Le cure
È giallo sulla salute di Xi Jinping: oggi l’incontro con Trump
Il bilaterale tra Trump e Xi Jinping si terrà nella massima discrezione. E anche in gran fretta. Tra i due i rapporti non sono mai ripartiti dopo che Trump, celebratissimo a Pechino, era partito per dare il via libera alle operazioni contro Teheran e al finanziamento dell’esercito di Taiwan senza farne cenno al pur premuroso padrone di casa. Ma oltre al raffreddamento dei rapporti tra i due leader, sembra esserci un altro problema. Che riguarda la salute del leader cinese e proietta ombre sinistre sulla stabilità e il futuro della Cina.
Xi Jinping è atteso a Washington dal 23 al 25 settembre, su invito di Donald Trump. Il 24 è previsto l’incontro alla Casa Bianca. Ma proprio alla vigilia del viaggio americano, sulla salute del presidente cinese è calato un velo di interrogativi che Pechino non ha contribuito a dissipare. Il punto di partenza è un episodio concreto. Al vertice Brics di New Delhi, all’inizio di settembre, Xi ha rinunciato all’ultimo momento alla cena dei leader. Secondo il Wall Street Journal, che cita persone informate sui fatti, il presidente cinese non si sentiva bene. Il giornale riferisce che Xi è poi rientrato in albergo e che, successivamente, è stato visto salire autonomamente sull’aereo.
Da qui è partita una nuova ondata di indiscrezioni. I dissidenti del Partito democratico cinese parlano di un malore improvviso, di una perdita di coscienza e persino di un ictus ischemico, ripresi da video al vertice indiano del 16 settembre scorso. Circola inoltre la versione secondo cui Xi sarebbe stato trasportato d’urgenza al 301 Hospital di Pechino, l’ospedale militare di riferimento per la nomenklatura cinese. Secondo questa ricostruzione, il presidente avrebbe ricevuto cure durante il volo e sarebbe stato successivamente sottoposto ad accertamenti nella capitale. Ma questi elementi non sono verificati. Non esiste una conferma ufficiale di un ictus, di un ricovero d’urgenza o di una diagnosi neurologica: il regime cinese non consente di accedere alle informazioni. La ricostruzione del Wall Street Journal, che ha aperto un focus specifico di inchiesta, rimane generica sull’ipotesi di ictus per il leader cinese. Ed è proprio questo il punto.
In Cina la salute dei vertici del Partito comunista è una materia particolarmente opaca. L’assenza di informazioni ufficiali lascia uno spazio enorme alle speculazioni, soprattutto quando a essere coinvolto è il leader che ha concentrato nelle proprie mani una quantità di potere senza precedenti nella Cina contemporanea. Xi ha 73 anni e dal 2012 è al vertice del Partito comunista cinese. Nel 2018 ha fatto abolire il limite costituzionale dei due mandati presidenziali, aprendo la strada alla sua permanenza indefinita al potere. Non esiste oggi un successore designato che possa essere indicato come erede naturale della leadership. Una questione di salute personale, in Cina, è una questione di Stato. Se Xi fosse soltanto indisposto, l’episodio di New Delhi resterebbe una parentesi. Se invece dietro le assenze, la rigidità dei movimenti o eventuali cambiamenti nell’agenda ci fosse un problema di salute più serio, la domanda diventerebbe inevitabile: chi governa la Cina nel caso in cui il suo presidente non sia più in grado di farlo?
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