Matteo Renzi ha formalmente aperto la crisi di governo con le dimissioni delle ministre di Italia Viva, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Nella conferenza stampa che ha aperto la crisi, il leader di IV ha pesantemente criticato l’operato di Conte sul alcuni dossier, ma ha lasciato anche porte aperte allo stesso Conte per un nuovo governo a sua guida previo un patto di legislatura. No secco invece ad alleanza con sovranisti, col presupposto che la crisi e ogni sua soluzione sia discussa in Parlamento.

GLI SCENARI – Si parte dalle dimissioni di Giuseppe Conte, che rimette il mandato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: è una soluzione rischiosa per il premier, che potrebbe conservare l’incarico in un Conte ter o lasciare la scena politica. 

Conte potrebbe invece andare in aula al Senato e sfidare apertamente Renzi, contando ipoteticamente sull’appoggio dei cosiddetti “responsabili”. Una truppa di almeno 18 senatori, ovvero la forza politica dei renziani da sostituire. Un gruppo da formare tramite l’appoggio di ex renziani, centristi e qualche forzista. Uno scenario però fortemente osteggiato dal presidente Mattarella e anche dal Partito Democratico.

Se Conte non potrà contare sull’appoggio dei “responsabili” e altre opzioni si rivelassero un flop, sarebbe il turno delle consultazioni al Quirinale. Qui si apre un nuovo scenario, con la possibilità per il Partito Democratico di mollare l’avvocato pugliese e puntare su un suo uomo, con in pole Dario Franceschini, attuale ministro della Cultura. Questa ipotesi dovrebbe però essere accettata dal Movimento 5 Stelle, che ad oggi (almeno in pubblico) ha difeso a spada tratta il premier. 

“Tutti dentro”. Sarebbe l’ennesima possibilità in mano ai partiti presenti in Parlamento, con un governo di unità nazionale/tecnico guidato da un profilo non politico: i nomi che circolano maggiormente sono quelli dell’ex Bce Mario Draghi e dell’ex presidente della Consulta Marta Cartabia. Pochi mesi di esecutivo per traghettare il Paese al voto in primavera, prima che scatti il semestre bianco. Ma il governo di “salute pubblica” è stato più volte bocciato dal Partito Democratico.