L'intervista
“Meloni non provi a superare Vannacci a destra, per vincere non deve rincorrerlo”, parla Tiberio Brunetti (Spin Factor)
L’avanzata di Futuro Nazionale nei sondaggi riscrive l’agenda del governo Meloni, che però rischia di inciampare nell’inseguire Roberto Vannacci. Ne parliamo con Tiberio Brunetti, fondatore di Spin Factor, società leader a livello nazionale nella consulenza istituzionale e politica e nell’analisi dei dati.
Divieto di burqa e nikab a scuola e tetto massimo per gli studenti stranieri in classe. La campagna elettorale di Giorgia Meloni è già iniziata?
«Queste proposte sembrano il riflesso di una fase in cui il centrodestra è contratto: prova a smarcarsi dall’ombra di Vannacci, ma rischia di restarne intrappolato».
D’altronde, sono temi nel cuore dell’elettorato di centrodestra. Perché c’è la necessità di rimarcare queste posizioni dopo quattro anni di governo?
«Il virus che ha sempre colpito, e spesso affondato, le coalizioni di centrosinistra, è il timore di essere scavalcati a sinistra. Ora questo virus si sta diffondendo nel centrodestra. È la prima volta in cui si palesa un movimento forte fuori dal perimetro della coalizione. Il fianco era scoperto perché – secondo me a ragione, e facendo il bene sia di chi si riconosce nel centrodestra sia del Paese – Giorgia Meloni, e con lei gli alleati, hanno dato al governo un’impronta moderata e non estrema. Questo esecutivo e questa maggioranza possono essere un modello di come il centrodestra in Europa e nell’Occidente può essere competitivo. Nel 2022 hanno vinto con una proposta unitaria e credibile. Spostarsi a destra snatura, rende orfani i potenziali elettori più moderati e centristi e, paradossalmente, rafforza chi quelle posizioni di destra estrema le sta rivendicando al di fuori della coalizione».
Il governo sente il fiato di Vannacci sul collo…
«Sì, ma è l’amplificazione di una percezione che rischia di autoalimentarsi. È ovvio che i sondaggi e l’avvicinarsi del voto possano generare ansia e paura, ma rincorrere l’avversario nel proprio campo è sintomo di subalternità. Meloni rivince se continua a fare Meloni, non se vuole dimostrare di essere più a destra di Vannacci».
Inseguire Futuro Nazionale, però, paga?
«Giorgia Meloni si è ritagliata un ruolo autorevole in Europa per aver dato stabilità all’Italia e per aver avuto sempre una postura ferma, ma mai chiusa al dialogo. Non ha mai abbracciato posizioni estremiste. In questi quattro anni, a mio avviso, ha rischiato di snaturarsi due volte: la prima per la troppa vicinanza a Trump che poi, paradossalmente, con i suoi attacchi le ha dato la possibilità di slegarsi. La seconda con la sospensione di Schengen con la Spagna: una decisione probabilmente sproporzionata verso un Paese membro dell’Ue, più dettata dal clima politico interno che dalla necessità reale».
Sarebbe un errore per Meloni, dopo aver lavorato in questi anni per accreditarsi come destra istituzionale…
«Giorgia Meloni ha già vinto la sua sfida politica e culturale: ha dimostrato che l’Italia ha una destra moderata, pienamente legittimata, che può e sa governare. Il tema principale per mantenere consenso e credibilità sta nel proporre e attuare provvedimenti importanti e risolutivi per la vita quotidiana degli italiani. Poi, sul versante del dibattito politico, che pure ha il suo peso, la questione non è essere più di destra di altri, quanto – a mio avviso – dimostrare che Vannacci non rappresenta una proposta politica credibile. A me ha fatto sorridere e riflettere Riccardo Molinari della Lega quando ha detto che il programma di Futuro Nazionale sembra scritto in una birreria tedesca negli anni ’20. È una metafora azzeccata. Non bisogna rincorrerlo, ma semplicemente dimostrare che quello che propone, in maniera comunicativamente efficace, non è attuabile. Sia dal punto di vista della tenuta finanziaria dello Stato, che andrebbe in bancarotta dopo sei mesi, sia dal punto di vista della coesione e dell’inclusione sociale».
La sospensione del bollo auto è una misura concreta, ma viene percepita come mossa elettorale?
«Come tutte le misure che riducono o annullano pagamenti da parte dei cittadini, è una buona proposta, ma è stata presentata con enfasi eccessiva. Non è certo questo il provvedimento che salva la legislatura. Inoltre il contesto non aiuta: se mi dici che non pago il bollo e poi pago 2,5 euro al litro di benzina, comunque non sono contento».
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