"Il partito torni a essere casa dei princìpi liberali"
Forza Italia “feudo” di Tajani, l’attacco di Francesca Pascale: “E’ il partito del diktat del ‘non decidiamo nulla’, preferiscono essere soli ma rieletti. Voglio aiutare la famiglia Berlusconi”
Pascale prende spunto del via libera veneto al fine vita — il primo approvato da una Regione di centrodestra — e da lì attacca la guida azzurra: l’astensione dei due terzi dei suoi consiglieri sintomo del principio di libertà di scelta archiviato, la paura del rinnovamento. La conservazione delle posizioni. Con un appello alla famiglia Berlusconi.
Cominciamo con un tema a lei caro, i diritti civili. In Veneto il fine vita è diventato legge, per la prima volta in una Regione governata dal centrodestra. Ma due terzi dei consiglieri di Forza Italia si sono astenuti.
«A mio avviso l’astensione di due terzi di Forza Italia è imbarazzante; politicamente è quello che ci sta dicendo oggi Forza Italia con la guida attuale: si astiene su ogni cosa, manca di coraggio, perché piuttosto che insistere sui temi liberali e quindi essere se’ stessa preferisce sopravvivere nello stallo del niente, perché è ‘l’unico modo per mantenere in vita i vertici. Tutto questo appartiene alla vecchia politica, quella politica che Silvio Berlusconi combatteva. Oggi, con l’attuale classe dirigente Forza Italia ha perso ogni valore per il quale combatteva in origine».
Con quali conseguenze?
«Si vede nei sondaggi, addirittura la destra estrema sta avanzando. Vannacci: nonostante io non stimi la sua linea politica, lo giudico un bravo comunicatore, e mi fa molto male rilevare che sia addirittura superiore al partito fondato da chi ha inventato la moderna comunicazione politica. Penso che Tajani sia stato sicuramente un soggetto politico rispettabile, però il tempo della sua segretaria è scaduto. E non lo dico io: lo dicono i sondaggi, lo dicono tanti nostri giovani che non hanno più fede nella linea politica».
I diritti civili sono sempre stati una bandiera liberale di Forza Italia. Zaia stesso dice che dovrebbero essere una no fly zone per la politica.
«È così, condivido. Silvio Berlusconi, in tempi più difficili, aveva saldissimo il principio del libero arbitrio. Oggi con Tajani abbiamo invece il diktat, il no che appartiene al non voler decidere, non a decidere. I nostri valori sono chiari, quindi anche il rispetto della vita, ma è fondamentale però lasciare possibilità di una scelta personale libera. E voglio sottolineare una cosa: li risultato del Veneto di cui abbiamo parlato all’inizio è un grandissimo passo avanti, e mette a tacere anche quelle Regioni guidate dalla sinistra che dicono, però non fanno».
Lei ripete spesso che certi temi non possono essere monopolio della sinistra.
«Come la sicurezza non può essere un monopolio della destra. I temi che appartengono alla società tutta non hanno una bandiera politica. Invece oggi siamo divisi tra il vannaccismo estremo, che a me spaventa e dall’altra parte la sinistra estrema, che addirittura difende i terroristi di Hamas. A me manca la Forza Italia liberale, riformista, e mi dispiace che tutte le altre forze liberali e riformiste siano divise».
Che paura c’è dietro tutto questo?
«Non c’è una paura, c’è un progetto, che è quello di tenere in piedi questa Forza Italia. Preferiscono essere soli, ma rieletti, e quindi badare al proprio feudo personale, piuttosto che essere disturbati da persone come me e come tanti altri che vogliono lavorare per quei temi così importanti. Il partito non esiste più: esiste il sogno, esiste la nostalgia, esiste l’amore per Silvio Berlusconi. Hanno avuto perfino il coraggio di fare un tesseramento coatto, tutto per garantire la propria posizione. Ma Forza Italia non è il feudo di qualcuno, è il sogno di tanti, e questo va difeso».
Quello che manca, a questo punto, è il dibattito interno.
«Non c’è, in Forza Italia, perché Tajani non lo vuole. Gestisce lui, con la prospettiva delle future candidature. Prospettiva sempre più fragile, vista la discesa nei sondaggi: le aspettative superano le vere possibilità».
Per convincere chi non è già convinto bisogna però stare dentro le istituzioni. È un obiettivo al quale lei mira?
«Alle istituzioni no, perché non mi sento all’altezza, perché ho contezza di me stessa. Però mi sento in grado di affiancare Forza Italia nella rinascita. Mi trovo proprio in Calabria per un festival, e ho appena incontrato Occhiuto e Cannizzaro: sono valori aggiunti di Forza Italia che possono e devono far parte della rinascita».
Quindi sarà un’attivista, ma non una candidata.
«Io non sarò mai una candidata, perché ci sono persone più brave di me, ma il mio obiettivo è chiedere alla famiglia Berlusconi di prendere parte al corso politico e riconquistare la vivacità persa dall’attuale dirigenza. Parto dalla certezza che la famiglia è legata affettivamente alla creatura fondata da Silvio e credo che i figli faranno di tutto per imprimere una svolta, far tornare forte lo spirto liberale del partito».
Per concludere, torniamo al punto di partenza: perché i diritti civili spaventano così tanto?
«Spaventano chi non li sa capire per il loro valore, quindi la vecchia generazione: sono timorosi e preferiscono non affrontare temi così complessi. Ma se Forza Italia — ritorno sempre al punto di partenza — fosse rappresentata da una generazione nuova, moderna, consapevole, i diritti civili tornerebbero alla casa madre, quindi nella casa di un partito liberale».
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