Ambrogio
Fine vita, la frattura non nasce con la morte di Zuccarella. La politica non prende decisioni
La frattura non nasce con la morte di Zuccarella. Nasce a maggio, quando l’assessorato al Welfare guidato da Guido Bertolaso mette a punto il vademecum sul suicidio medicalmente assistito e la maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale prende le distanze quasi in blocco. Fratelli d’Italia parla di errore nel merito e nel metodo, ricordando che la competenza spetta al Parlamento. I consiglieri della Lega, con il capogruppo Alessandro Corbetta, ritengono indispensabile un intervento legislativo nazionale e sostengono che una materia simile non possa essere regolata con indirizzi diversi da Regione a Regione. Solo Forza Italia si schiera a favore del documento.
Fontana difende la giunta sostenendo che le indicazioni mettono al riparo i dirigenti sanitari e traducono in comportamenti chiari quanto la Consulta ha stabilito. Poche settimane prima, però, lo stesso presidente aveva dichiarato che la Regione non può normare in materia. Le due affermazioni stanno in piedi solo se si ammette che una circolare non sia una norma, e su questo l’Associazione Luca Coscioni ha buon gioco a osservare che il documento smentisce il Consiglio regionale, il quale a suo tempo aveva votato la propria incompetenza. L’opposizione batte sullo stesso tasto da anni. Pierfrancesco Majorino ricorda che la Regione avrebbe due strade, una proposta di legge da inviare al Parlamento oppure una legge regionale, e che la giunta le ha impedite entrambe. Il Movimento 5 Stelle, con Paola Pizzighini, chiede procedure rigorose e tempi certi per chi vive situazioni di grave sofferenza. Quei tempi certi, scritti a maggio, sono stati sforati del cento per cento al primo caso utile.
Dal caso ciascuno ricava la conferma di quel che sosteneva prima. Fratelli d’Italia può dire che le linee guida hanno prodotto un percorso mal governato; l’Associazione Luca Coscioni sostiene il contrario, che quelle indicazioni sono state disattese proprio sui tempi. Nessuna delle due letture obbliga la maggioranza ad affrontare la domanda vera, se la Lombardia intenda darsi una legge propria. Su quel punto insiste la raccolta firme per la proposta di iniziativa popolare «Liberi subito», che vorrebbe rendere vincolanti termini e obblighi oggi affidati a una circolare. E il centrodestra ci arriva mentre tiene insieme una coalizione impegnata nella trattativa più delicata dei prossimi mesi, quella sulla candidatura a Milano: il fine vita divide le alleanze per ragioni che con i rapporti di forza non c’entrano nulla, e nessun tavolo riesce a comporle.
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