La bomba di Haaretz e le parole della moglie di Bibi
Elezioni Israele, Yashar cresce nei sondaggi, volano stracci nella campagna elettorale ma il rischio stallo dopo il voto è serio
Cominciano a «volare gli stracci» nella campagna elettorale israeliana in vista delle ormai imminenti elezioni del prossimo 27 ottobre. Il famoso, si potrebbe dire famigerato per la destra israeliana, quotidiano Haaretz ha pubblicato un articolo nel quale sostiene un’accusa gravissima: Netanyahu sarebbe stato informato con largo anticipo della catastrofe del 7 ottobre, addirittura dieci giorni prima, dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Più che uno scoop, sembra una vera discesa in campo nella durissima e poco «polite» dialettica politica pre-elettorale israeliana. L’accusa, contenuta nell’inchiesta pubblicata da Haaretz, è basata su fonti che sostengono che bin Zayed avrebbe avvertito personalmente Netanyahu delle intenzioni di Hamas. Il premier nega di aver ricevuto quell’avvertimento.
La bomba di Haaretz segue di una settimana la grave dichiarazione di Sara Netanyahu, moglie del premier, che ha accusato indirettamente Yair Golan, leader del partito di sinistra I Democratici, di sapere prima del marito, la mattina del 7 ottobre, cosa stesse accadendo. A sostegno della sua accusa ha ricordato che alle 6.25 di quella terribile mattina l’ex vice capo di Stato maggiore Golan era già pronto a recarsi a soccorrere gli abitanti israeliani nell’area al confine con Gaza.
Le accuse rivolte a Netanyahu non sono comunque una novità. Già nel novembre 2023, a poche settimane dal massacro, Haaretz aveva sollevato interrogativi sulla possibilità che il premier fosse stato informato in anticipo di un attacco di Hamas, senza che però emergessero allora prove credibili. Nel recente passato, il quotidiano aveva sostenuto la tesi di presunti abusi dell’esercito sui civili a Gaza, senza riuscire a produrre, anche in questo caso, prove attendibili. L’uscita di Haaretz si inserisce dunque perfettamente nelle ultime settimane di una campagna elettorale che potrebbe decidere la continuità politica dello Stato ebraico oppure aprire la strada a un cambiamento significativo.
La partita è apertissima, e i sondaggi, a seconda della rilevazione, offrono risultati diversi. Netanyahu sta cercando di recuperare terreno, mentre il nuovo partito Yashar di Gadi Eisenkot continua a crescere, e in diverse rilevazioni risulta addirittura la prima forza politica. Il vero rischio è però quello di uno stallo: anche in caso di vittoria, il blocco che sostiene Eisenkot potrebbe non raggiungere i 61 seggi necessari per formare una maggioranza parlamentare. In attesa dell’esito di queste incerte elezioni, non resta che unirsi all’accorato appello alla moderazione e al rispetto reciproco rivolto dal presidente israeliano Herzog a tutti i contendenti. C’è la necessità di confrontarsi come avversari politici e non come nemici all’interno di Israele. Di nemici veri Israele ne ha già abbastanza, non solo ai suoi confini ma anche nel mondo occidentale.
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