Politica
Burqa e stranieri in classe, Meloni porta a scuola Vannacci
Di due aspetti possiamo essere pienamente certi: che siamo entrati in campagna elettorale – e le dichiarazioni della Premier Meloni su burqa, niqab e integrazione a livello scolastico non fanno che confermarlo – e che il campo largo non riesca, come al solito, a fare opposizione nel merito (per quanto voglia impegnarsi). Dal feudo di Fenix, la festa organizzata dai fedelissimi di Gioventù Nazionale, Giorgia Meloni annuncia l’arrivo di un provvedimento al Consiglio dei Ministri, che porterà ad “un livellamento” con la ridefinizione di un tetto massimo degli studenti stranieri per classe e, assieme a questo, introduce il divieto di burqa e niqab all’interno degli istituti scolastici.
Ovviamente le reazioni dal campo largo non si sono fatte attendere, così come quella del generalissimo Roberto Vannacci, che si complimenta (sinceramente, a quanto sembra) con Giorgia Meloni affermando però che “questi provvedimenti dovevano arrivare anni fa”. In realtà, il tetto massimo sulla presenza di studenti stranieri all’interno delle scuole riporta la mente al provvedimento Gelmini durante il Governo Berlusconi IV, che mancò di applicazione a causa dell’assenza di raccordo tra le parti. Dalla corazzata Potëmkin arriva il commento di Bonelli di Avs, che afferma con parole molto nette che il Governo Meloni, invece di interessarsi dei problemi che affliggono il sistema scolastico, “insegue la destra neofascista di Afd e Vannacci, che ha proposto classi differenziate per gli studenti con disabilità. La verità è che alla presidente del Consiglio del funzionamento della scuola non interessa nulla” (come al solito, i rimandi ai nazionalismi quando si analizzano dei fenomeni politici e elettorali sono una peculiarità quanto più attuale del Campo Largo).
Di tutt’altro avviso – e con la riproduzione di sottofondo di Sweet Home Alabama – è il ministro dell’Istruzione Valditara che, accusando l’opposizione di vivere nell’Alabama degli anni ‘50 e di volere le “classi ghetto”, commenta la possibile misura su niqab e burqa affermando che “si dovrebbero rispettare le diverse identità anche quando sono espressione di una concezione patriarcale della donna. Insomma, progressisti a corrente alternata”. Dal campo largo continuano ad arrivare frecciate, prima tra tutte quella di Elly Schlein, che accusa il Governo di avere una gestione puramente ideologica del tema immigrazione; a lei si aggiungono le dichiarazioni di Maria Elena Boschi di Italia Viva, che sottolinea come, dietro questo provvedimento del Governo Meloni, ci sia in realtà una strizzata d’occhio dal punto di vista politico a Vannacci.
Condivisibile? Solo in parte, ma si può aprire una riflessione meramente politica sul generalissimo. Un grande punto interrogativo in questo periodo è proprio l’inclusione di Futuro Nazionale nella futura compagine di un possibile governo Meloni II. Di fatto, a fine luglio, la Commissione Cultura della Camera ha approvato una proposta a firma Futuro Nazionale che impegnava il Governo a intervenire contro il velo integrale nelle scuole. La campagna elettorale entra nel vivo tra toni aspri e prime proposte. Se il nodo Meloni-Vannacci sta infiammando il centrodestra, il campo largo resta al palo, tra l’incertezza delle primarie e quella di una vera costituente futura.
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