In Italia dilagano i furti di auto e veicoli commerciali. Secondo i dati del Ministero dell’interno, nell’ultimo anno l’aumento dei furti di questi ultimi è stato addirittura del 112%. Nel 2024, in particolare, sono stati rubati 136.201 veicoli. Di questi sono stati recuperati poco più di 60mila, mentre degli altri si sono perse le tracce. Il tasso di ritrovamento è rimasto intorno al 45%. La refurtiva segue diverse direttrici: Est Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Oppure finisce nel mercato nero dei ricambi. Tranne il caso di ladri solitari, la stragrande maggioranza di furti è opera di una filiera criminale organizzata, capace di rubare su commissione, smontare un’auto in poche ore, trasferirne i pezzi all’estero e trasformare la refurtiva in denaro.

Il fenomeno, dunque, non è soltanto un problema di sicurezza urbana, ma un business che coinvolge organizzazioni criminali nazionali e internazionali, con tecnologie sempre più sofisticate per neutralizzare i sistemi di protezione delle auto moderne. E che si concentra in cinque regioni: Campania, Lazio, Sicilia, Puglia e Lombardia, dove si registra circa l’80% dei furti. Per arginare questo fenomeno “sistemico”, è incardinato al Senato un disegno di legge presentato dal forzista Dario Damiani, insieme ai colleghi Maurizio Gasparri e Pierantonio Zanettin. Il disegno di legge S.1506, presentato a maggio dello scorso anno, interviene sul codice penale, sul codice di procedura penale e sull’ordinamento penitenziario. L’obiettivo è introdurre una disciplina specifica per il furto di autoveicoli, motocicli e mezzi privati di trasporto, ritenendo insufficienti gli strumenti oggi disponibili per contrastare tale piaga.

Nel dettaglio, il provvedimento inserisce tra le aggravanti a effetto speciale del furto quella relativa alla sottrazione di un veicolo. La pena prevista è la reclusione da due a sei anni. Una cornice più severa che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe rendere più incisiva la risposta dello Stato e aumentare le possibilità di utilizzare strumenti investigativi più penetranti. L’obiettivo è andare oltre l’autore materiale del furto e ricostruire la rete che organizza le sottrazioni, gestisce i depositi, individua i compratori e provvede alla distribuzione dei veicoli o dei loro componenti.

Il ddl prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per il furto commesso con la nuova aggravante. Sul piano patrimoniale, invece, introduce la confisca obbligatoria, anche per equivalente, del prodotto, del prezzo o del profitto del reato. Un tentativo per colpire il cuore economico del fenomeno. Un’auto rubata può valere molto più di quanto sembri: intera, come mezzo da rivendere; smontata, come insieme di pezzi; oppure inserita in circuiti internazionali di ricettazione. Sottrarre ai criminali il guadagno significa quindi intervenire sul motivo che alimenta l’attività. Non basta, secondo i promotori, arrestare chi porta via la vettura: occorre rendere meno conveniente l’intera filiera.

La crescita dei furti ha poi anche una conseguenza diretta per tutti gli automobilisti: la difficoltà di assicurare i veicoli e l’aumento del costo esponenziale delle coperture. L’Ania, l’associazione nazionale delle compagnie assicurative, intervenendo in audizione sul ddl, ha espresso sostegno alla proposta e ha ricordato che proprio la concentrazione dei furti incide sull’assicurabilità delle vetture.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere