È stata barbaramente uccisa Agitu Ideo Gudeta. Avrebbe compiuto 43 ani il prossimo 1 gennaio, la “regina delle capre felici” etiope del Trentino. È stata ritrovata senza vita nella stanza da letto della sua abitazione a Maso Villata, a Frassilongo, dai carabinieri. Un omicidio che ha sconvolto il Trentino, dove Gudeta viveva dal 2010, e dove aveva dato vita al suo allevamento di capre.

Nata ad Addisa Abeba, capitale dell’Etiopia, era arrivata in Italia a 18 anni per studiare sociologia all’Università di Trento. Era tornata poi nel suo Paese per poi scappare, di nuovo in Italia, nel 2010. Era stata minacciata da parte del governo guidato dal Fronte di Liberazione del Tigrè dal 1991. Agitu partecipava all’opposizione e alle manifestazioni contro le condizioni di sfruttamento della Regione dell’Oromia e dei contadini. Le prime proteste nel 2005. Il padre, professore universitario, aveva lasciato il Paese con la famiglia nel 2000 per gli Stati Uniti a causa della repressione.

In Italia, nella valle del Mocheni in Trentino, aveva creato nel 2012 un allevamento di capre e un caseificio. “Quando sono arrivata a Trento, avevo duecento euro in tasca, niente di più. Ho trovato lavoro in un bar, per mantenermi, ma nel frattempo ho cominciato a pensare all’allevamento delle capre. In Etiopia avevo lavorato in alcuni progetti con i pastori nomadi del deserto e avevo imparato ad allevare le capre. Ho pensato che con tutti questi pascoli non sarebbe stato difficile fare del buon latte, visto che sappiamo produrlo nel deserto – aveva raccontato a InternazionaleL’idea è stata quella di recuperare alcune razze autoctone che hanno bisogno di mangiare poco per produrre molto latte, senza doverle nutrire con dei mangimi. Delle capre molto resistenti che non hanno bisogno di nulla, come la razza Mochena. Volevo un progetto che fosse sostenibile”. L’azienda La capra felice produce formaggi e yogurt. La sua attività era stata riconosciuta anche da Slow Food e dall’Expo di Milano nel 2015, durante il quale aveva rappresentato il Trentino.

L’OMICIDIO – Dopo il ritrovamento del cadavere ieri sera, il 32enne Suleiman Adams, di origini ghanesi, ha confessato il delitto. Avrebbe ferito alla testa ripetutamente con numerosi colpi di martello e violentato la donna mentre era agonizzante. L’uomo si era nascosto nella stalla. Era stato dipendente della pastora etiope. Il movente: uno stipendio arretrato che aveva ripetutamente chiesto nei giorni precedenti alla donna. Il 32enne è stato portato nel carcere di Spini di Gardolo a Trento. A dare l’allarme l’amica un’amica della donna, preoccupata perché Agitu non si era presentata a un appuntamento.

Antonio Lamorte