All’indomani delle elezioni svedesi, lo schieramento che sostiene la candidatura della socialdemocratica Magdalena Andersson è in leggero vantaggio su quello di destra del premier uscente Ulf Kristersson: 176 seggi contro 173, con una differenza di appena 0,45 punti percentuali, pari a circa 28.600 voti. Il risultato definitivo sarà noto soltanto nel corso della settimana. Restano infatti da conteggiare le schede tardive del voto anticipato e quelle provenienti dall’estero. L’Autorità elettorale svedese distingue il conteggio preliminare da quello definitivo, che comprende anche la verifica delle schede potenzialmente contestabili.

Sebbene storicamente i Socialdemocratici siano stati penalizzati dai voti aggiuntivi, mentre i Moderati tendano a rafforzare le proprie posizioni, le variazioni dei singoli partiti si compensano in larga misura quando i risultati vengono sommati per blocchi. Ad oggi i Socialdemocratici sono intorno al 28%, in flessione rispetto alle precedenti elezioni del 2022. I Moderati crescono di 0,8 punti e diventano il secondo partito più grande, con circa il 20% dei consensi, superando i Democratici Svedesi, il partito della destra radicale, che per la prima volta registra una flessione in un’elezione parlamentare nazionale: scende al 17,6%, circa tre punti in meno rispetto al 2022, e perde 11 seggi.

Il Partito del Centro è al 7% e resta l’ago della bilancia, pur mantenendo le distanze da entrambe le aree. Non vuole convergere con la destra radicale di SD, perché non accetta la sua normalizzazione come forza di governo, ma non vuole nemmeno una convergenza politica con la sinistra, soprattutto sui temi fiscali. La Sinistra cresce di 0,6 punti e si attesta intorno al 7,4%. Crescono anche i Verdi, di 0,9 punti, portandosi al 6%. Stabili, invece, intorno al 5,5%, i Cristiano-democratici, una forza minore del centrodestra con un’impronta cristiano-democratica. I Liberali superano la soglia di sbarramento con poco più del 5% dei voti.
Il paradosso è che Andersson potrebbe avere i numeri parlamentari, ma non necessariamente una maggioranza politica pronta a sostenerla. Kristersson può cercare di sfruttare proprio questa frattura, tentando di costruire una maggioranza che coinvolga il Centro senza riportare SD al governo.

I risultati elettorali mostrano che il blocco di centrodestra arretra soprattutto perché SD perde consensi e che lo spostamento a sinistra non passa dal Partito socialdemocratico tradizionale, ma in parte da Verdi e Sinistra. È interessante vedere come dalle prime analisi del voto emerga una forte crescita del Partito della Sinistra nelle aree che la polizia classifica come «aree vulnerabili».
La Sinistra cresce significativamente in zone come Rinkeby, a Stoccolma, e Rosengård, a Malmö. La crescita del Partito della Sinistra non sembra tuttavia avvenire a spese dei Socialdemocratici, che nelle aree vulnerabili passano, secondo le prime analisi, dal 38,6% al 41,3% dei voti. In alcune zone il partito cresce di circa 10 punti percentuali, mentre la Sinistra complessivamente guadagna 14 punti percentuali nelle aree vulnerabili rispetto alle precedenti elezioni.
I Democratici Svedesi e i Moderati, invece, arretrano in queste stesse aree più deboli: proprio nei territori nei quali SD aveva cercato di consolidare la propria presenza, facendo dell’immigrazione, della criminalità e dell’integrazione alcuni dei suoi temi centrali.

Alla vigilia del voto, Åkesson, leader del partito, aveva persino scelto Rinkeby per votare e aveva dichiarato: «Questo non sembra la Svezia». La sua narrazione sull’immigrazione può mobilitare elettori preoccupati dall’immigrazione, ma non necessariamente conquista gli abitanti delle comunità a forte presenza migratoria o delle periferie più vulnerabili.
In queste zone, infatti, l’immigrazione non è soltanto un tema politico: è anche una dimensione della composizione sociale della comunità. Nelle aree urbane più vulnerabili la questione dell’immigrazione non si traduce automaticamente in consenso per la destra radicale. Il voto suggerisce che, almeno in una parte delle periferie urbane, le priorità elettorali si siano orientate maggiormente verso welfare e disuguaglianze.
La periferia urbana non si sta dunque necessariamente spostando a destra per effetto dell’immigrazione e del disagio sociale che ne consegue. Queste elezioni indicano piuttosto che il disagio sociale può essere ancora intercettato dalla sinistra, anche in territori fortemente segnati dall’immigrazione.

A conferma di questa tendenza c’è un altro dato. Il calo più significativo nelle cosiddette aree vulnerabili riguarda la categoria degli «altri partiti», composta dalle forze extraparlamentari, nella quale nel 2022 Nyans aveva avuto un peso importante. La categoria perde circa 6,6 punti percentuali rispetto al 2022.
Una parte dell’elettorato che nel 2022 si era riconosciuta in Nyans, il partito fondato nel 2019 da Mikail Yüksel e caratterizzato dalla rappresentanza delle minoranze, dalla lotta alle discriminazioni e dalla critica all’islamofobia, sembra questa volta essersi orientata verso forze parlamentari, in particolare verso la Sinistra.

È come se, accanto alla domanda di riconoscimento della propria identità, fosse tornata a prevalere una domanda sociale più ampia: welfare, disuguaglianze, servizi pubblici, condizioni materiali di vita. Non è dunque soltanto l’immigrazione a definire il voto delle periferie: anche per una parte dell’elettorato con background migratorio la questione sociale sembra tornare centrale. I Democratici Svedesi perdono anche tra gli elettori della LO, la principale confederazione sindacale svedese, storicamente legata al movimento socialdemocratico e fortemente rappresentativa dei lavoratori manuali. Alle elezioni precedenti il 27,2% degli elettori appartenenti alla LO aveva votato per SD. In questa elezione la percentuale è scesa al 23,3%, con un calo di 3,9 punti percentuali. Questo significa che SD arretra anche tra una parte del suo elettorato popolare.

E ancora di più SD perde consensi tra l’elettorato della TCO, la confederazione che rappresenta soprattutto lavoratori dipendenti qualificati e impiegati, nel pubblico e nel privato. Alle elezioni precedenti il 16,4% aveva dichiarato di aver votato per il partito. Quest’anno la percentuale è scesa al 10,2%. Quindi, sia nelle aree urbane sia tra una parte dell’elettorato sindacalizzato, SD sembra avere difficoltà a trasformare il disagio sociale in consenso. Infine, tra gli iscritti a Saco, la confederazione che rappresenta soprattutto professionisti e lavoratori con elevata istruzione, sono invece soprattutto i Moderati a perdere consensi.

Il voto in Svezia ci restituisce dunque un quadro complesso e frammentato, espressione anche del sistema proporzionale svedese, e indica alcune tendenze di fondo: la tenuta della sinistra non passa soltanto dai Socialdemocratici; SD perde terreno sia nelle aree urbane più vulnerabili sia tra una parte del proprio elettorato popolare; e il Centro conserva un ruolo potenzialmente decisivo nella formazione del prossimo governo.
Per conoscere i risultati definitivi, la definizione delle alleanze e, soprattutto, chi governerà la Svezia, bisognerà ancora aspettare.