Il commento
Ceuta, la cosa sbagliata e la cosa giusta di Meloni e il socialismo nordico che umilia la sinistra italiana
La situazione interna e internazionale è così confusa e contraddittoria che, per capirla davvero in tutte le sue componenti, richiede quella che Togliatti a suo tempo chiamò “l’analisi differenziata”. Allora, per comodità di esposizione e in ordine di importanza, partiamo da Giorgia Meloni. In questi giorni di agosto ha fatto due cose: una sbagliata e un’altra giusta. Quella sbagliata è stata l’interruzione del Trattato di Schengen per i fatti di Ceuta. Non c’era nessun rischio che i marocchini piombati a Ceuta potessero passare nella Spagna reale e di lì arrivare in Italia.
La rottura con la Spagna in un momento così delicato ha aperto una ferita nell’Europa del Sud che andava evitata a ogni costo, perché oggi l’Europa nel suo complesso è sotto il fuoco incrociato della Russia di Putin e dell’America di Trump. A sua volta, Sánchez ha reagito a un errore con una ritorsione altrettanto sbagliata: per di più, il filtro messo in piedi dalla Spagna nei confronti dei turisti italiani è stato molto più fitto e serrato di quello a maglie larghe messo in atto nei confronti degli spagnoli dal ministro Piantedosi, ben consigliato dal ministro degli Esteri Tajani. Quindi quella di Sánchez è stata un’inutile meschinità.
Poi, però, Meloni ha fatto una cosa assai giusta, con la lettera a due firmata con la premier danese Mette Frederiksen. Una missiva caratterizzata da realismo e buonsenso, che ha anche avuto il consenso di una ventina di nazioni europee. Questa lettera è stata confermata nel recente comunicato a due sull’immigrazione irregolare (che è cosa diversa da quella regolare, che va sostenuta e rafforzata). Così come sul sostegno all’Ucraina emerge la validità strategica della socialdemocrazia nordica e la sua superiorità su spezzoni della sinistra italiana e francese.
Infatti un bel pezzo della sinistra italiana è schierata in modo del tutto inconcludente sull’immigrazione, e obiettivamente in appoggio a Putin (giudicato aggressore ma sostenuto con il rifiuto di inviare armi all’Ucraina: un’incredibile contraddizione). Insomma, l’impressione è che ancora una volta, come negli anni Quaranta-Cinquanta, le varie componenti della socialdemocrazia nordica (dai laburisti inglesi ai socialdemocratici danesi, svedesi, finlandesi e baltici) siano molto più saggi e avanzati di pezzi cospicui della sinistra italiana. Allora il PCI e il PSI rinserrati nel patto frontista sostenevano l’URSS e lo stalinismo, mentre il socialismo nordico era per il Patto Atlantico e costruì il welfare state. Oggi, in termini ovviamente assai diversi, la storia si ripete vedendo le divisioni del campo largo sulla questione decisiva dell’appoggio all’Ucraina.
Il M5S, Avs e un bel pezzo del Pd di fatto sostengono un falso pacifismo filo-putiniano, mentre Schlein sembra arretrare, rischiando di perdere nel contempo l’anima culturale e la sostanza politica.
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