Il campo largo e diviso
Conte rilancia sull’Ucraina, poi pranza con Schlein: ira degli atlantisti dem contro l’agenda filorussa
Sgretolamento del campo largo. Atto secondo. Per la politica questo è un agosto scoppiettante, soprattutto per il leader dei pentastellati Giuseppe Conte e la segretaria dem Elly Schlein, i quali, oltre a divergere su quasi tutto il programma di un possibile governo di coalizione, ora stanno combattendo la guerra per la guida del polo progressista sulla politica estera. Ieri i due leader si sono trovati a pranzo, con Conte che conferma il rispetto per Schlein ma resta sulle sue posizioni. Un boccone indigesto per Elly. Se la segretaria dichiara «Prima il programma, poi il candidato», Giuseppe controbatte: «Le primarie saranno sull’Ucraina». E aggiunge: «Su temi così importanti non possiamo lasciare che a decidere sia una commissione nel chiuso delle nostre stanze, va coinvolto l’elettorato».
A seguito di queste affermazioni, il Partito democratico ha scatenato l’artiglieria pesante dell’ala riformista del Pd: Filippo Sensi, senatore dem, definisce Conte il «Vannacci del campo largo» e di lui ritiene che abbia «un’agenda filorussa» e che stia «giocando allo sfascio». «Chiunque vinca le primarie – sintetizza Sensi – se ne dovrà fare una ragione e continuare a sostenere l’Ucraina». Dall’Europarlamento Giorgio Gori, dem, mette nero su bianco che «il sostegno all’Ucraina e sicurezza dell’Europa non sono negoziabili». Lorenzo Guerini chiede «chiarezza», riporta Il Foglio, e «consiglia a Conte di non esagerare».
Per cercare di placare gli animi è intervenuto nel dibattito Nicola Fratoianni, di Avs. Che ritiene «possibile» una sintesi. «Vedo che in molti cercano continuamente una fibrillazione nel campo progressista, ma diciamo le cose come stanno: non c’è contrasto sulla sostanza, certo ci sono delle differenze che permangono che però nessuno ha mai nascosto e fra queste c’è quella sul tema dell’invio di armi all’Ucraina, non del giudizio sulla guerra di aggressione criminale di Putin all’Ucraina, ma sulla strategia con cui contrastare quell’invasione e per arrivare alla pace». Chiamale, se vuoi, differenze di vedute, Fratoianni, ma è come trovare la pagliuzza nell’occhio del centrodestra e non vedere la trave in quello del campo largo. Forse per dovere di cronaca, o per una svista dovuta al colpo di caldo, il leader di Avs commenta a La7: «Io che fin da subito ho votato contro anche quando il M5S al governo sosteneva l’invio delle armi, ho sempre ritenuto che occorre investire sulla diplomazia, e oggi mi pare che tutti abbiano fatto pace con l’idea che la strategia della vittoria militare non esista più».
Il leader rossoverde, infine, cerca di spiegare in politichese la posizione di Conte e quella di Schlein, che intanto invita a «non perdere tempo in discussioni ora»: «Noi diciamo no all’invio di armi perché abbiamo provato a spiegare in tutte le lingue che in questi anni ci si è concentrati soltanto sull’escalation militare ma è sempre più chiaro che non si può pensare che una guerra come questa si risolva sul campo con una vittoria di una parte sull’altra, serve un accordo diplomatico e allora bisogna cambiare strategia. Io continuo a pensare che questa sia la strada giusta e voglio convincere i miei alleati che lo è».
Lapidaria Pina Picierno, che dichiara a Il Foglio: «Conte è capace di accrocchi così eterogenei su princìpi e valori fondamentali come l’Europa e il sostegno all’Ucraina che non reggono la prova di una campagna elettorale, figurarsi di un eventuale governo». E invita i riformisti dem in Spazio Pubblico.
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