Si è detto che il “Board of Peace”, cioè l’amministrazione transitoria incaricata di dare attuazione al Piano per la ricostruzione di Gaza, è impresentabile perché è pieno di autocrati e dittature. Una preoccupazione che non affligge le sensibilità civili di questi critici quando a capo delle agenzie delle Nazioni Unite sono issate le repubbliche delle impiccagioni e i sistemi dispotici che opprimono popoli senza diritti e senza voto. Si è detto che il “Board of Peace” è il consorzio colonialista affamato di appalti per costruire i grattacieli di un’oltraggiosa Palm Beach mediorientale. Una requisitoria contro le prospettive urbanistiche di Gaza snocciolata da quelli che non avevano mai eccepito nulla circa l’assetto precedente, vale a dire la riduzione della Striscia a uno slabbrato latifondo terroristico poggiante sulla rete di tunnel più estesa del mondo.

Si è detto che il “Board of Peace” è l’avvoltoio pronto a calare su Gaza per fare pulizia dei diritti dei palestinesi, rimessi alle brame del tiranno yankee che vuole spolparli senza pietà buttandone poi via le carcasse in un repulisti razzial-imperiale. Vanno evidentemente meglio, a tutela dei diritti dei palestinesi, i reclutamenti dei soldati-bambini, le scuole dell’Unrwa che li indottrinano al martirio, il sistema di previdenza sociale che remunera le famiglie dei “martiri”, cioè quelli che ammazzano gli ebrei nei bar e nelle pizzerie e si fanno esplodere sugli autobus pieni di bambini.

Sarebbe sciocco, prima che sbagliato, scambiare il “Board of Peace” per il gioiello partecipato da tutti gentiluomini, immancabilmente destinato ad apprestare soluzioni tutte perfette, indiscutibilmente privo di qualsiasi difetto strutturale. Ma nessuno lo scambia per tutto questo. Ed è molto peggio quanto invece diffusamente si fa, vale a dire scambiarlo per la perfida iniziativa di manigoldi che cospirano per arricchirsi ai danni dei palestinesi e per impiantare su Gaza il proprio giogo suprematista. Un’impostazione, quest’ultima, che, fatta propria da un folto gruppo di “democratici”, può vantare un testimonial d’eccezione: Hamas.

La realtà è che la spina nel fianco di chi avversa il Piano per Gaza è esattamente la parte dell’accordo che prevede l’esautoramento del potere di fatto esercitato nella Striscia dalle organizzazioni terroristiche. Perché l’aver indicato, come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ha chiaramente indicato, che nessuna ricostruzione è possibile senza la distruzione delle capacità offensive di Hamas, significa rileggere la storia di Gaza in maniera opposta dopo due anni e mezzo di retorica contraria: significa, cioè, riconoscere il carattere difensivo della guerra condotta da Israele, la necessità che fosse fatta e il diritto di Israele di farla.