La salute di Boris Johnson è anche in mani italiane. Tra i medici che si stanno occupando del primo ministro inglese, ricoverato da lunedì all’ospedale St Thomas di Londra per il peggioramento dei sintomi da coronavirus, c’è anche Luigi Camporota, considerato dal Times tra i massimi esperti di terapia intensiva e difficoltà respiratorie.

Ieri un portavoce di Downing Street aveva precisato che il premier conservatore stava ricevendo “cure con l’ossigeno standard” respirando “senza assistenza di ventilatori polmonari”, mentre i medici non gli hanno diagnosticato alcuna polmonite.

Tra questi c’è Camporota, che dopo aver terminato gli studi nel 1995 a Reggio Calabria ha successivamente ottenuto un dottorato presso l’università di Southampton. Nel tempo Camporota è diventato una “autorità” nel ramo della respirazione, sulla gestione dell’emergenze respiratori e sui macchinari da utilizzare, tanto che i suoi studi sono regolarmente pubblicati sulle più importanti riviste mediche britanniche.

CAOS NEL GOVERNO INGLESE – Intanto la stampa inglese sta già ‘massacrando’ la gestione dell’emergenza del governo, ora ancora più in difficoltà col premier ricoverato in terapia intensiva. Il suo ‘sostituto’,  il ministro degli Esteri Dominic Raab, viene descritto come indeciso e non supportato per altro da un esecutivo più diviso che mai.

Lunedì inoltre terminerà il periodo di lockdown inizialmente indicato da Johnson e i mediati si chiedono chi possa assumere oggi la decisione di prolungare, come tutti si aspettano, la ‘chiusura’ del Paese o addirittura nuove misure ancora più restrittive. Il gabinetto è tutt’altro che concorde, anzi, sembra che proceda in totale ordine sparso. Senza la leadership, per quanto controversa, di Boris Johnson, nessuno dei ministri sembra avere la taratura necessaria né l’appoggio dovuto. Non solo, in Gran Bretagna non c’è nemmeno una Costituzione che preveda meccanismi automatici di supplenza alla premiership. Tutto il castello si basa su convenzioni.

Se Johnson dovesse, com purtroppo probabile, assentarsi per troppo tempo dal suo posto di comando si porrà il dilemma di come sostituirlo. Sarebbe in questo caso l’Esecutivo stesso, ma c’è chi sostiene il Gruppo Conservatore, ad indicare un premier ad interim che dovrebbe recarsi dalla Regina per ricevere formalmente l’incarico. Buio totale su chi potrebbe essere il prescelto. Le prospettive fosche oltremanica non sono mai buone notizie per il Continente.