La miccia l’abbiamo accesa noi del Riformista. E di qualche esplosione dobbiamo darvi conto. Il presidente del PLD, Andrea Marcucci, chiede a gran voce unità tra i soggetti liberali e riformisti: Azione, Europeisti, Liberaldemocratici e Spazio Pubblico, per citarli in rigoroso ordine alfabetico, sono invitati a presentarsi al check-in con urgenza. Come dicono negli aeroporti, con un misto di gentilezza e fermezza: «Ultima chiamata». Dentro Più Europa si fronteggiano Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey da una parte (con l’idea di unirsi al cantiere renziano di Casa Riformista) e il segretario uscente Riccardo Magi. Quest’ultimo, ormai sull’orlo della sfiducia, preferirebbe portare +E nell’ambito dell’alambicco di Goffredo Bettini, che ha messo a punto, neanche fosse nel laboratorio di Harry Potter. L’incantesimo farebbe prendere corpo a una ipotetica formula magica capace di trasformare il PCI — niente paura, è solo il Progetto Civico Italia — di Alessandro Onorato e il PSI di Enzo Maraio, insieme a quel che resta di Più Europa, nella «federazione dei centristi» del centrosinistra. Una definizione tanto ambita da risultare confusa.

Si assommano le sigle. La Federazione dei Riformatori (Claudio Signorile, Alfredo Venturini, Oreste Pastorelli, Giovanni Crema, Mauro Del Bue) medita di raccogliere le firme per presentare la lista alle prossime politiche. Insieme ad altri. Provengono da sinistra, diretti al centro. Poi c’è un gruppo che sta facendo parlare, nell’area: ALF. Un acronimo che sta per Area Liberale Federalista. Ne fanno parte alcuni ex leghisti che arrivano dall’altra parte, dal centrodestra e soprattutto dalla Lega. Liberali, federalisti guidati da Jonny Crosio. «L’apertura di Carlo Calenda, che raccoglie con prontezza e senso politico l’appello lanciato da Andrea Marcucci per l’unità delle forze liberali e riformiste, è un passaggio politico decisivo. Conferma che la gravità del momento storico impone di archiviare per sempre ogni tentazione di autosufficienza, per costruire una sintesi solida, fondata sul merito e su una netta scelta di campo euro-atlantica», dichiara Jonny Crosio, segretario nazionale di ALF.

«Siamo a uno spartiacque decisivo — prosegue Crosio —. Sullo scenario politico premono spinte populiste, pulsioni antieuropee e ambiguità filo-russe che puntano a scardinare l’ordine democratico e le alleanze occidentali. Non è una minaccia astratta: lo dimostra l’inquietante scenario alla vigilia del voto di ieri in Sassonia-Anhalt, con la prospettiva di una preoccupante avanzata dell’AfD, ma anche, in casa nostra, il nazional-populismo regressivo e filo-russo cavalcato da figure come Roberto Vannacci. Di fronte a questi estremismi che condizionano la politica nazionale ed europea, non c’è più spazio per distinguo infiniti o sterili tatticismi». «Per noi il Centro di cui l’Italia ha urgente bisogno non è un condominio elettorale né una mera sommatoria di sigle in cerca di collocazione: è una funzione politica di governo, un metodo d’azione capace di coniugare radicalità riformatrice e sintesi sui contenuti. Non cerchiamo scorciatoie né passaggi di comodo: Area Liberale Federalista mette in campo una comunità di donne e uomini con un solido bagaglio parlamentare, di governo e amministrativo. Portiamo in dote il federalismo della responsabilità — la cultura di chi sa che ogni decisione ha un costo, tempi certi e un responsabile — e la vicinanza a chi produce, lavora e rischia ogni giorno in proprio. È il momento del coraggio e della lealtà: apriamo subito un confronto comune sul merito per federare le energie migliori e costruire un fronte repubblicano solido e credibile, alternativo a ogni deriva estremista».

I centristi sono in finestra, vogliono capire come si voterà, come si concluderà la partita della nuova legge elettorale. Non tutti sono convinti dell’iniziativa di Libertà Eguale e della Fondazione Magna Charta sul ballottaggio. «Potrebbe essere una soluzione, ma il solo ballottaggio, senza inserire altri elementi di equilibrio, mi sembra parziale. Senza un proporzionale puro, il centro oggi è un luogo geografico», taglia corto Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare. Il suo partito aderisce al PPE, così come Forza Italia, Noi Moderati, l’UDC e Base Popolare. Quest’ultima formazione, guidata da Giuseppe De Mita, sta preparando un incontro pubblico a Roma per il 18 e il 19 settembre dove, più che il ceto politico, a confrontarsi sui temi concreti della crescita saranno attori del mondo produttivo, associazioni e corpi intermedi.

Stesso posizionamento dell’Udc: «Il ceto medio deve essere il cuore della prossima Manovra. Meno tasse sul lavoro e sui redditi, sostegno alle famiglie e a chi produce, senza mettere a rischio la serietà dei conti», dice il senatore questore del Senato e segretario nazionale UDC Antonio De Poli. Il centro ha tutti gli elementi e gli ingredienti pronti per essere frullati. La materia prima è di qualità. E come tutte le centrifughe, può dare l’energia giusta per correre. Non sappiamo però se potrà soddisfare l’appetito di ciascuno.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.