A Stilo, il 4 agosto, la presentazione nazionale del volume di Francesco Sorgiovanni Errigo diventa l’occasione per riflettere sull’eredità di uno dei più grandi pensatori europei e sul dovere di restituire alla Calabria il posto che merita nella storia della cultura. Ci sono uomini che appartengono alla loro epoca e uomini che appartengono al futuro. Tommaso Campanella appartiene al futuro. Ogni generazione torna a leggerlo, ogni stagione della storia lo interpreta in modo diverso, ogni crisi della civiltà occidentale finisce, prima o poi, per ritrovare nelle sue pagine domande che sembrano scritte per il presente. È questo il destino dei grandi pensatori: non essere mai definitivamente consegnati agli archivi. Campanella continua a vivere. E continua a far discutere.
Non soltanto per la sua Città del Sole, divenuta uno dei testi fondamentali dell’utopia politica europea, ma perché la sua intera vicenda umana rappresenta una straordinaria metafora della libertà del pensiero. Ventisette anni di carcere non bastarono a piegare un uomo convinto che la conoscenza fosse il più potente strumento di emancipazione dell’umanità. Oggi, mentre il dibattito pubblico sembra spesso consumarsi nella velocità dei social network e nell’immediatezza dell’opinione, tornare a Campanella significa recuperare il valore del pensiero lungo, della riflessione, della ricerca, della profondità. Per questo il libro che sarà presentato martedì 4 agosto a Stilo, in anteprima nazionale assoluta, assume un significato che supera ampiamente l’interesse editoriale. Il volume “Tommaso Campanella. Iconografia di un filosofo”, firmato da Francesco Sorgiovanni Errigo, non racconta semplicemente il volto del grande domenicano calabrese. Racconta il modo in cui quattro secoli di storia hanno guardato Campanella. È una differenza sostanziale. Perché un ritratto non è mai soltanto un ritratto.
Ogni immagine racconta il tempo in cui nasce. Ogni artista interpreta il proprio presente mentre prova a raffigurare il passato. Ogni incisione, ogni dipinto, ogni busto, ogni medaglia diventa una testimonianza della fortuna culturale di un uomo che non ha mai cessato di essere un punto di riferimento per filosofi, storici, letterati e artisti. È qui che il lavoro di Francesco Sorgiovanni Errigo raggiunge la sua dimensione più alta. L’autore non si limita a raccogliere immagini. Le studia. Le confronta. Le colloca nel loro contesto storico. Ne ricostruisce le fonti, la genealogia, le trasformazioni iconografiche e il significato culturale. Ne emerge un’opera che non può essere definita semplicemente un libro illustrato.
Siamo davanti a uno studio scientifico di grande spessore, destinato a diventare un punto di riferimento negli studi campanelliani. È il frutto di anni di ricerca rigorosa, di paziente lavoro archivistico e di una passione autentica per la storia della cultura. In un Paese che troppo spesso celebra superficialmente i propri grandi uomini senza approfondirne davvero il pensiero, questo volume rappresenta una felice eccezione. C’è poi un’altra riflessione che merita attenzione. L’Italia conosce Campanella. Ma forse non lo conosce abbastanza. E la Calabria, che gli diede i natali, non sempre è riuscita a valorizzarlo come avrebbe meritato. Parliamo di uno dei maggiori filosofi europei tra Rinascimento e Barocco, tradotto, studiato e discusso nelle principali università del mondo. Eppure il suo nome rimane ancora confinato, troppo spesso, entro i percorsi specialistici della filosofia. Anche per questo motivo la presentazione nazionale del volume a Stilo assume un valore simbolico. È il ritorno del filosofo nella sua terra.
È la dimostrazione che la cultura può ancora nascere dalle periferie e parlare al centro del dibattito nazionale. È anche un segnale importante per una Calabria che possiede un patrimonio intellettuale immenso e che ha il dovere di trasformarlo in occasione di crescita civile. Francesco Sorgiovanni Errigo offre un contributo prezioso proprio in questa direzione. Il suo libro non celebra Campanella. Lo restituisce alla storia. Lo sottrae alle semplificazioni. Lo riconsegna agli studiosi, agli studenti, ai lettori e a quanti credono che la memoria culturale rappresenti una risorsa per costruire il futuro. Il 4 agosto, dunque, non verrà presentato soltanto un volume. Sarà presentata un’idea di cultura. Quella che nasce dalla ricerca, dal rigore, dalla passione e dalla consapevolezza che i grandi classici non appartengono mai esclusivamente al passato. Continuano a parlarci. E Tommaso Campanella, dopo oltre quattro secoli, continua ancora a farlo con una sorprendente attualità.
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