Secondo le prime informazioni, i primi pettegolezzi battuti delle agenzie, sarebbe stato colto da un malore mentre era a telefono con la moglie. Antonio Pennacchi, 71 anni, scrittore irregolare e imprendibile è morto a casa sua, a Latina, dov’era nato, oggi. Cordoglio unanime, della cultura e della letteratura, del mondo anche della politica, per l’autore di Canale Mussolini e de Il fasciocomunista. Operaio e attivista e politicante e dissidente. Lascia la moglie, due figli e due nipoti.

In un’intervista recente a Rolling Stone rifletteva così sulla sua morte, su come l’avrebbe voluta: “A volte penso nel sonno. E soprattutto senza lasciare conti in sospeso. Andarmene sereno. Possibilmente senza soffrire troppo. Non mi mette paura la morte. Parte del mio dovere l’ho fatta. Mi considero nella fase finale della mia vita e se la parte migliore di me se ne è andata, anche la peggiore è alle spalle. Perché non sono sempre stato una persona perbene, da ragazzo non ero un bravo ragazzo, non sono stato un bravo figlio e neanche un bravo padre. Ora sono un bravo nonno. E ho reso testimonianza e onore ai miei morti, così mi sono riconciliato con mio padre e mia madre”.

Pennacchi era nato a Latina il 26 gennaio del 1950. Era figlio di coloni dell’agro pontino: padre umbro e madre veneta. Si era iscritto al Movimento Sociale Italiano da giovane, venne espulso per una manifestazione anti-americana contro la guerra in Vietnam. Aderì allora ai marxisti-leninisti di Servire il Popolo e quindi al Psi, nella Cgil, nella Uil, nel Pci e nella Cgil ancora. È stato operaio per quasi 30 anni alla Fulgorcavi di Latina.

Fu espulso da Sergio Cofferati dalla Cgil nel 1983. Durante un periodo di cassaintegrazione, nel 1994, a 44 anni, si iscrisse e si laureò in Lettere con una tesi su Benedetto Croce. E pubblicò il suo esordio, Mammut, rifiutato in otto anni da 33 editori diversi per 55 volte. Da allora avrebbe pubblicato decine di titoli.

Canale Mussolini, per Mondadori, si aggiudicò nel 2010 il Premio Strega e arrivò finalista al Premio Campiello. Nel 2011, in occasione delle elezioni comunali di Latina tornò alla politica attiva sostenendo Futuro e Libertà e ottenendo l’1,05% delle preferenze. Pennacchi ha pubblicato per diverse riviste, come Limes, Micromega, Nuovi Argomenti, La Nouvelle Revue Française tra gli altri. L’ultima uscita, sempre per Mondadori, nel 2020 con La strada di casa.

È diventato uno degli scrittori più letti e apprezzati degli ultimi decenni in Italia, eppure non ha mai smesso di pensare e di sognare anche la fabbrica. “La vita di ognuno di noi è costellata più dai dolori che dalle gioie – disse sempre a Rolling Stone – Per cui, l’unica cosa che può salvarci è il senso del dovere. Non abbandonarci al dolore ma lottando per cercare di uscirne, io per esempio sublimandolo nella letteratura. Per fare questo provo a giocare anche con l’ironia, senza prendermi troppo sul serio e soprattutto considerando che il destino tragico dell’esistenza non riguarda solo noi stessi, ma è destino comune dell’essere umano. Quindi l’unica cosa che possiamo fare è riconoscerci completamente negli altri. Non c’è scampo fuori dall’empatia”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.