Il tanto sperato effetto Ross Perot – il terzo candidato che costò la Casa Bianca ai repubblicani nel 1992 e nel 1996 – alla fine a Reggio Calabria non c’è stato; al contrario, ad uscirne rafforzato è il centrodestra. La coalizione di governo conserva il seggio di Francesco Cannizzaro con Fabio Roscioli e sconfigge la sinistra che, nonostante l’ennesima profezia di Francesco Boccia, anche questa volta in Calabria non tocca palla. La sinistra calabrese aveva fatto in piccolo la scommessa che il campo largo ha fatto su scala nazionale, riponendo ogni possibilità di battere Giorgia Meloni nella capacità che avrà Roberto Vannacci di soffiare voti a destra. Esperimento che a Reggio Calabria è decisamente fallito.

Elezioni suppletive Reggio Calabria: la vittoria del centrodestra

La destra, che nelle premesse della vigilia doveva provare a tenere, invece stravince e lo fa con una certa agibilità, figlia di una «coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori», come sintetizzato da Giorgia Meloni sui social, ma anche dell’incapacità sia della sinistra sia dello stesso partito di Vannacci di parlare di temi che spostano il voto d’opinione. La sinistra non ha fatto nulla, salvo giocare e sperare nel Generale; Vannacci, dal canto suo, pur vantandosi di aver candidato un «reggino», alla fine non ha detto nulla che potesse interessare gli elettori di quel collegio. Seguitando in una campagna dai toni forti e dalle immagini ritoccate con l’IA, ha spinto così, nelle sue intenzioni, in quell’azione di sabotaggio a destra con lo scopo di volersi presentare come indispensabile per il centrodestra, che al contrario, dopo queste suppletive, dimostra di poter competere e vincere senza dover scendere a patti con Futuro Nazionale.

Il sabotaggio di Vannacci è fallito

L’operazione di sabotaggio della «sporca dozzina» è fallita, e questo non può che allarmare il Nazareno e il campo largo, già consapevoli che – senza il siluro vannacciano – la vittoria alle prossime politiche è pura utopia. I numeri parlano chiaro e non sono opinabili. Il centrodestra ha l’occasione, seppur con il voto in un collegio blindato, di ridimensionare il timore dato dalla concorrenza a destra da parte di Vannacci. Finalmente Vannacci e i suoi hanno un numero certo, e da quello il centrodestra dovrà far derivare le proprie strategie, soprattutto in una sfida dove, con la nuova legge elettorale e il ritorno delle preferenze, peserà non poco il radicamento territoriale.

Il pasto indigesto

La politica non è una scienza esatta, non è pura matematica, non la si può dedurre con formule e algoritmi: ci si può avvicinare alla verità, ma rimane sempre quella percentuale data da tutto ciò che siamo soliti definire «fattore umano» e che può ribaltare ogni certezza e disintegrare i pronostici. Non basta aggiungere e sottrarre, non basta accorpare liste: per vincere serve quel qualcosa in più che ad oggi ha permesso al centrodestra, dopo quattro anni di governo, di mantenere le stesse percentuali – caso più unico che raro – mentre il campo largo è rimasto immobile, incapace di attrarre e di spostare l’elettorato verso la propria proposta politica. Se le suppletive di Reggio Calabria, per come le definì infelicemente il senatore Boccia, dovevano essere «l’antipasto di quello che può succedere», allora è evidente che per la sinistra si preannuncia un pasto indigesto.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.