Un messaggio duro e realistico
Ceuta, la lezione della premier (socialista) danese a Schlein e associati: l’asse Frederiksen-Meloni per svegliare l’Ue sull’immigrazione
Nel clima infuocato di un’estate resa politicamente rovente dalla breccia aperta a Ceuta dalle orde di immigrati irregolari provenienti dal Marocco, il dibattito politico italiano si è polarizzato. Il governo ha agito con rapidità scegliendo di sospendere il trattato di Schengen con la Spagna per i soli cittadini extracomunitari (non gli spagnoli), e ciò ha provocato la reazione prevedibilissima di una sinistra senza bussola e senza alcuna idea sul piano del contrasto all’immigrazione clandestina.
Al contrario, l’unica preoccupazione di Elly Schlein e associati è stata quella di elogiare Sánchez e accusare Giorgia Meloni di aver creato un pericoloso precedente in Europa. Peccato che la mossa italiana non costituisca alcun precedente, ma si tratti di una scelta che più volte i governi hanno assunto per tutelare il proprio interesse nazionale. La sinistra ha scelto di preferire la sudditanza a Sánchez alla difesa dell’interesse nazionale, partendo dal presupposto che la mossa del governo fosse puramente politica. Ma la scelta della premier è stata dettata dal timore dei Servizi segreti che Ceuta si trasformi in un hub di partenza di terroristi islamici e “jihadisti della porta accanto”. Del resto, la puerilità con la quale il governo di minoranza di Sánchez tratta la materia migratoria non può certo rassicurare gli animi. Da quando però la notizia è trapelata, nessuno a sinistra ha battuto un colpo, ma non ci è dato ancora sapere se si tratti di una pausa teatrale oppure di un silenzio dovuto alla mancanza di argomenti concreti.
Una sinistra seria avrebbe fatto marcia indietro e tutelato l’interesse nazionale, e non quello di parte. Così come ha fatto una leader che da sinistra non si fa scrupoli, nel solco della tradizione delle Skjaldmær norrene: il primo ministro danese Mette Frederiksen. Quest’ultima, dopo aver subito accolto l’appello dell’Italia a non sottovalutare quanto avvenuto a Ceuta, ha postato sui social un messaggio condiviso con Giorgia Meloni dove, pur ammettendo le differenze ideali che le separano, essendo l’una leader dei conservatori e l’altra tra i leader dei socialisti europei, hanno proclamato a gran voce: «Siamo unite dal desiderio di difendere l’Europa». E hanno aggiunto che «nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini». E hanno sottolineato la gravità del fenomeno oggettivamente visibile a tutti – con la sola eccezione della sinistra italiana – dei «migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre Nazioni» che «commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali».
Un messaggio duro e realistico, ma soprattutto una sveglia all’Europa dormiente. Non solo l’Europa intesa come istituzioni europee, che sotto la spinta di Italia e Danimarca ha già modificato le regole di Dublino, ma anche di quei Paesi come la Spagna che per puro ideologismo hanno permesso che l’Europa venisse invasa. E, infine, è una risposta a quei miopi nostrani che hanno pensato che l’Italia fosse isolata.
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