Solo venerdì sono state rese note le dichiarazioni rese da Sigfrido Ranucci alla Procura di Roma il 2 luglio. Alla vigilia del sequestro dei telefoni di Valter Lavitola, l’allora conduttore di Report insisteva sulla pista nera e sull’ipotesi di una fumosa organizzazione mafiosa. Depistaggi o marchiani errori di valutazione? Oggi, alla luce della confessione di Lavitola, quelle dichiarazioni impongono almeno una rivalutazione di quello che per anni è stato celebrato come il grande giornalista d’inchiesta della Rai.

Perché, nella migliore delle ipotesi, Ranucci non aveva capito niente di quello che gli succedeva intorno. Frequentava a cena, a casa e nel privato quello che definiva un «amico fraterno». E non si sarebbe accorto di nulla. Un paradosso difficile da ignorare per chi ha costruito la propria reputazione sulla capacità di scovare trame e collegare fatti apparentemente invisibili. Poi c’è il capitolo del ristorante Cefalù, di proprietà di Lavitola. Le cene erano numerose. E resta una domanda elementare: chi pagava? Ranucci con la carta personale o con quella aziendale Rai? Una domanda alla quale, finora, non è arrivata una risposta chiara.

Adesso il caso arriva a un passaggio decisivo. Oggi, lunedì 7 settembre Lavitola comparirà davanti al Tribunale del Riesame e, secondo quanto annunciato dai suoi difensori, potrebbe rendere nuove dichiarazioni spontanee. A rappresentarlo sono gli avvocati Sergio Cola e Arturo Cola, che hanno presentato il ricorso contro la misura cautelare e puntano a chiarire gli aspetti della confessione che gli stessi magistrati hanno giudicato fumosi e privi di riscontri. Sarà dunque Lavitola a dover spiegare meglio la propria versione. Ma, nel frattempo, qualche domanda dovrebbe essere rivolta anche a Ranucci.

E mentre la vicenda giudiziaria continua, a Report è già cambiato il clima. La Rai ha costruito il nuovo assetto del programma: Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi alla conduzione, con Bernardo Iovene e Giulio Valesini nel ruolo di capi-autore. E qui arriva il dettaglio politicamente più curioso. L’uscita di Ranucci dalla conduzione, che lui ha definito una mortificazione per la storia di Report, sembra essere stata festeggiata dalla redazione come l’inizio di una nuova fase. L’accoglienza riservata a Claudia Di Pasquale, con applausi e abbracci, è proseguita con un momento conviviale fuori dalla sede Rai. Una fotografia assai diversa da quella della redazione «in rivolta» raccontata nei giorni immediatamente successivi alla decisione aziendale. Tutti felici, dunque, tranne uno. L’ex conduttore non ha accettato le ricollocazioni proposte dall’azienda e si prepara per una campagna d’autunno dai toni sempre più elettorali.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.