) o anche la fragilità di uomini incapaci di reggere l’onda d’urto di un rifiuto?
Probabilmente entrambe le cose ed è su entrambe le cose bisogna lavorare.
Come ci si riprende dalla fine di un amore?
Il lutto amoroso è, per quanto un’esperienza comune, uno dei maggiori dolori del cuore e questa cosa va detta, fin da giovanissimi, studiando la letteratura, la drammaturgia, i poemi. L’angoscia della distanza, il rifiuto, l’abbandono, l’inganno, il tradimento. L’amore studiato deve mostrare sì l’armonia ma anche lo struggersi per le sue crepe e la cultura, in questi casi, è quanto mai preziosa viatico per accrescere una maturità emotiva di chi, altrimenti, non ha strumenti. Non ha le parole. Non ha riferimenti con cui crescere. In anni volti solo alla scienza, ora riscopriamo il valore perduto dell’umanistica: l’italiano, la filosofia, quella ginnastica dell’anima che manca terribilmente accanto ad una formazione “sessuo-affettiva” che, qualunque cosa voglia dire, senz’altro può essere utile nella misura di uno spazio non di voti ma di confronto con ragazzi altrimenti orfani di un’educazione solida e stratificata.
Poi servono gli amici, la famiglia, il lavoro, le passioni cose tutt’altro che comuni. Questi drammi spesso maturano nella solitudine, nell’indifferenza o nella sottovalutazione dei problemi altrui che spesso vengono giustificati, tollerati, affidati al tempo come se il tempo fosse di per sé capace di sanare (cosa ovviamente non vera se non si è avviato un processo di elaborazione del dolore).
Infine (ma non ultimo per importanza) è fondamentale saper chiedere aiuto a specialisti con esperienza. Quelli che sino a ieri si pensavano “cose da matti”, ora scopriamo che ci riguardano, che i matti siamo noi: un’abitudine alla cura mentale ancora troppo poco sdoganata eppure così necessaria.
Delitti orribili (che non voglio menzionare singolarmente perché la crudeltà esecutiva di uno non ne faccia preordinare su un altro) che ancora e continuamente restituiscono la fotografia di un universo maschile spesso emotivamente disattrezzato, in solitudine e immaturo, rimasto in ogni caso ostile all’emancipazione di donne libere che rivendicano a gran voce rispetto per la loro libertà.
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