Si chiudono le indagini su Open, la Fondazione che per anni ha organizzato proprio la kermesse renziana della ‘Leolpolda’, con la nuova edizione che verrà inaugurata esattamente tra un mese. 

I pm fiorentini che coordinano l’inchiesta, il procuratore aggiunto Luca Turco e di sostituto procuratore Antonio Nastasi, hanno firmato gli avvisi di chiusura indagine che saranno notificati a 11 persone: tra questi vi sono l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’ex ministra Maria Elena Boschi, attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, l’ex ministro e ora deputato Pd Luca Lotti, l’ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai, in pratica gran parte del cosiddetto ‘Giglio magico’ del leader di Italia Viva. Con loro sono indagati anche Patrizio Donnini, Alfonso Toto, Riccardo Maestrelli, Carmine Ansalone, Giovanni Caruci, Pietro Di Lorenzo, oltre a quattro società. 

I reati contestati sono a vario titolo di finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio e traffico di influenze.

Nell’avviso di conclusione delle indagini, i pm scrivono che Renzi avrebbe agito come direttore ‘di fatto’ della stessa fondazione, considerata ‘la cassaforte del renzismo’. All’ex premier, oltre a Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi, è contestato il reato di finanziamento illecito continuato “perché in concorso tra loro, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso”, utilizzavano la fondazione come “articolazione politico-organizzativa del Partito democratico (corrente renziana)”, ricevendo “in violazione della normativa contributi di denaro che i finanziatori consegnavano alla fondazione Open”, per un totale di circa 3,5 milioni di euro tra il 2014 e il 2018.

La notizia della conclusione delle indagini non scuote però il leader di Italia Viva, anzi. Per l’ex presidente del Consiglio, che ha 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogato dal pm Turco, “finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento. E lì contano i fatti e il diritto. Alla fine di questa scandalosa storia emergerà la verità: non c’è nessun finanziamento illecito ai partiti perché tutto è bonificato e tracciato”.

L’udienza per un eventuale rinvio a giudizio è attesa per la primavera del 2022.

Redazione