Fauda 5, fiction israeliana di successo internazionale, parte dal trauma del 7 ottobre. NAZA, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, accusa invece Israele di avere costruito a Gaza un sistema nel quale l’uccisione di massa dei civili sarebbe «premeditata, calcolata e intenzionale». In Italia Fauda suscita polemiche. NAZA arriva a Venezia, riceve 25 minuti di standing ovation e vince il Premio Speciale della Giuria. Ma c’è una differenza fondamentale. Fauda è una fiction che cerca spettatori. Venezia assegna premi e, premiando, formula un giudizio di eccellenza. Che cosa ha giudicato eccellente in NAZA: il film, l’inchiesta o anche il verdetto su Israele?

Fauda ha sempre raccontato anche vite e motivazioni dei palestinesi. Questa stagione descrive però il trauma israeliano dopo il 7 ottobre: lutto, paura, rabbia, vendetta. Repubblica critica il fatto che racconti il massacro dal punto di vista israeliano. Ma cosa ci si aspettava? Una par condicio con le sofferenze palestinesi? Fauda è fiction e dichiara il proprio punto di vista. Il premio a NAZA è diverso. Abraham e Szor hanno raccolto testimonianze anonime di 24 militari e membri dell’intelligence israeliana sulla scelta degli obiettivi, l’intelligenza artificiale e il calcolo preventivo delle vittime civili. Ne traggono una conclusione molto più grave: in molti casi uccidere civili sarebbe stato lo scopo stesso. Scrivono: «the conclusion that we draw from the testimonies is clear». Contrariamente a molte critiche, non considero l’anonimato dei testimoni un punto debole: in un’inchiesta sull’esercito e sull’intelligence può essere perfettamente giustificato. Ma non basta neppure che il Guardian, coproduttore, dica di aver verificato le fonti.

Il problema è la metodologia con cui dalle testimonianze si arriva al verdetto. Come sono state selezionate, corroborate, contestualizzate e montate? Un’intervista di tre ore può diventare tre minuti. Verificare una fonte non significa dimostrare l’interpretazione che il film dà delle sue parole. E qui il rigore dovrebbe essere eccezionale perché eccezionale è l’accusa: non che Israele abbia provocato moltissime vittime civili, ma che ucciderle fosse intenzionale. Proprio su questo passaggio esistono dubbi. Prevedere che un bombardamento provocherà vittime civili non significa volerle uccidere. È anzi necessario per decidere se autorizzare, modificare o annullare un attacco. La coalizione occidentale, cui partecipava l’Italia, combattendo ISIS a Mosul e Raqqa provocò migliaia di vittime civili. Anche allora si prevedeva il danno collaterale e si autorizzavano attacchi. Nessuno ne dedusse che uccidere civili fosse l’obiettivo. Ciò non assolve ogni bombardamento israeliano: possono esserci stati errori o attacchi sproporzionati. Ma c’è una differenza enorme fra sapere che moriranno civili e volerli uccidere. È questo secondo passaggio che compie NAZA.

E allora torniamo a Venezia. NAZA ha vinto per fotografia, montaggio, linguaggio, accesso alle fonti e rigore investigativo? Oppure anche perché la sua conclusione coincide con quella dominante in parte del mondo culturale presente al Lido? La giuria non ha spiegato specificamente perché gli abbia assegnato il Premio Speciale. La domanda non nasce nel vuoto. Nel 2025 oltre duemila professionisti aderirono a Venice4Palestine e fu persino chiesto che Gal Gadot e Gerard Butler non fossero ospitati per il loro sostegno a Israele. Non servono complotti: basta constatare la politicizzazione dell’ambiente culturale del Festival. Fauda dichiara: siamo israeliani, siamo sionisti, questo è il nostro punto di vista. Poi cerca il giudizio degli spettatori. NAZA trae una conclusione devastante e Venezia la premia. Difficile dire se ha premiato un grande documentario. Ma è legittimo chiedersi se non abbia premiato il verdetto. E aspetto un regista palestinese che raccolga testimonianze di membri di Hamas e racconti come fu preparato il 7 ottobre, cosa accadde nei kibbutz e al Nova Festival e come furono trattati gli ostaggi. E aspetto per quel film la stessa ovazione e lo stesso premio.

Roger Abravanel

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