Un mio post su Facebook a favore del divieto di niqab nelle scuole è stato condiviso su tantissime bacheche, il 75 per cento di altre donne perché, come diceva la filosofa Luisa Muraro, sono le donne a reggere i “cordoni della borsa della generosità sociale”; siccome gestiscono la vita materiale per scuola, servizi, condomini, parchetti, quartieri, sanno se un comportamento non può più essere tollerato senza correre pericolo. Se i social sono anche termometro del sentire comune, allora molte di noi patiscono la vista delle proprie simili oppresse e segregate, perché diminuisce la libertà di tutte.

Quello che ho scritto è banale: “La ‘sinistra’ attuale, insomma quella che purtroppo ormai ci ritroviamo, ha abbandonato e tradito le donne da tanto, tanto tempo. Al femminismo la ‘sinistra’ largamente intesa ha preferito prostituzione, utero in affitto, asterischi, sciocchezzaio queer, sesso assegnato alla nascita, persone con utero, self-id, invenzione e difesa della alienazione parentale, e molti altri orrori oscurantisti che le femministe di ogni orientamento politico e sessuale combattono ovunque nel mondo. Ma che si arrivasse a difendere il niqab e la segregazione di donne e bambine non avrei mai immaginato. Mai. Qui davvero si tocca con mano la distanza siderale fra la sinistra come è ridotta oggi e i cittadini, quelli che magari non vivono in centro o nei ricchi quartieri delle grandi città, dove le uniche persone non bianche sono le cameriere. ‘Non ho mai visto un burqa’, squittiscono le signore dei Monti Parioli. ‘Quarant’anni che insegno al liceo e non ci sono veli integrali’, dicono le insegnanti di greco e di latino, ignorando che è già un miracolo se le figlie dei fondamentalisti finiscono le medie, rarissimo che vadano oltre. Il popolo, questo sconosciuto, intanto, se la vede da solo e senza potersi neppure lamentare (se no è razzista). Se la vede con le classi delle elementari dove i bambini stranieri appena arrivati, disorientati e scossi, non sanno dire altro che ciao, e i loro genitori neppure quello. Oppure con le materne, dove aspettano i figli all’uscita insieme a inquietanti e irriconoscibili creature coperte da tende nere (ma saranno le madri?). Poi i cittadini che vivono in zone di massiccia immigrazione islamica radicalizzata, mandano le loro figlie e i loro figli alle scuole medie da cui le bambine velate e con i guanti neri spariscono e non tornano più. Servirebbe molto molto amore per la democrazia, servirebbe mettere le mani nella realtà, ma innanzitutto sarebbe necessario vederla. Poi non vi stupite delle astensioni eh, amichette e amichetti del Campo Miope o forse proprio Cieco”.

Aggiungo poco altro, per chi scrive “quante volete che siano”. Ebbene, sulla base della segnalazione degli insegnanti e degli istituti scolastici che chiedono lumi a varie autorità, si stima che il velo integrale e la segregazione riguardino fra 600 e 1000 fra bambine e ragazzine. Sono trascurabili? A chi dice “ma chi le ha mai viste?” risponde su Facebook una insegnante: “Io una bambina velata l’ho avuta in V primaria, arrivava a scuola e se lo toglieva, poi ci chiedeva di rimetterglielo prima di uscire. Ne avevo anche una, in prima elementare, bravissima, che però non poteva prendere voti più alti del fratello che era in quarta. Quando succedeva, stava una settimana a casa”. Altro commento da Torpignattara, Roma Est: “Le ragazzine qui già in terza elementare sono velate, altro che dopo i 15! Nessuna è stata mandata alla gita di terza media nella classe di mio figlio. A me questa cosa ha tenuto sveglia la notte. Rabbia mista a impotenza. Io femminista del Sud Italia cosa posso fare per queste ragazze? Altrimenti non si sposano, mi ha raccontato mio figlio”.

Scrive una insegnante di sostegno di Roma Sud: “Una bambina di terza primaria è venuta il primo giorno di scuola con il collo, il mento, la bocca e i capelli coperti, vedevo solo gli occhi pieni di vergogna. In ricreazione è rimasta seduta a guardare gli altri giocare. Dopo una settimana le abbiamo detto di togliersi la copertura, che non lo avremmo detto a nessuno, se l’è tolta immediatamente. Sono d’accordo nel vietare questa tortura, è quello che vogliono queste bambine, essere come le altre, almeno finché hanno desideri, finché non sono del tutto spente”.