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Lavoro e impresa: “Uniti con la politica per ripartire”

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Lavoro e impresa: “Uniti con la politica per ripartire”

 

Tra ville e aule di palazzo, continua la bagarre politica a sancire il proseguo della campagna elettorale alla quale si è dato inizio con gli Stati generali. Teatro della scienza non applicata alla realtà, durissima, che il Paese inconsapevolmente sta vivendo.

Le braci che ardono sotto alla polveriera Italia, faranno esplodere in tutta la sua gravità la vera emergenza Coronavirus. Tra settembre e ottobre, una crisi socioeconomica senza precedenti travolgerà tutta la Nazione, senza far distinguo tra zone di contagio, fasce sociali, lavoratori e imprenditori. Questa volta, nascondere la polvere sotto al tappeto, chiudendoci in casa, non servirà a nulla se non a scongiurare i motti di rivolta sociale di cui ormai tutti parlano apertamente. L’Italia non è mai stata terra di rivoluzione e, speriamo, mai lo diventerà, ma il pensiero non può che tornare a quei periodi storici durante i quali fame, incertezza e paura hanno spinto il nostro popolo a consegnare le chiavi della propria libertà a chiunque avesse promesso un tozzo di pane.

 

Il quadro

La perdita reale di posti di lavoro riguadagnati in oltre un decennio di stagnazione dopo i fatti del 2008, il calo del 20% della capacità industriale dello stesso periodo, l’indebolimento del sistema produttivo del bacino di bellezza più grande del mondo, la mancanza di sostegno agli investimenti, l’assenza di un sistema di garanzia per imprese e lavoro uniti a politiche che incentivano di fatto la delocalizzazione industriale e fiscale, aprono il varco per l’attacco finale al Made in Italy.

I “lupi” questa volta arriveranno vestiti da filantropici mecenati, accompagnati da tonnellate di soldi pronti ad essere immessi nel sistema produttivo del Centro Nord, che interamente a breve cadrà vittima del calo dei consumi e dell’assenza di politiche di sostegno. Tonnellate di Euro e non miliardi, perché in quel segmento sommerso e oscuro della finanza, il denaro si conta in chilogrammi e non si custodisce in banca, bensì in scatoloni di cartone nascosti nei muri degli appartamenti della Lombardia, pronti ad essere “investiti” in attività legali, come riportato da AGI in una notizia dello scorso 8 giugno. Non si tratterà più solo di ristoranti, discoteche, bar e piccole attività di distribuzione, ma dell’apparato industriale, oggi debole e isolato, vulnerabile alla concorrenza straniera e non più in grado, da solo, di rialzarsi per l’ennesima volta e guidare il Paese verso una ripresa, tanto necessaria quanto (quasi) impossibile.

 

La speranza

Le sfide difficili non ci hanno mai spaventati. Al contrario, quando la parola “impossibile” compare, il mondo imprenditoriale si rinsalda col senso di consapevolezza storica che ha reso l’Italia la terra più amata del pianeta e la sua industria, per decenni, quella che ha stravolto i canoni evolutivi dell’umanità. Soli, negli anni ’50 e ’60, siamo stati capaci dell’impossibile e lo scenario che si delineerà da qui a settembre, sarà molto simile al secondo dopoguerra. con la sola differenza dell’assenza di quella classe politica illuminata che, al di là di errori e colpe, è stata capace di guidare i cittadini verso l’obiettivo comune della rinascita del Paese.

 

La ricetta

La differenza tra un bravo cuoco ed un grande chef sta nella capacità di trarre il massimo risultato da poco che si trova nella dispensa. L’Italia, si sa, è il popolo dei grandi chef e anche questa volta faremo “con quel che c’è”. Senza la retorica del prima si stava meglio e dei bei tempi andati dei grandi statisti. Unicamente per questa ragione, ci siamo messi a disposizione della politica, con la convinzione che la cecità partitica si fermi davanti ad un moto perpetuo nazionale di collaborazione, costruzione e proposta. Solo con un percorso di condivisione, coesione ed inclusione il nostro Paese potrà affrontare l’immediato futuro e l’opportunità storica di rinascita che si è presentata.

Le proposte sono sul tavolo. Da più parti si auspicano piani emergenziali, ma la vera sfida sarà quella di cooperare per definire un piano strategico di lungo respiro, un sigillo di garanzia sul futuro di tutti i cittadini. Scuola, sanità, giovani, infrastrutture e investimenti sono i temi per i quali siamo pronti a metterci all’opera come civil servant al servizio delle istituzioni nazionali, forti delle competenze acquisite in decenni passati sul campo, accompagnati dai “testi sacri” dell’economia e del diritto. Azienda Italia chiama politica…in attesa di risposta.

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