Tre le cose che non vanno bene nella vicenda
“C’è Gaza”, la lettera di congedo del prof agli studenti del liceo Vivona: fate la polemica che volete ma lasciate stare la meglio gioventù
L’augurio è che il gesto non sia stato volontario e che le conseguenze, per quanto prevedibili fossero, non siano state calcolate. Perché ricordiamoci tutti che stiamo parlando di studenti. E che dalle strumentalizzazioni devono restarne fuori. Assolutamente. Sono infatti tre le cose che non vanno bene nella vicenda del professor Massimo Sabbatino del liceo classico Vivona di Roma, che si congeda con una lettera ai suoi studenti ricordando che “c’è Gaza”. Una di merito, le altre due di metodo.
- Non c’è solo Gaza. Antitesi, questa, molto scarna a quanto scrive il docente. Però alzi la mano chi pensa che non sia così. Il conflitto nella Striscia è la conseguenza del massacro del 7 ottobre 2023. Pogrom di cui ormai nessuno più parla. Per assurdo, godeva ancora di una minima attenzione quando gli ultimi ostaggi erano nelle mani dei carnefici di Hamas. Adesso manco quello. Solo in Israele resta una ferita difficile a richiudersi. Ma il problema non finisce lì. Non c’è solo Gaza. Perché i massacri silenziosi del Darfur e in Mali, i cristiani sempre più oppressi in Siria, l’Afghanistan o banalamente l’Ucraina hanno lo stesso diritto di attenzione di quanta ne venga dedicata al conflitto israelo-palestinese. Il fatto è che Gaza è trend setter. È spendibile di fronte a chi non mastica di attualità e ha appunto bisogno di essere alimentata. Bisogna fare attenzione, però. Perché una cosa è insegnare, un’altra è indottrinare. Se si parla di Gaza, come se fosse una monade della storia, si agisce in maniera strumentale e pretestuosa. O più semplicemente scorrette. Nulla a che vedere con il nobile ruolo di un insegnante.
- Di fronte a tutto questo, era inevitabile l’intervento di Ministero. Non del ministro! Tirare in ballo Giuseppe Valditara vuol dire strumentalizzare il caso. In queste circostanze, non poteva che intervenire l’Usr Lazio. Non è censura, né inchiesta. E altrettanto sono irricevibili gli attacchi di assenza di democraticità delle istituzioni e del governo. Si tratta soltanto della doverosa volontà di capire cosa sia successo. Una lettera è sicuramente una forma di comunicazione privata. Fino a quando non ha il duplice scopo del commiato del docente e del messaggio didattico. “Cari ragazzi, siate curiosi, non smettete di annusare il mondo, ascoltare il maggior numero di campane possibili. Noi abbiamo fatto del nostro meglio per darvi gli strumenti giusti per capire cosa stia succedendo nel mondo. Penso al Medio oriente. Come primo esempio”. Si poteva scrivere una cosa del genere. Avrebbe avuto il suo giusto effetto.
- Di fatto siamo in campagna elettorale. In un clima di polarizzazione mai così teso nella storia della repubblica. Non è una coincidenza che dalla lettera al professore e poi all’uscita dell’Usr Lazio siano seguite ben quattro interrogazioni parlamentari. Il ministro Valditara ne è diventato bersaglio. La vicenda finirà nell’ennesimo fuoco fatuo della polemica guelfi-ghibellini. A un livello molto meno nobile. Era questo l’intento del professor Sabbatini? Era questo il lascito morale che voleva trasmettere ai suoi ragazzi?
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