Siamo appena entrati in un’altra ondata di calore senza precedenti in Italia e in Europa, dove si assiste a un’impennata della mortalità per caldo analoga a quella causata dalla pandemia, a distruzioni senza precedenti a causa degli incendi, a una gravissima condizione idrologica, che preannuncia condizioni di siccità disastrose per l’agricoltura e non solo. Si tratta di fenomeni che rendono evidente, nonostante le demenziali posizioni assunte dai negazionisti climatici in questi anni, la gravità della crisi nella quale siamo, una crisi destinata ad aggravarsi ulteriormente nel prossimo futuro, come gli scienziati ripetono inascoltati da anni.

Ora supponiamo di assistere a una conferenza stampa delle autorità governative per annunciare quanto segue: “Cari cittadini e cittadine, come sapete siamo esposti a una minaccia gravissima per la vostra salute e la nostra economia. Ebbene, vi informiamo che il governo ha deciso di non fare nulla per proteggervi. Siamo troppo impegnati a occuparci di ordine pubblico e di difesa dai futuri attacchi militari da altri Paesi per riuscire a trovare il tempo di occuparci di altro. Detto ciò, vi auguriamo buona fortuna e invitiamo ognuno a fare del suo meglio per cavarsela”.

Una volta superato lo shock, credo assisteremmo a una ondata di denunce contro le autorità politiche in nome dell’art. 593 del Codice Penale, dedicato all’omissione di soccorso (“Chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente …”) o dell’art. 328 dedicato all’omissione di atti d’ufficio (“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”).

La realtà, purtroppo, non è molto diversa. Infatti, la politica nazionale e l’opinione pubblica sono impegnate a parlare di altro, lasciando ai Sindaci, ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile il compito di fare ciò che possono fare con le scarse risorse a loro disposizione. Il Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), varato a fine 2023 con anni di ritardo, è sostanzialmente fermo, anche perché ci sono voluti due anni per costituire il Comitato che dovrebbe sovrintendere alla sua attuazione, e non ha finanziamenti specifici. Erano 361 le azioni identificate come necessarie, ma nel frattempo la crisi climatica ha accelerato la sua velocità e aumentato la sua gravità. 

Come evidenziato nel recente Rapporto del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) sui rischi che corre l’Italia, l’Europa si riscalda a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale, e l’Italia è tra i Paesi a maggiore velocità di cambiamento: nella Pianura Padana gli incrementi (rispetto ai livelli pre-industriali) raggiungono già oggi i 2-2,5°C, circa il doppio della media globale, e le proiezioni per l’Italia nel suo complesso convergono su un aumento superiore a 2°C  già entro dieci anni. I danni economici saranno molto ingenti, in primo luogo in termini di distruzione fisica di infrastrutture, ma anche di interruzione di servizi essenziali e di effetti a cascata. I danni diretti annui potrebbero aumentare dai circa 0,4 miliardi di euro osservati nel passato a circa 2 miliardi entro il 2030 e 5 miliardi entro il 2050. Considerando gli effetti indiretti – interruzione dei servizi, impatti sulle catene di fornitura – il costo totale stimato si colloca tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050. Per il settore agricolo si stima una perdita annua compresa tra 12,5 e 30 miliardi di euro al 2050 in base ai diversi scenari climatici. Per il turismo, le perdite dirette stimate potrebbero raggiungere 52 miliardi a causa dell’erosione delle coste italiane e la riduzione del manto nevoso. Le ondate di calore incidono anche sulla capacità di lavorare, soprattutto nei settori esposti all’aperto o in ambienti non climatizzati. A livello macroeconomico, il CMCC stima una progressiva riduzione della crescita del PIL rispetto a uno scenario senza danni climatici, compresa fra l’1,6% e il 6% a metà secolo a seconda dello scenario climatico considerato, con effetti negativi anche sulla finanza pubblica e sulla sua sostenibilità.

Insomma, dovremmo tutti prendere il tema dell’adattamento alla crisi climatica come “IL” problema su cui concentrarci, ma questo richiede una scelta forte anche da parte del mondo dei media, che non dovrebbero trattare i disastri climatici come una notizia di cronaca, ma come il tema su cui interrogare quotidianamente tutta la classe dirigente, non solo quella politica. 

Enrico Giovannini

Autore

Direttore Scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)