«Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti»: così Marco Travaglio, lunedì, ha liquidato Giovanni Falcone pur di togliere dall’angolo l’amico Ranucci. Le reazioni non si sono fatte attendere: «frase indegna, un esempio di cattivo giornalismo», ha replicato — doverosamente — Maria Falcone, ricordando che il fratello «non lavorava per il governo di Giulio Andreotti: lavorava per lo Stato italiano»; parole nette anche dalla presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo, da Rita Dalla Chiesa, dal mondo civile. E dall’Associazione nazionale magistrati? Nulla. Nemmeno una riga per il collega più illustre della sua storia.

Eppure di voce l’ANM ne ha da vendere: si è alzata in piedi, letteralmente, per Ranucci — «un gesto di solidarietà quantomeno dovuto», ha rivendicato ieri il presidente Tango — e non l’ha mai fatta mancare su leggi e riforme. Sentì il dovere di commemorare in piedi una vittima — di un attentato che, per confessione del mandante, portava la firma di un amico fraterno — mentre tante vittime vere non hanno mai avuto un’aula magna in piedi per loro. E sentì il dovere, lì, di prendere parte a una partita politica, il referendum sulla separazione delle carriere: quella di cui proprio Falcone fu, con lucido anticipo, convinto sostenitore. Oggi però il segretario Maruotti scopre che «il silenzio è più che opportuno, anzi doveroso: c’è un’indagine in corso».

Ma difendere la memoria di Falcone non richiede di entrare in alcuna indagine: richiede una frase sola. Da vivo, la corporazione lo lasciò solo — il CSM che dopo il maxiprocesso gli preferì Meli, le bocciature, i veleni del Palazzo. Tacere oggi, mentre lo insulta un direttore di giornale per coprire un commensale nei guai, significa lasciarlo solo di nuovo. E stavolta senza nemmeno l’attenuante dell’invidia: resta solo il timore di dispiacere a Travaglio? Sarebbe anche peggio.

Il presidente Tango è persona perbene, e qualcosa ha detto: tirare per la giacchetta Falcone e Borsellino «è sempre sbagliato». Giusto. Ma qui non si tratta di giacchette: si tratta di un’offesa, e le offese esigono risposte con nome e cognome. Un intervento più deciso non costa nulla e vale tutto, perché «si muore generalmente perché si è soli», scrisse proprio Falcone. Da vivo, quella solitudine gliela costruirono anche i colleghi. Che almeno da morto la sua corporazione gli conceda una voce.

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