La relazione tra Italia e Stati Uniti viene spesso raccontata attraverso i rapporti personali tra i leaders. Nell’era Trump, la vicinanza politica tra Donald Trump e Giorgia Meloni ha inevitabilmente attirato l’attenzione, al contempo, alimentando l’idea che il futuro dell’alleanza transatlantica possa dipendere dalla sintonia solo tra due leader.
È una lettura parziale.
La vera forza del rapporto tra Roma e Washington risiede in interessi strategici che precedono Trump e che continueranno a esistere dopo di lui. La questione di fondo, quindi, non è se l’Italia resterà vicina agli Stati Uniti durante l’attuale amministrazione americana, ma quale forma assumerà questa relazione quando l’attuale ciclo politico sarà terminato.
La risposta passa dall’economia.
Il dato più interessante è nell’analisi sulla competitività 2025 dell’ISTAT (Istituto statistico italiano): le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono cresciute del 7,2%, mentre le importazioni americane in Italia sono aumentate addirittura del 35,9%. L’Italia ha, quindi, continuato ad aumentare gli scambi con gli Stati Uniti nonostante l’incertezza provocata dalla nuova politica tariffaria e daziale americana.
Questo elemento è fondamentale per comprendere il rapporto oltre Trump: l’interdipendenza economica non è soltanto politica, ma industriale.
Sempre secondo ISTAT, nel 2025, la crescita delle esportazioni italiane è stata particolarmente significativa nei prodotti farmaceutici, nei mezzi di trasporto e nei metalli di base. Proprio il mercato statunitense ha avuto un ruolo importante: le vendite italiane di prodotti farmaceutici e di altri mezzi di trasporto sono cresciute di oltre il 50% in un anno. Una quota compresa tra l’80% e il 90% dei relativi flussi commerciali è riconducibile a imprese appartenenti a gruppi multinazionali.
Anche i dati dell’Observatory of Economic Complexity aiutano a comprendere la profondità del rapporto. L’OEC mostra come il legame commerciale Italia-USA non sia concentrato esclusivamente nei simboli tradizionali del Made in Italy. Nel settore alimentare, per esempio, nel 2024 l’Italia ha esportato negli Stati Uniti circa 684 milioni di dollari di pasta: una cifra che rende questo singolo prodotto una componente significativa dello scambio bilaterale.
Da qui muove il punto geopolitico collegato a quello economico.
L’Italia occupa una posizione che nessun altro grande Paese europeo può replicare completamente. È contemporaneamente una potenza industriale europea, un membro fondatore della NATO, una piattaforma mediterranea e un interlocutore privilegiato verso il Nord Africa e il Medio Oriente.
Per Washington, questo significa che Roma può diventare uno dei principali nodi della strategia americana verso il fianco meridionale dell’Europa.
Per l’Italia, invece, il rapporto con gli Stati Uniti non dovrebbe tradursi in una semplice dipendenza strategica. L’epoca Trump ha reso evidente una trasformazione che probabilmente continuerà anche dopo Trump, ma che non si identificherà per forza con l’impronta di quest’ultimo (il sistema americano è politicamente dualistico) perché gli Stati Uniti chiedono agli alleati europei di assumere una quota maggiore della responsabilità della propria sicurezza.
Quest’ultima è la sfida delle sfide, ma anche un’opportunità.
La partnership transatlantica può così passare da un modello basato prevalentemente sulla protezione americana dell’Europa a un rapporto tra alleati maggiormente equilibrato.
Questo è forse il punto centrale del “dopo Trump“.
Roma non dovrebbe chiedersi semplicemente quale sarà il prossimo presidente americano. Dovrebbe chiedersi quale Italia vuole essere per gli Stati Uniti e viceversa.
Una potenza regionale? Un partner industriale? Un protagonista della sicurezza mediterranea? Un ponte tra Washington e l’Unione Europea?
La risposta potrebbe essere: tutte queste cose insieme.
Trump ha certamente modificato parte del linguaggio della politica americana, ma non può modificare la geografia italiana, la profondità degli investimenti reciproci, le catene industriali transatlantiche o i legami umani costruiti in oltre un secolo e mezzo. E ciò sia per motivi costituzionali statunitensi che geostrategico militari.
Nel 2025, quindi, nonostante le tensioni commerciali, il commercio Italia-USA ha continuato a crescere. Questo è forse il segnale più significativo.
Le amministrazioni cambiano. Gli interessi strategici restano.
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