Esteri
Drone russo sul quartier generale degli 007 a Kiev. Furia di Zelensky: “Ci vendicheremo”
Donald Trump non ha rinunciato al suo obiettivo di mediare un accordo tra Russia e Ucraina. Dopo le anticipazioni di Volodymyr Zelensky nei giorni scorsi, ieri, prima l’agenzia russa Tass e poi funzionari statunitensi ad Axios hanno confermato il viaggio a Mosca e a Kyiv dei due inviati del presidente degli Stati Uniti: Jared Kushner e Steve Witkoff. La prima tappa è quella di oggi nella capitale russa, dove è previsto che il genero di Trump e l’uomo di fiducia del tycoon incontreranno Vladimir Putin. La seconda tappa, invece, è quella domani nella capitale ucraina per discutere con Zelensky. Anche se il Kyiv Independent aveva messo in dubbio la sosta ucraina puntando il dito sulla paura di Witkoff dopo gli avvertimenti giunti dai russi.
“I russi non vogliono che vengano qui a Kyiv, e Witkoff è sempre molto sensibile al sentimento russo. Gli è stato detto che è pericoloso” ha detto una fonte. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva invece ipotizzato che la Casa Bianca avrebbe chiesto alle forze ucraine di interrompere gli attacchi su Mosca, come già avvenuto in concomitanza con il viaggio del capo della Cia, John Ratcliffe. “Probabilmente gli americani chiederanno agli ucraini di interrompere le loro attività terroristiche” ha affermato Peskov. E mentre l’Unione europea ha tenuto a precisare che incoraggia “tutti gli sforzi diplomatici volti a una pace giusta e duratura in Ucraina”, l’impressione è che Washington punti a riattivare un processo negoziale considerato quasi a un punto morto. E il breve viaggio di Kushner e Witkoff conferma che The Donald vuole ancora avere un ruolo in questo dossier così complesso. Una sfida complicata. Perché Putin ha lanciato alcuni segnali di apertura sul dialogo che sono smentiti però dai continui bombardamenti sull’Ucraina. Ieri, sei ucraini sono morti sotto le bombe russe, mentre Kyiv è stata di nuovo il bersaglio di diverse ondate di droni di cui uno ha centrato il quartier generale del Servizio di sicurezza ucraino, lo Sbu, di fronte alla cattedrale di Santa Sofia. Zelensky ha riferito di aver parlato con il capo dell’agenzia, Oleksandr Poklad, e di averlo incaricato “di dare ai russi una risposta adeguata e concreta e, ove possibile, di pari entità a questo attacco”.
Per il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, “Mosca ha sferrato questo attacco proprio mentre era in corso un nuovo tentativo di pace”. Le forze ucraine, nelle prime ore di venerdì, hanno colpito una nave e un deposito di petrolio a Sochi, sul Mar Nero, e un impianto militare-industriale a 1.300 chilometri dal confine, nella Repubblica del Bashkortostan. Zelensky aspetta l’incontro con Kushner e Witkoff per avere garanzie sulla postura americana, e per accelerare sui Patriot. La speranza è riposta anche nell’Europa, che però deve fare i conti anche con le sfide della guerra ibrida. Ieri, in Germania, si sono registrati due nuovi sospetti tentativi di sabotaggio alla rete elettrica. E per il presidente ucraino c’è anche un altro fronte da gestire: quello della sua intelligence. Perché mentre la Russia ha colpito il cuore dello Sbu, la stessa agenzia è stata coinvolta in una sparatoria avvenuta lo scorso mercoledì a Kyiv e che ha visto protagonisti membri del Servizio di sicurezza e della Direzione generale dell’intelligence (Gur). E Zelensky ha annunciato l’avvio di un’indagine per fare piena luce su un episodio che rischia di rivelare grosse lacerazioni tra servizi segreti in una fase così difficile della guerra con la Russia.
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