Una disposizione "illegittima"
Carabinieri, polemica sulla permanente reperibilità: “Non voglio essere disturbato”. La circolare chiede di indicare il numero di telefono
La polemica sui cellulari dei carabinieri arriva sul tavolo del comandante generale. Una circolare della scorsa settimana, firmata dal generale Marco Guerrini, chiedeva ai militari che ricoprono determinate posizioni d’impiego di comunicare il proprio numero personale per esigenze di servizio. Una disposizione “illegittima” ed in “violazione della privacy“, avevano subito tuonato i sindacati di categoria.
“Un Carabiniere deve sapere che il proprio Comandante c’è”, gli ha risposto ieri in una lunga lettera il generale Salvatore Luongo. Essere raggiungibili, sostiene Luongo, non significa automaticamente una “permanente reperibilità“, ma rappresenta una manifestazione concreta di disponibilità al servizio. Per chi comanda, aggiunge, gli obblighi morali non finiscono quando termina l’orario di servizio.
“Se ciascuno facesse sempre, fino in fondo, ciò che il proprio ruolo richiede, molte prescrizioni non sarebbero necessarie”, ha poi aggiunto Luongo. Una frase che, al di là dei richiami alla cultura dell’Arma e al senso del dovere, lascia però aperta una domanda molto più concreta.
Se un comandante deve esserci è necessario ricordarglielo attraverso una circolare? E soprattutto: perché per garantire la continuità del comando bisogna raccogliere i numeri dei cellulari privati, invece di organizzare una reperibilità istituzionale chiara, con strumenti e responsabilità altrettanto chiari, magari anche retribuita?
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