La macchina amministrativa sarà più snella e vicina ai cittadini
Dl Pubblica amministrazione, ok del Senato: ma la sinistra si oppone a un’Italia più moderna
Il tran-tran parlamentare, in queste ultime giornate di settembre, si è fatto intenso. Cresce l’ansia in vista della fatidica votazione sulla riforma della legge elettorale, aumenta il brusio nei corridoi – si voterà in primavera, tra un anno, o quando? – e, dulcis in fundo, le crisi internazionali non danno alcun segno di tregua. Ci mancava il caso dell’aereo Flydubai per complicare relazioni assai già complicate. Non manca poi l’addensarsi di strane ombre, pensiamo alla minaccia hacker che si è abbattuta su Revolut. Ieri, al question time della Camera dei deputati, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha annunciato che sono in corso “le opportune verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero”. Nota positiva: è partita la corsa al ribasso tra i colossi energetici. I prezzi dei carburanti in Italia scendono, merito anche – con buona pace del campo largo – della moral suasion della presidente Meloni. Respiro di sollievo, il governo può continuare a portar avanti, con passo spedito, l’agenda politica. La sinistra, dal canto suo, prosegue nell’ostruzionismo.
Anche il dl Pa 2026, infatti, promosso alla Camera e approvato ieri al Senato, non è stato risparmiato. L’opposizione aveva presentato 458 emendamenti e 5 ordini del giorno, e così il decreto è andato in Aula senza mandato al relatore, con tanto di questione di fiducia. Su temi come la funzionalità della Pubblica amministrazione e degli enti territoriali vi potrebbe esser un’ampia convergenza politica e, invece, niente. Ormai ogni materia è buona per i soliti giochetti di ruolo. Il decreto Pa racchiude diverse disposizioni, spazia dalle nuove norme sulle ferie dei dipendenti allo stanziamento di risorse per fronteggiare il fenomeno bradisismico nei Campi Flegrei. Un capitolo riguarda il personale delle Pa: consente, in specifici settori, nuove assunzioni e la prosecuzione di rapporti a tempo determinato, con il fine di evitare vuoti negli organici. Si tocca poi il tema della scuola, poiché si apre alla possibilità, prevista in via transitoria, di utilizzare come requisito per l’insegnamento gli anni maturati nelle scuole paritarie. E poi ancora, nuove regole in merito alla riscossione delle entrate tributarie ed extratributarie degli enti locali; interventi che mirano a contrastare gli insediamenti abusivi connessi allo sfruttamento dei lavoratori agricoli; ulteriori risorse al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità. Un dl, quindi, creato per agire su alcune criticità più evidenti della Pa, ma esteso anche ad altri temi.
“In questo decreto-legge assumiamo 500 agenti della Polizia di Stato”, ricorda il senatore forzista Dario Damiani. “Mi piace il suggerimento del collega Nicita”, dice la senatrice pentastellata Elisa Pirro, che accoglie l’idea di definire il dl “ploribus” – un misto tra milleproroghe e omnibus – e poi si scaglia contro l’operato del governo, riproponendo la solita narrazione anti-Meloni a tutto campo. “Quando un’opera non parte o una giurisdizione amministrativa tarda ad arrivare, il costo non rimane dentro gli uffici pubblici, ma ricade sulla società”, ribadisce il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo. “Questo decreto non è la panacea di tutti i mali”, dice il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che risponde alle accuse con i numeri, “Siamo passati in questi quattro anni da un tempo medio per i concorsi di 780 giorni – ripeto, 780 giorni – a quattro mesi”. Non solo: “Abbiamo inserito nella Pa 800.000 persone; di queste, il 60% ha meno di quarant’anni”. Della serie, c’è ancora tanto lavoro da fare sì, ma questo dl è un passo in avanti, per un’Italia dalla macchina amministrativa più snella, moderna e vicina ai cittadini.
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